Oggi è il giorno in cui in Israele si fa memoria dell’Olocausto. Al suono delle sirene il Paese si è fermato per due minuti. Riproponiamo ampi brani di un articolo che Gideon Levy ha scritto per questa occasione e pubblicato da Haaretz. “Israele non sta commettendo un olocausto contro il popolo palestinese. Negli ultimi 19 mesi, tuttavia, ci si è avvicinato a una velocità spaventosa. Questo va detto e oggi deve essere sottolineato ancora di più”.

“Come ogni anno, mi metterò sull’attenti quando suonerà la sirena, e i miei pensieri divagheranno. Passeranno dal ricordo di mia nonna e mio nonno, Sophie e Hugo, i cui nomi ho visto incisi sul muro commemorativo del Vecchio Cimitero Ebraico di Praga, ai ricordi di Gaza, che non mi abbandonano più”.
“Fin da bambino, ho sempre immaginato un grande fuoco che consumava tutto al suono della sirena. Prima della guerra di Gaza, immaginavo gli ebrei che bruciavano al suo interno; quest’anno vedrò anche i bambini bruciati vivi la settimana scorsa nella loro tenda rifugio a Khan Yunis, e con loro migliaia di bambini, donne e uomini che Israele ha ucciso senza pietà”.
Continua, Levy, sgranando alcuni degli orrori consumati a Gaza, solo alcuni tra i tanti che lo spazio è breve, e riprende: “Come non pensare al coraggioso e scioccante articolo di Orit Kamir (Haaretz in ebraico del 22 aprile) sugli israeliani che restano ai margini di questa guerra, cosa che, a suo avviso, nega loro il diritto di lamentarsi di quanto hanno fatto i tedeschi, e come non concordare su ogni sua parola? O all’articolo non meno scioccante di Daniel Blatman sui bambini di Gaza e i figli dell’Olocausto (Haaretz in ebraico del 23 aprile)? Scrive che il giorno in cui sono ripresi i combattimenti a Gaza rimarrà nell’infamia della storia ebraica. Non possiamo che sperare che sia così”.
“Ho studiato l’Olocausto per 40 anni”, ha scritto Blatman. “Ho letto innumerevoli testimonianze sul genocidio più orribile di tutti, quello contro il popolo ebraico e contro altre vittime. Tuttavia, il fatto che avrei letto resoconti di omicidi di massa commessi dallo Stato ebraico che, per una raccapricciante somiglianza, mi ricordano le testimonianze raccolte negli archivi di Yad Vashem – questo non l’avrei potuto prevedere nemmeno nei miei peggiori incubi”.
“Questo non è un paragone con l’Olocausto – continua Levy – ma un terribile avvertimento sulla direzione che stanno prendendo le cose. Non pensarci oggi significa tradire la memoria dell’Olocausto e delle sue vittime. Non pensare a Gaza oggi significa rinunciare alla propria umanità e profanare la memoria dell’Olocausto. È un segnale d’allarme per ciò che deve ancora venire”.
“In Israele, si tende ad affermare che il 7 ottobre sia il peggior disastro che abbia colpito il popolo ebraico dai tempi dell’Olocausto. Questo è, ovviamente, un paragone perverso che sminuisce la memoria dell’Olocausto. Non c’è alcuna somiglianza tra l’attacco omicida e unico del 7 ottobre e l’Olocausto. È ciò che ne è seguito che evoca quel ricordo”.
“A Gaza non ci sono né Auschwitz né Treblinka, ma ci sono campi di concentramento. C’è anche la fame, la sete, il trasferimento forzato di persone da un luogo all’altro come fossero bestiame e il blocco dei farmaci. Non è ancora l’Olocausto, ma uno dei suoi elementi fondanti è presente da tempo: la disumanizzazione delle vittime che prese piede tra i nazisti sta ora dilagando con tutta la sua forza anche in Israele”.
“Dalla ripresa della guerra, a Gaza sono stati uccisi circa 1.600 palestinesi. Un bagno di sangue, non una guerra. Sta accadendo non lontano dalle nostre case, perpetrato dai nostri figli migliori. Sta accadendo nel silenzio e nella nauseante indifferenza della maggior parte degli israeliani” [e del mondo ndr.].
“Il vincitore del Premio Israele, Ariel Rubinstein, ha pubblicato un articolo profondo e stimolante (Haaretz in ebraico del 22 aprile), nel quale ha spiegato perché quest’anno si metterà sull’attenti per il suono della sirena. “Mi metterò sull’attenti e penserò a mia nonna e a mio nonno, ma soprattutto a Gaza”. Nulla da aggiungere.

