Il primo a essere vaccinato contro il coronavirus è stato Kazuhiro Araki, direttore del Tokyo Medical Center, uno degli otto ospedali presenti nella capitale del Giappone. Il signor Araki, tra i 40mila operatori sanitari a cui il governo ha dato la massima priorità vaccinale, ha ricevuto il siero realizzato da Pfizer-BioNTech. Le dosi, due sono quelle previste dall’antidoto in questione, verranno somministrate a tre settimane di distanza l’una dall’altra. È iniziata così la campagna di vaccinazione del Giappone, a oltre due mesi di distanza dal semaforo verde sancito da Regno Unito, Stati Uniti ed Europa. Tokyo è partita in ritardo non per disguidi organizzativi o problemi di chissà quale tipo.
Oltre alla carenza globale di dosi, un aspetto non da poco che ostacola la rapida diffusione degli antidoti in tutto il mondo, bisogna considerare i rigorosi requisiti richiesti da molte nazioni asiatiche nell’adozione dei vaccini, soprattutto quelli prodotti all’estero. Servono approfondimenti, analisi e studi specifici, e soltanto dopo questi step può scattare il via libera. Come se non bastasse, il Giappone, secondo Paese asiatico a lanciare un piano sanitario dopo la Cina, deve fare i conti con un’incidenza della pandemia di Covid-19 ben diversa da quella rilevata in altri Paesi..
Contagi in calo
Ad oggi, si contano 418mila infezioni e poco più di 7mila morti. Un’inezia se paragoniamo questi dati con quelli registrati in Occidente, dove quasi tutti gli Stati sono stati travolti da contagi e decessi. In Oriente l’epidemia è stata molto più limitata grazie alle misure adottate dai vari governi e al rigore adottato dalla comunità. Un picco di nuovi casi registrato alla fine del 2020 ha spinto il governo giapponese a imporre lo stato di emergenza, ancora in vigore a Tokyo e in altre parti del Paese fino al prossimo 7 marzo.
Il provvedimento implica la chiusura di bar e ristoranti entro le 20 e suggerisce alle persone di non spostarsi se non per motivi necessari. Il piano ha funzionato e sta funzionando, visto che i contagi sono in diminuzione da giorni e, sempre da giorni, non superano i 2mila casi quotidiani. Per capire meglio l’efficacia dell’operato del Giappone – già eccellente, nonostante alcune polemiche – nello stroncare sul nascere le prime due ondate, la scorsa primavera e in estate, basta dare un’occhiata ai grafici. La curva epidemiologica mostra un picco a metà gennaio, e poi una rapida discesa.
Il piano di vaccinazione del Giappone
In ogni caso, il Giappone ha le idee chiare su come immunizzare la propria popolazione. L’obiettivo è quello di vaccinare circa 3,7 milioni di operatori sanitari a partire da marzo, e 36 milioni di persone over 65 da aprile. A quel punto, ha sottolineato il Japan Times, il programma si estenderà alle cosiddette categorie di rischio: chi ha condizioni pregresse e chi lavora con gli anziani. Infine toccherà al resto dei cittadini.
Anche se Tokyo ha stretto accordi con tre case farmaceutiche per acquistare dosi del vaccino sufficienti a coprire i suoi 126 milioni di abitanti, fino a questo momento soltanto il siero di Pfizer-BioNTech è stato autorizzato, mentre AstraZeneca ha ufficialmente presentato una richiesta di approvazione. Tornando alla campagna di vaccinazione, secondo quanto riferito dall’agenzia Kyodo News, ogni comune giapponese adotterà il proprio approccio. C’è chi sta allestendo appositi siti per effettuare vaccinazioni su larga scala, come auditorium e palestre, chi preferisce puntare su cliniche locali, e chi unirà le due opzioni. I vaccini saranno gratuiti per tutti, interamente finanziati dal governo anche per i residenti stranieri.
Il rilancio e le Olimpiadi
Se le restrizioni e il distanziamento sono ottimi strumenti per contenere il Covid, i vaccini possono essere equiparati all’arma finale per sconfiggere definitivamente il virus e riportare il Giappone alla normalità. Da questo punto di vista, le Olimpiadi di Tokyo, in programma dal 23 luglio all’8 agosto, dovranno essere lo spartiacque tra ciò che era e ciò che sarà. Organizzatori e autorità stanno lavorando al meglio per allestire lo scenario migliore.
Al momento, le misure prese da Tokyo hanno consentito di limitare i danni, tant’è vero che la disoccupazione giapponese è salita al 2,9% contro il 2,1% di un anno fa. Il definitivo successo del governo giapponese nella lotta al Sars-CoV-2 passerà quindi anche dalla campagna di vaccinazione. Che, per i motivi descritti, non necessariamente finirà prima delle Olimpiadi. L’importante è salvaguardare la sicurezza dei cittadini. La strada è tracciata.
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