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Politica

Si vota negli Usa? arriva “The Apprentice”, spottone anti-Trump tra caricatura e propaganda

È uscito "The Apprentice", il film dedicato all'ascesa politica di Donald Trump: ritratto caricaturale e pre-elettorale.
Donald Trump

Dopo la presentazione al Festival del cinema di Cannes a maggio 2024, è arrivato finalmente in sala il film “The Apprentice – Alle origini di Trump”, la comica parabola sull’ascesa al potere di un giovanissimo Donald Trump, a partire dagli anni Settanta. Siamo a New York e il protagonista è (ancora) “solo” il secondogenito del magnate immobiliare Fred Trump che cerca, anche in modo piuttosto maldestro, di fare il suo ingresso in società. Interpretato dall’attore rumeno, naturalizzato statunitense, Sebastian Stan, la somiglianza fisica con “l’originale” è davvero notevole, anche se fa sorridere il suo atteggiamento: il giovane Donald viene infatti ritratto come un ragazzo piuttosto goffo, insicuro, impacciato con le donne, mentre si sistema il voluminoso ciuffo biondo e fa una disperata corte alla modella cecoslovacca Ivana Zelníchkova (interpretata dall’attrice bulgara Maria Bakalova), che poi, come sappiamo, diventerà la “Signora Trump”, dopo le nozze nel 1977.

Nella prima parte, la pellicola assume quasi i tratti di una comica sitcom anni Novanta e Donald si vanta di essere il più giovane frequentatore di uno dei club più esclusivi ed elitari dell’alta società della “Grande Mela”. Proprio qui avviene il suo primo e bizzarro incontro con Roy Cohn (interpretato da Jeremy Strong), spietato avvocato newyorkese, ex consigliere del senatore repubblicano Joseph McCarthy, noto alla cronaca del tempo soprattutto per “l’orgoglio” di aver avuto un ruolo cruciale nel processo che ha portato all’esecuzione dei coniugi Rosenberg, descritti nel film come degli sporchi “comunisti traditori della patria”.

L’ascesa al potere e il sogno americano

In breve tempo Roy Cohn diventa il mentore di Donald Trump; prima iniziando a lavorare per lui come avvocato, riuscendo a salvare l’azienda del padre Fred e vincendo una causa contro un’accusa di razzismo verso gli afroamericani; poi iniziando ad invitarlo a vari incontri e feste a suon di droghe e promiscuità, dove si avvicina a decine di politici e imprenditori di spicco, dal vicesindaco di New York del tempo, a un Andy Warhol che fa un comico cameo, mentre Donald nemmeno lo riconosce.

Tutto ruota intorno al denaro e per avere successo Donald si lancia nel gigantesco progetto edile della Trump Tower, con lo scopo di riqualificare il quartiere di Manhattan, molto degradato negli anni Settanta, oltre che di diventare l’imprenditore edile maggiore della città: “Quelli di sinistra odiano il capitalismo, vogliono prendere i soldi da noi per poi ridistribuirli”, tuona infatti Roy Cohn, cercando di immergere lo spettatore nell’atmosfera del “Sogno americano”; anche se purtroppo, la politica e la storia, tra la presidenza di Richard Nixon, Gerald Ford, Jimmy Carter e Ronald Reagan tra anni Settanta e Ottanta, rimangono in realtà molto marginali, lasciando più che altro spazio al gossip e un ammiccamento piuttosto evidente all’attualità.

A colpire è infatti il tempismo con cui questo film è stato presentato in sala: rispettivamente dal 17 ottobre in Italia, e già dall’11 ottobre negli Stati Uniti, a sole tre settimane dalle elezioni presidenziali americane 2024 che vedranno sfidarsi Donald Trump – quello vero – e la democratica e ridente – nel senso di “colei che ride” – Kamala Harris. Il film, che in un primo momento è infatti decisamente comico, mano a mano che procede ritrae un Trump sempre più spregevole, spietato e volgare, che se ne frega del fratello alcolista Fred Trump Junior, che maltratta la moglie Ivana, e che dopo essersi appropriato delle regole d’oro per la sopravvivenza in società di Roy Cohn – rispettivamente 1) “Attacca, attacca, attacca” 2) “Non ammettere niente, negare ogni cosa” 3) “Qualunque cosa capiti, qualunque cosa dicano su di te, mai ammettere la sconfitta” – lo allontana e ridicolizza quando scopre che è malato di Aids.

La premier di The Apprentice – Alle origini di Trump, con il cast: Sebastian Stan (Donald Trump), Maria Bakalova (Ivana Trump) e Jeremy Strong (Roy Cohn)

Uno spot per il Partito democratico?

Il film, diretto da Ali Abbasi, sembra infatti uno spot gratuito del Partito democratico americano, in cui il Trump sullo schermo, tra una liposuzione per rimuovere la pancia, un intervento al cuoio capelluto per mascherare le calvizie, i tradimenti a Ivana e nessuna pietà per il prossimo, sembra quasi voler convincere gli spettatori a non votarlo assolutamente: “guardate che razza di persona spregevole e ignobile” sembra infatti il sottotesto, tanto che l’uscita negli Stati Uniti ha suscitato molto malumore tra i repubblicani, tra cui quello del diretto interessato e protagonista della pellicola che lo ha definito come “fake” e “spazzatura”.

Dalla fine degli anni Ottanta, nella seconda parte del film, nasce l’idea di “Make America Great Again”, lo slogan attuale del vero Trump, e un attento osservatore vi potrebbe scorgere anche qualche vago cenno alla politica estera proposta dal Partito repubblicano, dove nei club elitari si beve vodka russa (rigorosamente Smirnoff) e dove il Donald Trump dello schermo ci dice che ammira tantissimo i sovietici, che sono così forti e solidi, volendo in realtà parlarci – chissà – del rapporto con Putin? Ovviamente Vladimir Putin non è un sovietico, ma i rimandi alla politica estera sono diversi.

Un attento osservatore, e soprattutto, un appassionato di politica italiana, potrebbe scorgere anche qualche somiglianza tra la parabola del young Trump e quella di “Young Berlusconi”, la miniserie Netflix dedicata all’ex leader di Forza Italia, dove il discorso del tycoon “Io amo l’America”, fa venire in mente il famoso discorso di Silvio Berlusconi del 1994 che si apriva con la frase “L’Italia è il Paese che amo…”. Ma sarà sufficiente tutto ciò a convincere gli elettori americani a non votare per Donald Trump, già che questo sembra l’intento? Se il candidato repubblicano, in vantaggio secondo alcuni sondaggi, è riuscito a scampare a due, o secondo alcune fonti persino tre attentati alla sua vita, forse riuscirà a fuggire anche al giudizio del cineocchio.

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