Nessuno potrà più entrare o uscire dall’Australia fino alla fine del 2021 quando, probabilmente, sarà pronto un vaccino anti coronavirus. Il governo australiano ha scelto la linea dura per contrastare la diffusione del Covid-19, blindando le frontiere finché non sarà disponibile un antidoto per debellare la malattia. Poco importa se le stime più recenti parlano di perdite dal valore di miliardi di dollari provocate dalla debacle del settore turistico. E poco importa se nell’intera nazione sono stati registrati “appena” 27.182 contagi e 897 decessi dall’inizio della pandemia.

Il premier Scott Morrison ha scelto la strada della chiusura totale, con pesantissime limitazioni ai viaggi, tanto in entrata quanto in uscita, per 365 giorni. Una durata, questa, a dire il vero variabile e strettamente collegata ai progressi scientifici. A dire il vero l’Australia aveva già rigidamente regolamentato arrivi e partenze dalla scorsa primavera. Imitando per certi versi la Cina, Canberra aveva attuato misure rigidissime: quarantena (a spese del singolo) in un hotel per tutti coloro che rientrano dall’estero, seguita dal rientro presso le rispettive abitazioni soltanto in assenza di complicazioni mediche. Non solo: il governo aveva pure imposto un tetto massimo di arrivi giornalieri.

La stretta di Canberra

A quanto pare la rigida politica sanitaria adottata è stata confermata e, per certi versi, implementata. Il ministro del Tesoro australiano, Josh Frydenberg, è stato chiarissimo: i confini rimarranno probabilmente “in gran parte chiusi fino alla fine del prossimo anno”. Parlando al National Press Club, Frydenberg ha spiegato che i viaggi internazionali saranno banditi per poi tornare gradualmente nel tempo. Detto altrimenti, così come gli australiani non potranno lasciare l’isola, nessuno – neppure gli studenti internazionali – potrà entrare nel Paese.

Il piano dell’Australia è abbastanza evidente: resistere, limitando i danni, fino all’arrivo del vaccino. Secondo Frydenberg, entro la fine del 2021, sarà disponibile un antidoto capace di debellare il Covid. La speranza di Canberra è avere 3,8 milioni di dosi del vaccino Oxford-AstraZeneca, oggi in fase avanzata, nei primi mesi del prossimo anno. Nel piano del governo guidato da Morrison, i primi destinatari dell’antidoto saranno gli australiani vulnerabili e gli operatori sanitari. “Abbiamo fatto ogni cosa possibile per dare all’Australia la migliore possibilità di avere un vaccino”, ha aggiunto il ministro Frydenberg.

Una scommessa rischiosa

La strategia dell’Australia è una scommessa molto rischiosa. La stretta del governo andrà infatti a impattare sul settore turistico, allo stremo dopo mesi di pandemia. Per Frydenberg le misure temporanee contenenti nell’ultimo bilancio nazionale saranno in grado di attutire il colpo, creando posti di lavoro e guidare l’economia del Paese. Eppure i numeri che circolano in queste ore fanno tremare i polsi: negli ultimi sei mesi, a causa del blocco del turismo, sono evaporati come neve al sole 20 miliardi di euro. Basti pensare che nel 2019 l’Australia aveva accolto quasi 9 milioni di viaggiatori stranieri, per lo più provenienti da Stati Uniti, Cina e Nuova Zelanda.

A proposito di Nuova Zelanda, nei giorni scorsi il governo australiano e quello neozelandese avevano raggiunto un accordo che dava il via libera alla creazione di una sorta di “bolla trans-tasmanica“. Dal 16 ottobre i due Paesi avrebbero dovuto riaprire i rispettivi confini, chiusi dallo scorso marzo. Se la decisione dovesse essere confermata, nonostante l’ultima stretta, solo per i cittadini neozelandesi sarà possibile viaggiare verso l’Australia senza alcuna restrizione né quarantena. Certo è che la scommessa di Morrison ha attirato critiche e polemiche: c’è chi – come il Telegraph – ha scritto che la strategia australiana di “imprigionare i propri cittadini fino all’arrivo di un vaccino” sia “illiberale” e “ingenua”. Staremo a vedere se la mossa di Canberra produrrà o meno risultati sperati.

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