Non aveva posto limitazioni di alcun tipo neppure durante le prime due ondate di Covid, quando la tempesta coronavirus si stava abbattendo con un’intensità mai vista su tutta l’Europa. Perché mai la Svezia avrebbe dovuto tradire il suo modus operandi proprio adesso, ora che i contagi sono in calo e il tasso di vaccinazione è alle stelle? È una domanda retorica, perché Stoccolma sta continuando a seguire la sua road map, figlia di un modello di lotta al coronavirus sui generis, o per lo meno ben diverso da quello in vigore nel resto del Continente.

La Svezia è il Paese industrializzato che, nell’arco dell’ultimo anno e mezzo, ha introdotto il minor numero di restrizioni per frenare la diffusione del Covid. Lo ha fatto quando l’obiettivo delle autorità era quella di resistere in attesa dell’arrivo dei vaccini, e continua a farlo, a maggior ragione, al tempo del Green Pass.

Per dipingere l’attuale quadro svedese, è necessario mettere in risalto due aspetti: il primo che nella nazione scandinava il certificato verde non è obbligatorio; e il secondo che il numero dei vaccinati del Paese è, in proporzione, più basso rispetto a quello riscontrato in Italia. Solo che Roma, al contrario di Stoccolma, ha scelto di puntare sul Green Pass, con l’intenzione di voler progressivamente estendere l’obbligatorietà di questa misura anche ai lavoratori pubblici e privati.

Al di là del dibattito sulle singole scelte attuate dai vari governi – del resto ogni governo ha attuato un piano operativo specifico, in linea con il proprio contesto sociale, economico e politico -, è interessante analizzare, ancora una volta, l’efficacia del tanto bistrattato modello svedese. Quali risultati ha portato a casa?

Un approccio replicabile?

L’approccio utilizzato dalla Svezia potrebbe esser replicato da altri Paesi? La comunità scientifica non è in grado di dare una risposta univoca, e neppure la stampa internazionale ha preso una posizione ben definita. Il quotidiano Telegraph ha elogiato il modus operandi svedese, ma Business Insider lo ha bocciato senza appello. Il motivo? Alcuni numeri emersi in seguito alle ultime rilevazioni.

L’11% della popolazione svedese ha contratto il Covid, a fronte delle cifre irrisorie registrate nei Paesi limitrofi (2,9% in Norvegia e 2,2% in Finlandia). Per quanto riguarda i decessi, a fine agosto la Svezia contava circa 145 vittime per Covid ogni 100.000 persone, ovvero tre volte più della Danimarca, otto volte più della Finlandia e quasi 10 volte più della Norvegia. Anders Tegnell, il principale artefice della strategia svedese contro il coronavirus, ha paragonato i blocchi utilizzati dagli altri Paesi all'”uso di un martello per uccidere una mosca”. Come se non bastasse, Tegnell sostiene che i dati svedesi debbano essere paragonati al resto d’Europa, e non ai Paesi limitrofi (questo per via della maggiore densità abitativa della Svezia).

Il dibattito è aperto, ma ci sono dei vantaggi non da poco che devono essere considerati. Ad esempio, dopo un anno e mezzo di emergenza sanitaria perenne, la scelta svedese di non affidarsi al Green Pass potrebbe alleggerire la pressione sui cittadini, i quali, a loro volta, godrebbero di meno stress, ansia e depressione. L’altro lato del modello svedese 2.0 riguarda le vaccinazioni, che nel Paese vanno avanti senza interruzioni pur senza raggiungere vette altissime. Al 10 settembre, il 60,35% della popolazione risultava completamente immunizzata, mentre l’8,6% degli svedesi era protetto da una sola dose.

Giusto per fare un confronto con i Paesi che hanno introdotto, in forme più o meno rigide, l’obbligo del Green Pass, notiamo come in Francia risulti completamente vaccinato il 63% della popolazione (il 10% con una sola dose), in Italia il 65% (8,3% parzialmente immunizzato), nel Regno Unito il 65% (6,4%) e in Germania il 62% (4,2%). Last but not least, nell’ultimo mese la Svezia ha dovuto fare i conti con meno di 40 morti per Covid, 38 per l’esattezza; meno di quelli avvenuti in Italia, Francia e Germania, anche facendo le debite proporzioni con il totale delle rispettive popolazioni. È quindi possibile attuare il modello svedese – più aperto, meno restrittivo e privo del Green Pass – anche in altri Paesi o si tratta di una specificità locale? La domanda è ancora in attesa di risposta.