Dopo Winston Churchill e Cristoforo Colombo ora anche il Mahatma Gandhi finisce nel mirino del movimento antirazzista internazionale Black lives matter che, tra le altre cose, mira ad abbattere e sfregiare le statue e i monumenti che ricordano o celebrano figure storiche macchiatesi di pensieri o gesti razzisti nei confronti degli africani e degli afroamericani.

L’accusa di razzismo nei confronti di Gandhi, e la volontà di mettere in discussione la figura di uno dei simboli della decolonizzazione e della resistenza non violenta, non è però una notizia delle ultime ore. Già nel 2018 infatti, una statua che ritraeva il leader dell’indipendenza indiana era stata rimossa dal cortile del campus universitario di Accra in Ghana. All’epoca studenti e docenti lanciarono una petizione e una campagna, #Ghandimustfall, per chiedere che venisse tolta dall’ateneo la scultura che rappresentava una personalità che in gioventù rivelò sentimenti razzisti nei confronti degli africani. Intellettuali e promotori della protesta spiegarono che il Mahatma, durante il periodo che trascorse in Sudafrica lavorando come avvocato, parlò in termini dispregiativi degli africani definendoli selvaggi e inferiori. Accuse queste che hanno fondamenta storiche come hanno spiegato gli accademici sudafricani Ashwin Desai e Goolam Vahed nel loro libro ”The Souht-African Gandhi” nel quale raccontano gli anni sudafricani, dal 1893 al 1914, del padre dell’India moderna. E pure il nipote del Mahatma, Rajmohan Gandhi, biografo ufficiale del nonno, confermò le accuse dichiarando però: ”All’epoca dei viaggi in Africa, da giovane, Gandhi nutriva dei pregiudizi. Era un essere umano e come tale imperfetto. Nonostante ciò era più radicale e progressista della maggior parte dei suoi compatrioti”.

Oggi, a seguito del movimento Black lives matter e sull’onda emotiva della guerra alle statue che sta travolgendo tutto il mondo, da Washington a Milano e da Londra a Bruxelles, la questione relativa al razzismo di Gandhi è ritornata ad affacciarsi in modo prepotente e in Gran Bretagna è stata lanciata una petizione, che al momento ha superato le 6mila firme, per rimuovere una statua del Mahatma a Leicester. Nella petizione la figura del Mahatma viene descritta come un ”fascista, razzista e predatore sessuale”, ma la proposta di rimuovere una delle tre statue presenti nel Regno Unito che celebrano l’icona della lotta al colonialismo britannico, ha fatto insorgere alcuni intellettuali come il professore di Storia indiana all’Università di Oxford, Faisal Devji che ai microfoni della BBC ha così commentato l’iniziativa: ”Sembra surreale dover elencare le molte cose che Gandhi ha fatto. È un uomo fallibile, come lo sono tutti gli uomini, ma equipararlo ai proprietari di schiavi, è un po ‘troppo”. Non è stato il solo a indignarsi per la petizione, a Leicester un gruppo di cittadini ha realizzato infatti una catena umana in difesa della statua per proteggerla da eventuali atti vandalici. Ma se ad oggi, nel Regno Unito, la scultura non è stata danneggiata, non è successo lo stesso negli Stati Uniti. A Washington, il monumento dedicato al Mahatma è stato infatti imbrattato con della vernice arancione e ricoperto di scritte ingiuriose.

La lista quindi delle personalità storiche travolte dalla protesta iconoclasta si allunga e dal momento che, oltre a schiavisti e confederati, sono finiti sotto i colpi di bombolette spray e pennelli anche Churchill, Cristoforo Colombo, Giulio Cesare e Gandhi, risulta difficile, a questo punto, prevedere chi sarà e per quale motivo il prossimo personaggio storico ad essere colpito da insulti e vernice.

È un momento difficile
STIAMO INSIEME