Federica Benassi: “Cari genitori, non aspettate che siano adolescenti per essere severi”

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Tragici fatti di cronaca ci parlano sempre più spesso delle incomprensioni e delle tensioni che nascono e crescono all’interno delle famiglie, soprattutto tra minori e adolescenti con i loro genitori. Nulla di annunciato, ragazzi normali di famiglie normali, spesso agiate, che improvvisamente si sfogano in atti di sangue, in momenti di imprevedibile follia. Nessuno se lo aspettava, ma silenzi e incomprensioni latenti sono all’ordine del giorno e ci lasciano sgomenti. Potrebbe succedere anche a noi? Con i nostri figli? I nostri nipoti?

Ai TED di Ferrara l’hanno accolta con applausi scroscianti. Federica Benassi, una vita di lavoro con bambini e genitori, ha un curriculum di rispetto: esperta in Relazioni Familiari, autrice e formatrice di successo, ha 28 anni di esperienza nel gestire un esclusivo asilo nido a Bologna e, dopo avere avviato e gestito due centri estivi in Romagna, cerca di fornire soluzioni pratiche e metodologie concrete. Non vuole essere etichettata come psicologa o motivatrice: la sua missione è migliorare le relazioni familiari con una comunicazione efficace. Una laurea in Lingue e Letterature Straniere con triennale di Counseling sistemico familiare e un master
in Problem Solving le hanno dato le competenze per affrontare le sfide delle dinamiche familiari moderne. E in tempi in cui i fatti di cronaca ci parlano di incomprensioni che a volte sfociano in tragedie, non è poco. Così, abbiamo fatto una chiacchierata un po’ “scomoda” con lei.

“I bambini oggi comandano in casa già a tre anni”, dice Federica. “Primogeniti e, più spesso figli unici, spadroneggiano e tiranneggiano i genitori. Sono del 1966 e ho visto anni di enormi cambiamenti. Oggi in Italia si è genitori tardi, in media tra i 38 e i 42 anni. Gli adulti arrivano alla genitorialità quando hanno già una professione, un ottimo stipendio, e quindi per i figli vogliono solo il meglio”.

Tutto il meglio di tutto?
“Esattamente: i figli sono dei principini. Presto questo “tutto” diventa anche “subito”. Decidono a volte persino loro dove fare le vacanze, dove trascorrere il pomeriggio, non soltanto come vestirsi. Pena infiniti capricci. E i genitori li accontentano, perché è più semplice. E aprono i portafogli”.

Ma sono ancora piccoli, i veri problemi si vedono purtroppo tra gli
adolescenti…

“Quando sono preadolescenti o adolescenti il danno è già fatto. Se a 8 anni possiedono un cellulare, la loro visione del mondo va già oltre i confini che i genitori possono monitorare. Quando il ragazzino “prende il largo” con cattive compagnie o comincia a chiudersi in se stesso, è troppo tardi. Emblematico è il caso degli hikikomori, per esempio, un fenomeno nato in Giappone e che io stessa pensavo che non ci avrebbe mai toccato: giovani depressi che restano eternamente chiusi in casa e a contatto con il mondo solo attraverso Internet, fino a un abuso e a una sorta di intossicazione informatica. Un circolo vizioso che distorce persino i
tempi veglia e sonno”.

In che senso è troppo tardi?
“Solo a quel punto i genitori cominciano a diventare autoritari, a dire dei no, a sgridarli in modo anche violento. Ma ormai è tardi e si ottiene l’effetto contrario. I ragazzi si sentono incompresi, non capiscono più perché di colpo arrivano quei “no”. È come chiudere la stalla quando i buoi sono scappati, per usare un brutto
paragone. I no e i limiti devono arrivare fin dai primi anni di età, quando sono quasi loro a cercarli. I ragazzi vogliono che i genitori siano autorevoli. Non vogliono intorno persone “molli” e arrese. Paradossalmente, vogliono essere sgridati per capire quale direzione prendere. Altrimenti diventano loro dei padroni, senza
neppure capire perché…”.

Conosci dei casi, magari proprio alla materna?
“Sì decine. Quando i genitori dicono: eh, ma poverino, i suoi amici possono giocare con il telefonino, non posso toglierlo… O ancora: “Lui ha la sua comfort zone, non posso toccargliela…”. La confort zone un bambino di due o tre anni, ma di cosa parlano? Sono genitori deboli, talmente impauriti delle reazioni dei figli che ci chiedono di mandare loro dei video per capire se all’asilo si stanno o no divertendo… Dovrei mandare in giro un video di un minore, dovrei forse prendermi con le altre colleghe questa responsabilità? Eppure te lo chiedono, e ti dicono che se non lo fai ti denunciano”.

All’asilo che regole date?
“Pochissime: si mangia seduti, non si picchiano gli altri bambini, non si fanno troppi capricci. Ovviamente niente telefonini. Mi rendo conto, però, che queste poche regole nelle famiglie non vengono date. Perlomeno non con la giusta autorità. E se non si dice “no” in questi casi, quando arrivano dei “no”? Fuori dalla famiglia, nella vita reale, infatti, non ci sono più mamma e papà che perdonano e ammettono tutto… È questo il motivo dell’infelicità di tanti ragazzi: prima provano a sgomitare, a fare i prepotenti, e quando arrivano le prime difficoltà rimangono annientati. E non si possono davvero più prevedere, purtroppo, le loro reazioni”.

A volte si dice loro di sì per oggetti che desiderano, per non farli sentire esclusi dal loro gruppo.
“Sono d’accordo: questo succedeva anche a noi boomers, magari desideravamo la Lacoste o un paio di scarpe perché erano di moda e le avevano i nostri amici. L’importante, oggi come allora, è: non subito. Si può accontentarli ma facendo capire che quell’oggetto desiderato è stato meritato, che arriva dopo averci fatto un pensiero. Insomma, come dicevamo prima: non va bene il tutto e subito. Potranno sentirsi ancora più parte del gruppo se quell’oggetto ha avuto un senso, è stato desiderato ed è arrivato nel momento giusto, con le corrette modalità. Sarà ancora più bello averlo ricevuto e arrivare dagli amici con l’oggetto del desiderio. Quel piccolo “must” di un certo gruppo di riconoscimento”.

Insomma, nel dubbio se dare o togliere, meglio togliere?
“In un certo senso sì, senza esagerare neanche in questo caso. Il giusto sta nel mezzo. Senza ansie. Lo sport può essere per gli adolescenti una buona scuola, anche perché gareggiare insegna che si può perdere e che nulla si può dare per scontato. Anche in questo caso, sugli spalti, sono i genitori a fare i primi danni. Non si deve essere dei tifosi fanatici dei figli. Neanche degli amici. Nulla c’è di più sciocco di essere “amici” dei propri figli. Si è dei genitori e si deve mantenere sempre con loro la giusta autorità. Lo ripeto: sono loro a volerlo e ce lo chiedono ogni giorno per trovare la loro strada”.