Francia, la gestione del coronavirus è fuori controllo

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Con l’arrivo della seconda ondata della pandemia di coronavirus, la Francia si è contraddistinta per essere il Paese più colpito a livello europeo dall’aumento del numero dei contagiati. Costantemente sopra quota 15mila contagi giornalieri già nella scorsa settimana, tra sabato e domenica sono stati oltre 35mila i nuovi positivi per i quali si sono rese necessarie le ospedalizzazioni e le misure di quarantena. E in questo scenario, la situazione sembra purtroppo destinata ancora a peggiorare a causa del trend in aumento che si è potuto notare dai dati della scorsa settimana.

Dalla giornata di martedì ed a seguito degli incrementi dei dati del week end, anche Montpellier e Tolosa entreranno a far parte della cosiddetta “zona di massima allerta”, l’appellativo dato alle ex-zone rosse in questa seconda tornata della crisi pandemica. Dopo Parigi, Marsiglia e Lione, come riportato da Le Monde, anche i due capoluoghi della Francia saranno soggetti alle misure restrittive aggiuntive messe in campo dal governo per arginare la diffusione della pandemia. Tuttavia, gli esiti del piano saranno visibili soltanto a distanza di giorni a causa del periodo anche lungo di incubazione del patogeno e nei prossimi giorni saranno attesi dei nuovi incrementi nei numeri locali di contagiati.

A preoccupare, però, non sono solo i dati relativi ai francesi posti sotto misura di quarantena ma soprattutto le capacità di tenuta del sistema sanitario, messo gravemente in crisi lo scorso inverno e destinato, numeri alla mano, ad affrontare molteplici criticità anche in questa seconda fase di ciclo pandemico. Dopo il Nord, infatti, anche il Sud della Francia inizia a vedere le proprie terapie intensive sempre più occupate, con l’area colorata di rosso che si sta diffondendo a macchia d’olio e che rende critica anche la stesura di un piano di ridistribuzione eventuale dei pazienti che necessitano delle cure fornite dalle terapie intensive.

Tutto ciò avviene in un momento di forte stress per la Francia, con i dati economici che si sono rivelati peggiori rispetto alle stime e con la popolazione che ha accresciuto il numero di proteste nei confronti del governo e del presidente Emmanuel Macron. Lo sfinimento dei francesi di fronte alle ripercussioni della recessione e soprattutto delle misure restrittive ha così raggiunto un nuovo livello e creato una notevole gatta da pelare per le istituzioni di Parigi. In uno scenario che, purtroppo, rischia di inficiare anche le stesse possibilità di contenere efficacemente la diffusione della pandemia di coronavirus nel Paese.

Contrariamente a quanto avvenuto lo scorso inverno, però, la Francia non si è ancora completamente isolata dal resto d’Europa. Questo modus operandi, purtroppo, potrebbe però portare anche alla rapida diffusione della pandemia in quei Paesi che intrattengono fitti rapporti commerciali con Parigi, come l’Italia, il Belgio e l’Olanda (questi ultimi, soprattutto, già alle prese con notevoli difficoltà). E soprattutto, potrebbe contribuire ad un aumento generalizzato dei casi che in passato era stato invece contenuto dalle misure aggiuntive prese nei confronti degli spostamenti transfrontalieri; in uno scenario tutt’altro che positivo per quanto riguarda l’evoluzione di questa seconda ondata della pandemia di coronavirus.