Georgia in stile Russia, entra in vigore la legge anti-Lgbt

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Il presidente del Parlamento della Georgia, Shalva Papuashvili, ha firmato e promulgato una legge che vieta quella che viene definita “propaganda LGBT“, seguendo l’esempio della controversa normativa approvata in Russia nel 2013. La proposta era stata presentata a marzo da Sogno Georgiano, il partito al potere dal 2012. Il tutto accade in prossimità delle elezioni legislative in programma il 26 ottobre.

La legge è stata approvata nonostante la contrarietà dalla presidente filo-occidentale Salome Zourabichvili, ormai lungamente in contrasto con la maggioranza parlamentare, che aveva rifiutato di ratificarla. La legge è stata modellata sulla base della legislazione introdotta dalla Russia, che vieta la diffusione di informazioni che potrebbero essere interpretate come promozione di relazioni non eterosessuali ai minori.

Lo scopo è vietare quella che viene definita “propaganda delle relazioni omosessuali e dell’incesto” nelle scuole e nelle trasmissioni televisive. Inoltre, la legge rende illegali le operazioni per il cambio di sesso e le adozioni da parte degli omosessuali. Come nel caso russo, i promotori della legge in Georgia giustificano la normativa affermando che ha lo scopo di “proteggere i valori tradizionali e la moralità” del Paese, prevenendo una presunta influenza negativa sui giovani.

In termini pratici, la legge prevede restrizioni significative sulla rappresentazione pubblica dell’omosessualità, impedendo ad esempio la diffusione di materiali educativi o culturali che includano contenuti LGBT nelle scuole, nei media o negli eventi pubblici. Inoltre, potrebbe essere vietata la promozione di campagne a favore dei diritti LGBT, comprese le manifestazioni pubbliche come i Pride, che in Georgia già affrontano difficoltà logistiche e di sicurezza.

La legge è stata approvata a settembre durante una votazione boicottata dalle opposizioni e criticata dalle organizzazioni per i diritti umani, in particolare per l’equiparazione tra omosessualità e incesto presente nella sua formulazione. L’Unione Europea ha reagito all’emanazione del disegno di legge sospendendo i negoziati di adesione all’UE, mentre gli Stati Uniti hanno optato per l’avvio di una “revisione completa” delle relazioni con la Georgia.

Questo tipo di legislazione ha effetti devastanti sulla libertà di espressione e sui diritti civili delle persone LGBT, poiché limita il dibattito pubblico e il riconoscimento della diversità sessuale. Come già avvenuto in Russia, c’è il rischio concreto che la legge possa creare un ambiente ancora più ostile per le persone non eterosessuali, alimentando discriminazioni, violenze e abusi.

Il contesto politico e le influenze esterne

La Georgia è un Paese complesso, situato tra Europa e Asia, con una storia segnata da forti tensioni geopolitiche. Da un lato, il governo e gran parte della popolazione guardano all’Unione Europea e alla NATO come modelli di riferimento per lo sviluppo economico e la democrazia. Dall’altro lato, la Russia continua a esercitare una forte influenza politica e culturale, soprattutto nelle regioni secessioniste dell’Abkhazia e dell’Ossezia del Sud, che sono state al centro di conflitti armati nel recente passato.

Questa nuova legge rappresenta in parte un tentativo di rafforzare il legame della Georgia con la Russia sul piano culturale e ideologico, in contrasto con i valori liberali promossi dall’Occidente. Il Governo georgiano, pur non dichiarando esplicitamente di seguire l’agenda russa, sembra muoversi in una direzione simile, cercando di placare le fazioni più conservatrici e ortodosse del Paese. Questo ha portato a una crescente divisione interna tra i cittadini che desiderano un’adesione più stretta ai principi europei di diritti umani e democrazia liberale, e coloro che invece preferiscono mantenere una visione più tradizionalista e “autenticamente georgiana” della società.

Le pressioni esterne da parte della Russia, insieme all’influenza della Chiesa ortodossa georgiana, rappresentano quindi due forze fondamentali che stanno orientando il Paese verso una posizione conservatrice su temi come i diritti LGBT. La Chiesa ortodossa ha un’influenza profondissima nella società georgiana e ha apertamente appoggiato la legge, descrivendo l’omosessualità come un “peccato” e definendo la promozione dei diritti LGBT come una minaccia per l’identità nazionale e religiosa.

L’approvazione della legge ha provocato una reazione immediata da parte della comunità LGBT e dei loro sostenitori. Le proteste si sono svolte nella capitale, Tbilisi, e in altre città del Paese, con persone che sono scese in piazza per denunciare quella che considerano una grave violazione dei diritti umani. Il governo ha cercato di minimizzare l’impatto delle proteste, sostenendo che la legge non discrimina le persone LGBT, ma è piuttosto un tentativo di “proteggere i minori”. Tuttavia, gli oppositori politici e le organizzazioni internazionali per i diritti umani, come Amnesty International e Human Rights Watch, hanno condannato duramente la normativa, accusando il Governo georgiano di favorire un’ideologia repressiva e discriminatoria.

Quali scenari si prospettano

La Georgia si trova ora a un bivio cruciale. Da una parte, le aspirazioni europee del Paese rischiano di essere compromesse da questa legislazione, in quanto l’Unione Europea ha chiaramente espresso la propria opposizione a qualsiasi forma di discriminazione basata sull’orientamento sessuale. La legge contro la “propaganda LGBT” potrebbe rallentare o addirittura bloccare i negoziati per l’ingresso della Georgia nell’UE, un obiettivo politico perseguito dalla nazione da oltre un decennio.

Dall’altra parte, c’è il rischio che il Paese possa scivolare sempre di più verso una forma di autoritarismo conservatore, con una crescente repressione delle minoranze e una limitazione della libertà di espressione. Le forze politiche conservatrici stanno guadagnando terreno, alimentate da un crescente nazionalismo e dalla paura di un’invasione culturale da parte dell’Occidente. Queste dinamiche ricordano molto la traiettoria intrapresa dalla Russia negli ultimi anni, che ha visto un progressivo allontanamento dai valori democratici e liberali in favore di un sistema politico sempre più autoritario e repressivo.