Nella società contemporanea occidentale, il ruolo della famiglia tradizionale, intesa come struttura fondamentale della cultura, è spesso oggetto di dibattito.
Da un lato, alcuni studi suggeriscono che la famiglia tradizionale — composta da due genitori eterosessuali e i loro figli — costituisce una base stabile per la crescita individuale e il benessere collettivo. Dall’altro, alcune ricerche emergenti indicano che strutture familiari diverse possono offrire uguali, se non migliori, condizioni per il benessere dei membri, e dubitano del valore culturale attribuito alla famiglia tradizionale, come fosse l’unico modello di riferimento.
Esistono ricerche che mostrano come la famiglia tradizionale fornisce un ambiente strutturato, in grado di favorire lo sviluppo sociale, emotivo e psicologico dei bambini. Un’indagine condotta nel 2018, dalla University of Virginia, pubblicato nel 2020 su Social Sciences, dal titolo Family structure stability and transitions, parental involvement, and educational outcomes di Pribesh S.L., Carson J.S., Dufur M.J., Yue Y., & Morgan K., evidenzia come i bambini cresciuti in famiglie con due genitori eterosessuali stabili tendono ad avere migliori risultati scolastici e meno problemi comportamentali, rispetto ai loro coetanei cresciuti in famiglie monoparentali o in altre strutture. I ricercatori concludono, dunque, che la stabilità e la divisione dei ruoli, in una famiglia tradizionale, contribuiscono a un ambiente sicuro e prevedibile per i figli, essenziale per il loro sano sviluppo.
Un’altra ricerca, pubblicata dal National Marriage Project della University of Virginia, mette in luce come i giovani cresciuti in famiglie tradizionali siano meno propensi a comportamenti a rischio, quali l’abuso di sostanze e il coinvolgimento in atti criminali. In questo studio emerge che la famiglia tradizionale è una vera e propria rete di sicurezza sociale, offrendo una struttura di supporto e orientamento, che può contribuire al successo nella vita adulta.
A conferma di ciò, uno studio condotto dall’Institute for Family Studies, nel 2020, ha rilevato come i bambini con entrambi i genitori biologici, attivi e presenti nell’educazione, sono meno esposti a difficoltà psicologiche.
Tutti questi risultati sembrano rafforzare l’idea che la stabilità dei rapporti, e l’esempio offerto dai genitori, possano fungere da modelli di comportamento positivi e costruttivi.
Di contro, altre ricerche suggeriscono che la famiglia tradizionale non sia affatto l’unico modello capace di garantire un ambiente sano e favorevole alla crescita dei bambini.
Uno studio pubblicato sulla rivista American Sociological Review, nel 2014, ha analizzato i risultati scolastici e il benessere psicologico di bambini cresciuti in famiglie composte da genitori dello stesso sesso, famiglie monoparentali e famiglie allargate (Manning W.D., Fettro M.N., & Lamidi E., Child well-being in same-sex parent families: Review of research prepared for American Sociological Association Amicus Brief). I risultati indicano che, in ambienti amorevoli e stabili, i bambini ottengono risultati simili a quelli cresciuti in famiglie tradizionali, a prescindere dalla struttura familiare di appartenenza.
Un ulteriore studio, pubblicato su l’American Journal of Sociology, condotto dalla Columbia University, nel 2016, ha messo in evidenza come la qualità della relazione tra i genitori e i figli rappresenta un indicatore molto più importante per il benessere dei bambini, rispetto alla composizione della famiglia stessa (Mitchell C., McLanahan S., Notterman D., Family structure instability, genetic sensitivity, and child well-being). Quest ricerca, nella quale sono state coinvolte oltre 10.000 famiglie, ha dimostrato che i bambini cresciuti in famiglie non tradizionali possono avere gli stessi livelli di soddisfazione, sicurezza e stabilità di quelli cresciuti in famiglie tradizionali, “a patto che ci sia una presenza di amore e sostegno emotivo”.
Infine, un’indagine della London School of Economics, del 2018, pubblicato su Sociological Research Online, ha esaminato la percezione sociale e pubblica che si ha attualmente delle famiglie, rilevando che le famiglie “non tradizionali” stanno acquisendo un crescente consenso sociale e culturale (Heaphy B., Troubling traditional and conventional families? Formalised same-sex couples and “the ordinary”). Sempre dalla stessa indagine, si apprende che molte società e culture occidentali ritengono le famiglie omogenitoriali, adottive e monoparentali valide e capaci di fornire supporto e stabilità per il benessere dei loro membri.
Mi sembra che, di fronte a questi dati, emerga un quadro articolato e complesso. Da un lato, la famiglia tradizionale continua a essere considerata una fonte di stabilità e sicurezza per molti individui e per la società stessa. Dall’altro, la società occidentale si dimostra sempre più aperta e inclusiva verso nuove definizioni di famiglia, considerando validi e funzionali anche modelli alternativi, basati sull’amore, la stabilità emotiva e la responsabilità condivisa.
Diventa dunque una questione su cui dibattere l’identificazione di un unico modello di famiglia “giusto” o “sbagliato”. Dal mio punto di vista, antropologico mentale, potrebbe essere utile riflettere, per comprendere meglio come valutare il concetto di famiglia, sulle ricadute sociali e culturali che la famiglia produce nella vita quotidiana di tutti noi. In altri termini, dovremmo chiederci quali sono le condizioni socio-culturali che permettono alle diverse tipologie di famiglie di essere accettate, ben volute e accolte.
Forse, si potrebbe agire educativamente su questa percezione, stimolando una vera e reale circolazione di affettività, che potrebbe essere il metro di giudizio grazie al quale verificare il livello di salute della nostra società.