Sono night club diffusissimi in Giappone. Impiegano personale, o maschile o femminile, per rivolgersi a clienti del sesso opposto in cerca di conversazioni, attenzioni o drink da consumare in dolce compagnia. Si chiamano hostess club se le intrattenitrici sono dolci donzelle che hanno come target uomini di ogni età affamati di complimenti e comprensione. Diventano host club se invece gli addetti sono ragazzi tirati a lucido e i bersagli da attrarre coincidono con insospettabili signore e signorine.
Nonostante siano night club non lasciatevi ingannare: al loro interno il sesso e gli “argomenti sconci” sono proibiti da rigidi regolamenti. Locali del genere, infatti, rientrano nel cosiddetto mizu shobai, ovvero il settore dell’intrattenimento notturno, e rispondono a politiche chiare e nette: nessun cliente può “toccare” gli host o le hostess, né possono iniziare conversazioni private o a tema sessuale. Chi lo fa viene subito rimosso dalla sicurezza. Certo, esistono versioni più hot di questi club, dove agli avventori è permesso toccare il loro host/hostess (ma soltanto sopra la vita), tentare di dare baci o parlare di temi tabù, ma non sono i più comuni.
Gli host/hostess club sono ufficialmente locali di ristorazione e intrattenimento regolamentati dal Business Affecting Public Morals Regulation Act, che proibisce qualsiasi forma di contatto sessuale tra dipendenti e clienti, oltre ad altre norme nazionali.

La moda degli host/hostess club
Ma perché andare in un locale, e pagare tantissimo, soltanto per parlare con un cameriere, e per di più evitando tematiche piccanti e qualsiasi approccio sentimentale?
Nel caso degli host club, le clienti di solito cercano intimità psicologica e una pausa dalla quotidianità. Gli host, uomini ben vestiti, spesso truccati come le star del K-pop, non chiedono mai quanti anni abbiano le clienti o cosa facciano nella vita. Danno loro attenzioni, mettono in fila complimenti e lusinghe, e riempiono i bicchieri di alcol. Lo stesso accade negli hostess club, solo che in quel caso i ruoli si invertono: a dirigere le danze sono hostess e gli avventori uomini.
In entrambi i casi, il sesso è bandito ma potrebbe accadere altrove e in altri momenti. In ogni caso, decine di migliaia di ragazzi e ragazze lavorano in questo settore controverso. I prezzi dei servizi? Variano a seconda del prestigio del locale. A Kabukicho, il “quartiere a luci rosse” più famoso di Tokyo, un’ora e mezza in un host club può arrivare intorno ai 200 dollari. Molto, però, dipende da quanto e cosa il cliente intende bere. Locali del genere servono bevande con prezzi fortemente maggiorati. Un esempio? C’è chi fa pagare una bottiglia di acqua minerale anche più di 40 dollari.

La ribalta dei club per donne
Negli ultimi anni sono saliti alla ribalta gli host club. La loro crescente popolarità è in parte spiegata da un paio di statistiche: oltre il 60% delle donne giapponesi di età compresa tra i 20 e i 30 anni non sono sposate – il doppio rispetto alla metà degli anni ’80 – mentre più di un terzo degli adulti non sposati di età compresa tra i 20 e i 49 anni non ha mai avuto una relazione.
Un altro fattore rilevante è il legame che si viene a creare tra l’host, che in alcuni casi sono diventati vere e proprie celebrità che compaiono in programmi televisivi e su cartelloni pubblicitari, e il cliente, folgorato da personaggi del genere come se fossero artisti famosi.
Gli host club, ha spiegato l’Economist, sono stati accusati di sfruttamento. Il motivo? Molti fanno pagare troppo per le bevande e manipolano i clienti per accumulare conti enormi. Lo scorso 20 maggio, ha riportato il Japan Times, la Tokyo Metropolitan Public Safety Commission ha chiuso le porte del LOVE, un host club di Kabukicho.
L’host, inteso come l’addetto principale del posto, è stato arrestato con l’accusa di aver favorito la prostituzione della sua cliente dopo averla fatta indebitare per 10 milioni di yen (oltre 70mila euro) utilizzando il sistema di vendita a credito. Si chiama urikakekin e funziona così: prevede che un host si offra di farsi carico delle enormi commissioni dei clienti per servire loro bevande e servizi, appunto, venduti a credito.
Il conto si accumula, costringendo alcune clienti anche a prostituirsi pur di saldare i propri debiti. Sebbene il sistema di pagamento non sia illegale, una protesta nazionale ha recentemente spinto le autorità a proporre ulteriori restrizioni per queste attività commerciali.

