Gaza, matrimoni precoci e spose bambine in aumento del 123%: l’altro dramma della guerra

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Prima dello scoppio del conflitto nell’ottobre 2023, nella Striscia di Gaza si registrava un progresso costante nella riduzione dei matrimoni precoci. Secondo le analisi del Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione (UNFPA), il tasso di ragazze sposate prima dei 18 anni era passato dal 26% all’11% tra il 2009 e il 2022, rivelando un netto miglioramento delle condizioni di vita di donne e giovani donne. Anche il Bureau Centrale di Statistica Palestinese registra un trend simile, seppure riporti dati meno soddisfacenti che identificano le donne minorenni sposate al 17,8% nel 2022.

Tuttavia, la guerra e le conseguenze umanitarie che ne derivano hanno invertito questa conquista sociale, segnalando un aumento del fenomeno del 123% secondo i rapporti UNFPA, menzionati dalla BBC in un report pubblicato il 23 settembre che richiama l’attenzione sull’età delle spose, compresa tra i 12 e i 17 anni. Il dato, relativo ai casi segnalati, potrebbe inoltre non restituire l’entità reale del fenomeno, considerando che molti matrimoni non vengono formalmente registrati.

Quando sposarsi diventa sopravvivere

Il drastico aumento di matrimoni precoci o forzati riflette le condizioni di povertà estrema e di fragilità sociale. Fattori che contribuiscono a creare una realtà in cui le vittime, come in molti conflitti contemporanei, sono principalmente civili, donne e bambini. Il costo della vita nella Striscia è iperinflazionato e il prezzo del mahr (dote matrimoniale) è stato abbattuto dalla guerra, portando le famiglie ad accettare cifre irrisorie pur di far sposare le figlie e racimolare pochi shekel. In alcune testimonianze raccolte, l’unione in matrimonio viene percepita come un trasferimento di responsabilità economica della ragazza al coniuge. Ciò comporta un sollievo economico per la famiglia, che si ritroverà con una bocca in meno da sfamare: con il matrimonio, la coppia viene registrata come nuovo nucleo familiare dalle agenzie umanitarie e quindi creditore di nuove razioni alimentari e di una tenda in cui vivere. 

In un contesto segnato da povertà, assenza di strutture igienico-sanitarie private e scuole sovraffollate, il singolo individuo diventa minaccia ed il timore si trasforma in esigenza di protezione, la cui massima espressione si riflette proprio nei matrimoni combinati tendenzialmente stipulati dai padri con l’intento di affidare le figlie alle cure di un protettore, un marito. In altri casi segnalati dai report, invece, l’unione avviene per conservare l’onore della giovane vittima di stupro, e la figlia viene data in sposa proprio al suo aggressore nel tentativo di evitare scandali e di preservare la dignità della famiglia. Una circostanza ambigua, ma più prossima alla nostra tradizione di quanto vorremmo credere: è giusto ricordare che il matrimonio riparatore, in Italia, è stato abolito solamente nel 1981. Eppure, anche sotto le bombe ed i palazzi che crollano, preservare la dignità femminile tramite il controllo della donna sembra equivalere ad una priorità che trascende le dinamiche belliche.  

Non mancano le testimonianze in cui viene raccontato che, quando un caso di violenza sessuale viene scoperto nei rifugi scolastici, per fare un esempio, “il giorno dopo si assiste a matrimoni e festeggiamenti all’interno della scuola”.

Una figlia in cambio di cibo o di un riparo

Il documento di UNFPA I want to feel safe again, pubblicato il 17 settembre 2026, raccoglie le testimonianze di 230 donne attraverso 16 focus group condotti tra dicembre 2025 e gennaio 2026 nei campi di sfollamento di Gaza City e Khan Younis. Tra i vari casi, viene riportato un episodio straziante ma emblematico della realtà vissuta da alcune famiglie. La testimonianza racconta di una ragazza di 14 anni, data in sposa dal padre in cambio di due pacchi di farina che sarebbe serviti per sfamare gli altri figli. Un evento al limite della comprensione umana, si potrebbe pensare, eppure altre sei ragazze partecipanti all’inchiesta hanno raccontato episodi analoghi. Allo stesso modo, si racconta di come donne divorziate o madri sole abbiano acconsentito a sposare le figlie minorenni ai figli di uomini che offrivano loro una tenda, o semplicemente un luogo “sicuro”.

La logica dello sgravio economico si fa ancora più spietata quando a decidere del destino delle adolescenti non sono i genitori, ma i parenti estesi chiamati a farsi carico di chi ha perso tutto. Le adolescenti rimaste orfane a causa degli attacchi israeliani rappresentano uno dei gruppi più vulnerabili ed esposti allo sfruttamento e ai matrimoni forzati: senza la protezione dei genitori, spesso la loro tutela passa nelle mani del maschio più prossimo della famiglia, che di solito percepisce la ragazza come un ulteriore ed insostenibile peso economico. Anche in questo caso, può capitare che la giovane venga data in moglie per alleggerire il peso finanziario che altrimenti comporterebbe.

Senza casa, senza privacy, senza protezione

La questione securitaria si intreccia inevitabilmente con i continui ordini di evacuazione che hanno costretto la popolazione di Gaza a sfollamenti ripetuti, spezzando le reti tradizionali di protezione comunitaria e costringendo i civili alla separazione con il proprio nucleo famigliare. Talvolta, le donne sono costrette a vivere in contesti sconosciuti e in prossimità di estranei. In particolare, i campi di sfollamento a Gaza City e Khan Younis, che da soli ospitano oltre 1,1 milioni di sfollati, di cui più di 580.000 sono donne e ragazze, sono caratterizzati da un sovraffollamento estremo e da rifugi di fortuna, del tutto privi di porte o serrature e quindi inadatti a garantire privacy o protezione. I bagni sono spesso condivisi e costituiscono uno dei luoghi in cui il rischio di aggressione è maggiore, così come i punti di raccolta dell’acqua in cui gli uomini approfittano della calca data dalla competizione per la risorsa per palpeggiare o aggredire le donne. 

A Gaza il sistema sanitario è collassato, le scuole sono state distrutte o convertite in rifugi e l’apparato giudiziario è stato compromesso. In questo scenario, la possibilità di denunciare gli abusi è stata drasticamente ridotta e gli aggressori rimangono pressoché impuniti, consapevoli che nessuno andrà mai a prenderli. 

Fonti

https://apnews.com/article/israel-palestinians-hamas-war-poverty-early-marriage-takeaways-ba4f8b0020d9c0d3d5283c8552044ee2

https://www.bbc.com/news/articles/c94gm7dp40y0o

https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S0277539525000305

UNFPA, I Want to Feel Safe Again: The Drivers of Gender-Based Violence in Gaza, September 2026.