Se l’estate 2020 è stata contrassegnata dall’assenza degli eventi sportivi a causa dell’arrivo del coronavirus, quella del 2021, seppur in piena emergenza sanitaria, sarà la stagione della svolta. A luglio sarà la volta del torneo olimpico di Tokyo, ma il vero banco di prova per lo sport internazionale sarà rappresentato a giugno dagli Europei di calcio.

Si riaccende lo sport

Le competizioni estive dal dopoguerra in poi sono state in grado di scandire, soprattutto in Europa, il ritmo della quotidianità. L’approssimarsi della bella stagione da anni coincide con l’avvicinamento a un grande evento sportivo. Sia che si tratti di un mondiale di calcio, così come di una Olimpiade, svolta quest’ultima tradizionalmente negli anni bisestili. Nel Vecchio Continente ci si è resi conto nel 2020 di essere nel pieno della pandemia non solo quando il numero dei contagi stava iniziando a salire ma anche quando sono arrivati gli annunci dei rinvii sia delle stesse Olimpiadi che degli Europei di calcio. Lo sport si è fermato assieme al tempo da esso scandito.

Sia i giochi di Tokyo 2020 che Euro 2020 sono stati rinviati di un anno. Si sperava, dodici mesi fa, di trovare adesso le condizioni più idonee a ripartire anche con i “riti” che contrassegnano le competizioni sportive più importanti. Al contrario, la pandemia sta continuando a far sentire i suoi effetti in tutto il mondo. Ma in qualche modo sui palcoscenici agonistici il sipario deve tornare ad aprirsi. In Giappone ci si sta preparando ad un’Olimpiade strana, senza presenza di tifosi stranieri. In Europa, tra non poche difficoltà, si sta pensando a come mettere in piedi la competizione continentale riservata alle nazionali di calcio. Lo sport, in poche parole, si deve riaccendere e deve tornare scandire un difficile e ancora lungo ritorno alla normalità.

La svolta con gli Europei di calcio

In attesa dell’avvio degli eventi sportivi i motori della macchina organizzativa sono già accesi e, seppur nel mezzo della pandemia, si continua a programmare: la speranza è che nei prossimi mesi il Covid rallenti la morsa e possa far rivivere, tra le altre, le emozioni dello sport. A giugno disco verde agli Europei di calcio e l’animo dei tifosi è in fibrillazione. Quello degli Europei in realtà non è un evento sentito solo dai tifosi ma anche un po’ da tutti. Chiunque ha l’abitudine di collegarsi alla telecronaca, anche per pochi minuti, per spirito di appartenenza alla Nazione. L’edizione che prenderà il via fra pochi mesi sarà itinerante e coinvolgerà più Paesi. In occasione del sessantesimo anno di età della competizione calcistica organizzata dalla Uefa, si è pensato infatti di concentrare la manifestazione non più in un solo Stato, come da tradizione, ma di estenderla in 11 Paesi, Italia compresa.

Si tratta di una circostanza inedita voluta per celebrare un importante anniversario, ma che inevitabilmente in uno scenario di emergenza sanitaria sta creando non pochi grattacapi organizzativi. Nonostante la situazione non sia ancora delle migliori, l’evento è atteso più che mai. Dall’11 giugno all’11 luglio saranno ben 51 le partite che si disputeranno tra Paesi Bassi, Azerbaigian, Romania, Ungheria, Danimarca Scozia, Inghilterra, Germania, Italia, Russia e Spagna. Fischio d’inizio nello stadio Olimpico di Roma.

Fervono i preparativi nella Capitale italiana

Dentro lo stadio Olimpico di Roma si riaccenderanno i riflettori degli Europei di calcio. La prima, come risaputo, è il vero banco di prova per ogni evento. E in una circostanza come questa, l’atmosfera sarà sicuramente quella di un ritorno alla normalità seppur con qualche restrizione. Una delle più importanti novità sarà la presenza dei tifosi dopo l’ok del governo. La Uefa infatti è stata categorica: niente partite a porte chiuse, a maggior ragione in Italia dove avrà sede la cerimonia di apertura. L’esecutivo di Mario Draghi ha dato il via libera per una quota di spettatori pari al 25% della capienza dello stadio: circa 15.900. Sarà quindi possibile rivivere il tifo vero e proprio, a sostegno dei giocatori in campo. Al momento non si prevede di allargare il limite massimo stabilito. Al Cts il compito di stabilire il protocollo che consentirà ai supporters di poter accedere allo stadio in piena sicurezza.

La cerimonia di apertura dell’11 giugno sarà seguita dalla partita che vedrà scendere in campo la squadra italiana e quella turca. Ci saranno poi altri tre appuntamenti dentro l’Olimpico. Il 16 giugno sarà la volta di Italia – Svizzera, il 20 giugno il match Italia – Galles e il 3 luglio l’incontro fra due squadre che si classificheranno ai quarti di finale. La Uefa, si legge in una nota emersa ad inizio aprile, premerebbe per un evento “Covid free”, ovvero con tutti i calciatori in campo vaccinati. Sono 600, considerando i 25 giocatori in rosa per ogni nazionale, gli atleti a cui somministrare le dosi. Non si tratta quindi di un’impresa difficile, anche se al momento non sono state emanate direttive chiare in tal senso e pesa inoltre il fatto che la campagna di vaccinazione sta procedendo in modo differente fra gli Stati Europei. Per quanto riguarda invece il pubblico, è ancora tutto da vedere. Il Cts in Italia, si pronuncerà i prossimi giorni.

Le difficoltà della Uefa

Per l’Italia i problemi sembrano essere stati superati. Non è così per altri Paesi. A partire ad esempio dalla Spagna. Qui la sede prescelta per ospitare le partite degli europei era Bilbao. Le autorità del governo regionale basco però non hanno garantito la possibilità di riaprire al pubblico il San Mamés, lo stadio in cui si sarebbero dovute giocare quattro sfide di Euro 2020. Secondo le autorità sanitarie locali, l’epidemia da coronavirus nelle province basche è ancora ben radicata tanto da non far prevedere deroghe alle norme sul distanziamento sociale entro giugno. La Uefa ha quindi deciso di escludere Bilbao. In una riunione tenuta il 23 aprile, i vertici del calcio europeo, già alle prese con la spinosa vicenda della superlega, hanno dovuto così rivedere alcuni piani organizzativi.

Anche perché Bilbao non era l’unica città in bilico. In Irlanda il governo già ai primi di aprile aveva fatto sapere di non essere intenzionato a far entrare spettatori nello stadio di Dublino, in cui erano previste quattro gare. Dubbi erano stati avanzati dalla Germania per l’Allianz Arena di Monaco di Baviera. Su quest’ultimo fronte però sono stati trovati dei compromessi. L’Irlanda è stata invece tagliata fuori. Tre delle quattro partite programmate a Dublino sono state spostate a San Pietroburgo, una invece a Londra. Mentre al posto di Bilbao è stata scelta la città di Siviglia. Altre incognite però, da qui a giugno, potrebbero essere dietro l’angolo.  Gli unici segnali positivi sono arrivati da Londra, sede della finale di Euro 2020. Il leggendario stadio di Wembley il 25 aprile è stato riaperto al pubblico. L’occasione è stata data dalla sfida di Coppa di Lega tra Manchester City e Tottenham. Ottomila tifosi, su una capienza di 90.000, si sono potuti accomodare sugli spalti. Una prova generale importante in vista del torneo continentale.