Francia, così l’ultradestra va alla conquista delle Università

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Secondo un’inchiesta congiunta di Disclose, La Topette e Reflets.info, Pierre-Édouard Stérin – miliardario francese ed ex patron di Smartbox – sta investendo milioni per trasformare l’Università Cattolica dell’Ovest (UCO) in un laboratorio di “reconquête” culturale. L’uomo, che vive in Belgio da esiliato fiscale, si autodefinisce missionario di un progetto di “redressement” cristiano e nazionale, battezzato “Périclès”. Il piano, finanziato con 150 milioni di euro in dieci anni, mira a sostenere il Rassemblement National nella conquista di 300 città alle comunali del 2026 e, soprattutto, a riportare l’istruzione “nelle mani giuste”, sottraendola ai cosiddetti “cerveaux de gauche”.

L’Università come terreno di conquista

Con otto campus in Francia e due nelle isole d’oltremare, l’UCO è uno degli atenei privati più prestigiosi del Paese, con oltre 13.000 studenti. È qui che Stérin, attraverso il Fondo John Henry Newman, ha iniziato a finanziare ristrutturazioni, cattedre e convegni sulle “questioni etiche”. Un investimento che per ora è modesto rispetto ai 50 milioni di euro di entrate annuali dell’università, ma destinato a crescere venti volte entro il 2030.

Il punto strategico non è solo economico: chi finanzia può orientare le scelte accademiche. L’ex rettore dell’UCO, Dominique Vermersch, già leader della Comunità dell’Emmanuel – movimento cattolico conservatore – presiede il fondo. È un segnale di continuità ideologica che fa discutere.

L’inchiesta ha identificato almeno 15 docenti con legami diretti con movimenti conservatori o di estrema destra, alcuni già vicini a Philippe de Villiers e agli istituti finanziati da Stérin. C’è chi ha gestito account social a sfondo razzista e chi ha partecipato a raduni di Génération Identitaire. La direzione dell’UCO, pur prendendo provvedimenti in alcuni casi, ha evitato rotture frontali, sostenendo di non essere responsabile delle opinioni pregresse dei propri docenti.

Questa tolleranza si riflette anche nei comportamenti di alcuni studenti: svastiche e croci celtiche sui muri, insulti razzisti e sessisti, episodi di antisemitismo puniti con semplici sospensioni. Solo nel 2025 si è arrivati all’espulsione di uno studente per saluti nazisti.

La dimensione geopolitica e culturale

L’operazione di Stérin va oltre la filantropia: rappresenta un tassello di una strategia di lungo periodo della destra radicale francese per conquistare i luoghi di formazione delle élite. Se il potere politico è conquistabile tramite elezioni, quello culturale richiede radicamento, istituzioni e docenti che trasmettano un certo tipo di valori.

In un’Europa segnata da conflitti identitari, dall’ascesa di partiti sovranisti e da un crescente malcontento verso le élite globaliste, il caso UCO assume rilievo strategico: è il laboratorio in cui si sperimenta la possibilità di “recolonizzare” lo spazio educativo e di riportare in auge una visione cattolica e nazionalista.

Il rischio di una polarizzazione sistemica

Se l’operazione avrà successo, altre Università cattoliche o private potrebbero seguire l’esempio, creando una rete parallela di formazione politica e culturale. Per i movimenti populisti e sovranisti, questo significa preparare la classe dirigente di domani e consolidare il consenso sul lungo periodo.

Il dibattito non riguarda solo l’autonomia universitaria ma il ruolo della cultura come strumento di potere. La questione è se la società francese – e per estensione quella europea – sia pronta a vedere le proprie istituzioni educative diventare terreno di scontro ideologico così diretto.