L’obiettivo non cambia: immunizzare un milione di persone entro la fine di gennaio (26 milioni entro l’estate). E questo anche se la campagna di vaccinazione è partita a rallentatore, scatenando mille polemiche e perfino le ire di Emmanuel Macron. La Francia ha somministrato la prima dose del siero Pfizer-BioNTech il 27 dicembre, in occasione del V-day. All’ospedale René-Muret di Sevran, non distante dal cuore di Parigi, le telecamere hanno immortalato lo storico momento nel quale Mauricette, 78enne ed ex collaboratrice domestica, ha ricevuto l’antidoto in diretta televisiva.

Da lì in poi, tutto avrebbe dovuto essere in discesa, vista anche l’ingente dose di vaccini ricevuta dalla Francia. Parigi, infatti, aveva ricevuto ben 19.500 dosi a fronte delle appena 9.750 unità avute dall’Italia e dalla maggior parte dei Paesi europei. A quanto pare qualcosa è però andato storto. I numeri del primo gennaio parlavano chiaro: appena 516 persone vaccinate con la prima dose. Nello stesso lasso di tempo, si registravano 944.549 vaccinati nel Regno Unito, 238.809 della Germania e 114.349 dell’Italia. Una situazione insostenibile per Macron, contrariato per il pessimo risultato raggiunto ma anche ferito nell’orgoglio. Il ministro della Salute, Olivier Véran, ha promesso al presidente di accelerare. Ma, a distanza di dieci giorni, poco o niente sembra cambiato.

Vaccinazione a rilento

In un primo momento la vaccinazione era riservata soltanto agli anziani ricoverati nelle case di riposo. In seguito, è stata estesa anche agli operatori sanitari over 50 e, prima della fine di gennaio, a tutti gli over 75. La road map sembra ben fissata, così come gli ordini dei vaccini. Da qui all’autunno, la Francia riceverà 30 milioni di dosi del vaccino Pfizer-BioNTech; Parigi ne ha pure ordinate 24 milioni da Moderna nel corso del 2021. Ci sono tuttavia degli ostacoli che stanno inesorabilmente rallentando la campagna di vaccinazione sognata da Macron. Innanzitutto dobbiamo citare la burocrazia. Al momento servono circa cinque giorni, in media, per raccogliere il consenso degli anziani (o dei tutori), necessario affinché i pazienti, spesso affetti da malattie debilitanti, siano vaccinati; un tempo giudicato troppo lungo.

Dopo di che le autorità devono fare i conti con il diffuso scetticismo della popolazione, con il 58% dei francesi che non avrebbe alcuna intenzione di vaccinarsi. Infine, sul lato strutturale, servono più centri vaccinali per velocizzare l’iniezione degli antidoti. A questo proposito, è stata annunciata l’apertura di quasi 500 centri, che potrebbe arrivare a comprenderne 600. Rispetto al primo gennaio 2021, qualche piccolo passo in avanti si è visto. Eppure, gli 80mila vaccinati (dati aggiornati all’11 gennaio) non bastano alla Francia per aggiustare uno scenario alquanto complicato. Dando un’occhiata alle classifiche che tengono conto delle vaccinazioni effettuate su scala globale, possiamo notare come Parigi abbia iniettato meno dosi di Romania (108.294), Danimarca (114.926), Polonia (200.022), Spagna (277.976), Germania (532.878) e Italia (643.219) e Israele (oltre un milione).

La burocrazia sanitaria

Il governo francese è finito nell’occhio del ciclone per la lentezza mostrata nel vaccinare la popolazione. O meglio: a finire nel mirino è la burocrazia sanitaria, appesantita da un’eccessiva centralizzazione. “È irresponsabile oggi continuare a decidere, organizzare e gestire la Francia in questo modo”, ha dichiarato Jean Rottner a Le Figaro. Rottner, presidente della Regione Grand Est, una delle più colpite dalla pandemia, ha definito quanto sta accadendo “uno scandalo di Stato”. Detto in altre parole, secondo lo stesso Rottner, il fatto che tutto o quasi venga deciso nei palazzi del potere parigini, senza coinvolgere a dovere i territori locali, sarebbe un elemento di grave inefficienza.

Le richieste di Rottner sono emblematiche: “Chiedo di consentire alle collettività locali, quando lo stock europeo sarà terminato, di poter ordinare autonomamente i vaccini e di poterli mettere a disposizione della nostra popolazione”. Dicono che Macron sia letteralmente infuriato per questa lentezza inaspettata. La prova più evidente del suo stato d’animo era ben rispecchiato dal duro sfogo rilasciato al Journal du Dimanche: “Siamo su un ritmo da passeggiata in famiglia, non è né all’altezza del momento né all’altezza dei francesi. La situazione deve cambiare in modo radicale, e velocemente. C’è stata una lentezza ingiustificabile”. Parigi deve accelerare.

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