Dietro l’ultima Champions League sollevata dal Real Madrid, la squadra di calcio spagnola lauratasi campione d’Europa per la quindicesima volta nella sua storia, non ci sono soltanto la classe dei suoi campioni (da Vinicius Jr. a Jude Bellingham, da Toni Kroos a Rodrygo) e la mano del suo allenatore (l’italiano Carlo Ancelotti, l’unico ad aver vinto da tecnico cinque coppe dalle grandi orecchie). Dietro i successi del club più famoso del mondo c’è un uomo che non ama la luce dei riflettori, ma che tutti hanno imparato a conoscere: il presidentissimo Florentino Perez.
Con 34 trofei messi in bacheca in 21 stagioni, Perez, 77 anni e un patrimonio personale di circa 3,9 miliardi di dollari, è il più vincente tra tutti i presidenti del Real Madrid. Ha superato il leggendario Santiago Bernabeu (32) e non ha alcuna intenzione di fermarsi qui. “Questa squadra non si stancherà mai di vincere”, continua a ripetere il tycoon spagnolo, decimo uomo più ricco di Spagna e amministratore delegato della più grande società di costruzioni spagnola, il Grupo ACS, del quale possiede una partecipazione di quasi il 13%. Giusto per capire di cosa stiamo parlando, nel 2022 l’azienda in questione ha realizzato un fatturato di 33.6 miliardi di euro, con un aumento del 20,8 per cento, e un portafoglio di quasi 69 miliardi di euro.
L’ascesa di Don Florentino Perez
Perez, che appare in Tv o sui giornali soltanto per parlare di Real Madrid, ha legato il suo nome al calcio. Pochi conoscono però la sua storia e il suo vero core business: il mattone e l’edilizia. Stiamo parlando, del resto, di un classico self made man emerso nella Spagna post franchista. E allora, per capire chi è davvero il grande capo delle Merengues, bisogna fare un tuffo nella sua vita, così da intrecciare presente e passato.
Perez ha studiato Ingegneria civile al Politecnico di Madrid e nei suoi primi anni ha lavorato per il Governo. Ha iniziato la carriera professionale prestando servizio presso la Pubblica Amministrazione di Madrid per poi lavorare tra le fila del ministero dei Lavori Pubblici e dei Trasporti. All’epoca, Don Florentino era un giovane carico di ambizioni che non si accontentava delle cariche ottenute. Tentò quindi di avventurarsi in politica: fu eletto segretario generale del neonato Partito Riformista Democratico (PRD) ma non durò a lungo. Dopo le elezioni spagnole del 1986, dove il PRD non riuscì a ottenere abbastanza voti per ottenere un rappresentante in Parlamento, il partito fu infatti sciolto.
Scartata la carriera burocratica, eliminata quella politica, Perez imboccò quindi la strada degli affari. Con un piccolo gruppo di amici acquistò un’impresa edile in bancarotta chiamata Padrós. Sfruttando i contatti ottenuti nelle due “precedenti vite”, Perez sarebbe riuscito a creare un regno milionario plasmando quella che sarebbe diventata una delle forze trainanti dell’economia spagnola: l’edilizia. Padrós si sarebbe fusa con altre aziende dando vita, nel 1997, ad ACS, oggi una delle più grandi società di costruzioni al mondo.
Arma Real(e)
Che cosa c’entra il Real Madrid con questo businessman spagnolo? Perez è sempre stato un grande appassionato di calcio. Quando era bambino, negli anni Cinquanta, durante il primo periodo d’oro del club e sotto la presidenza di Santiago Bernabeu, il futuro tycoon era solito frequentare il Bernabeu (inteso lo stadio del Real Madrid) senza perdersi una partita dei suoi beniamini.
Mattone dopo mattone, condominio dopo condominio, all’alba del Duemila Perez era diventato uno degli imprenditori più famosi del pianeta. Fu nominato presidente del Real Madrid (non proprietario, perché ogni quattro anni i soci della squadra spagnola eleggono il presidente nell’ambito di vere e proprie elezioni), e come prima mossa decise di risanare gli oltre 300 milioni di euro di debiti della società vendendo il campo di allenamento del club, situato in Avenida La Castellana, alla città di Madrid. Il ricavato, circa 500 milioni, sarebbe stato investito per acquistare campioni e campionissimi.
Era iniziata l’era dei Galacticos, durante la quale il Real ingaggiò giocatori del calibro di Luis Figo, Zinedine Zidane, Ronaldo (il brasiliano) e David Beckham. L’esperimento calcistico ebbe un grande clamore mediatico ma in campo non funzionò. Perez si dimise, non senza polemiche, nel 2006.
Il magnate sarebbe tornato in sella del club nel 2009 portando con sé Cristiano Ronaldo, nuovi capitali e nuove idee. La seconda era di Don Florentino sarebbe stata completamente diversa: ricca di successi e trionfi nonostante, in quegli stessi anni, in Spagna si stesse affermando il Barcellona di Leo Messi.
La terza era ideale di Perez, quella attuale, coincide con il Real allenato da Ancelotti: una squadra trasformata in una macchina da soldi e spettacolo. La ciliegina sulla torta? La ristrutturazione dello stadio dello stadio Santiago Bernabeu. Il costo? Oltre 1 miliardo di dollari. Una cifra immensa per qualunque presidente. Non per chi ha costruito un impero lavorando nell’edilizia.