“Esseri urbani”: l’emergenza casa in una Milano che corre e lascia indietro migliaia di invisibili

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Negli ultimi anni si parla sempre più spesso di Milano e le narrazioni, solitamente, sono due: la moda, il design, lo shopping e gli aperitivi all’ombra della Madonnina da una parte, e i titoloni di cronaca dall’altra, che ritraggono invece una Milano invasa da delinquenza, violenze e disagio. Ritratti un po’ semplicistici, patinati e artificiosi nel primo caso, denigratori e allarmistici nel secondo, che non restituiscono però, alcuna dignità ai milanesi. Ma che cos’è diventata, davvero, Milano oggi? Il documentario Esseri urbani a cura di Mariasole Caio, Marco Occhionero, Camilla Parodi e Simone Pontini della Civica Scuola di Cinema Luchino Visconti, si cimenta nella non facile impresa di raccontare una Milano diversa, lontana dai diffusi e scintillanti stereotipi, indagando un tema quantomai attuale: quello dell’emergenza abitativa.

La città di Milano, pur con un’estensione sette volte inferiore a quella di Roma, conta ben un milione e 400.000 abitanti, che arrivano a quattro milioni se si includono le zone dell’hinterland. Non è infatti un segreto che negli ultimi anni Milano stia affrontando una vera e propria crisi nella gestione dello spazio urbano: migliaia di studenti, ma anche di famiglie e persone comuni, fanno sempre più fatica a trovare un alloggio, a causa dei prezzi inaccessibili, completamente sproporzionati rispetto agli stipendi e al costo della vita, anche a causa della bolla immobiliare. Ovunque ci sono nuove gru e cantieri, che buttano giù le case nei vecchi quartieri popolari e storici, per sostituirli con palazzine nuove di zecca, elitarie, destinate a pochi privilegiati. Tutto ciò, nonostante le ultime stime di fine 2024 indichino che a Milano siano disponibili tra gli 80.000 e i 100.000 alloggi sfitti. Case spesso abbandonate, di cui le istituzioni non si prendono cura. Case che rimangono inutilmente vuote.

Lo smantellamento dei quartieri storici

È proprio attorno a questa cornice che il documentario Esseri urbani racconta il fenomeno attraverso un coro di voci e protagonisti che vivono nelle periferie e negli storici quartieri popolari di Milano, dovendo affrontare moltissime difficoltà, in quella che si è trasformata in una vera e propria lotta per la sopravvivenza. Le testimonianze spaziano tra il quartiere Giambellino, San Siro e Baggio, ma non mancano le voci di via Padova e via Esterle, nel cuore del quartiere che oggi è stato ribattezzato “Nolo”, ovvero North of Loreto, dove tra nuovi locali alla moda e franchising è in atto un gigantesco fenomeno di gentrificazione. Un fenomeno che del resto riguarda non solamente Nolo, e nemmeno Milano, ma è visibile in tante altre città europee. Uno smantellamento dei quartieri popolari, che non solo cancella l’identità di alcuni spazi storici, rendendo tutto il panorama uguale a sé stesso, ma soprattutto, lascia in strada tante famiglie. “La casa è un diritto” si legge in una scritta sul muro, ma ciò che emerge più nettamente, è la completa assenza e indifferenza delle istituzioni.

“Non possiamo farci buttare fuori, né da qui, né dal Giambellino, né da San Siro, né da tutti quei quartieri che una volta erano popolari e su cui adesso ci sono enormi investimenti. Questo ci stanno dicendo: di andarcene! Per far posto ai ricchi! Questo vogliono!” Grida una voce roca, maschile al megafono, mentre un’altra scritta rimarca “Insieme a questo posto il Comune vende anche gli abitanti?”. La Milano del progresso, del Bosco Verticale, di Isola e dei palazzinari corre sempre più veloce e osservando le fragili esperienze di vita narrate da Esseri urbani, sembra che per le persone comuni ci sia sempre meno spazio.

Bambine giocano nel cortile di un quartiere popolare
Gli abitanti del quartiere si affacciano alle finestre

100 mila alloggi sfitti e nessuna risposta

Tra le tante testimonianze colpisce una donna: è un’immigrata di origine bulgara, con due figli piccolissimi. Per anni ha vissuto in strada, senza un tetto sopra la testa, nei pressi di Stazione Centrale. Rassegnata immagina: “Vogliamo una casa dove siamo tutti uguale”. Il fenomeno però, riguarda anche tante altre persone, tra cui un gruppo di disabili a Baggio, dove un uomo racconta di essere riuscito a ottenere l’assegnazione di un alloggio popolare, adatto ai disabili, dopo ben sette anni di attesa. Non tutti sono però così “fortunati” – se, visti i tempi di attesa biblici, di fortuna si può parlare: nonostante i quasi 100.000 alloggi sfitti a Milano, alcune persone, pur avendo diritto a una casa popolare, non riescono a ottenere alcuna risposta dall’Aler, nemmeno dopo anni, evidenziando ancora una volta il paradosso della macchina burocratica. Come se alle istituzioni milaesi, prese dal vietare il fumo all’aperto o dai cantieri di Milano-Cortina 2026, non importi nulla di queste persone, trattate come esseri invisibili.

“Secondo me, l’unico modo perché gi italiani facciano la rivoluzione, è togliendo le partite dalla televisione” dice Ulla, una signora che vive in un quartiere di periferia, che con cinica ironia sottolinea l’immobilità della situazione. Tuttavia, il tono del documentario, non appare mai giudicante, ma è sempre presente una forma di rispetto per il vissuto dei protagonisti, una delicatezza e una sensibilità atte a non discriminare, né ricreare in forma di fiction. Alcuni bambini sorridono di fronte alla telecamera raccontando i loro sogni per quando saranno grandi: “Io sogno di essere felice e ricco”, “io voglio giocare nel Real Madrid”, “io di avere una bella casa e una bella famiglia”. Nonostante le difficoltà, l’abbandono dello Stato e in alcuni casi, persino la disperazione, c’è ancora spazio per sognare. Un progetto coraggioso che racconta di una realtà sommersa, ma che c’è, esiste e ha bisogno di farsi sentire. Un documentario che restituisce un po’ di speranza a gruppi di persone che solitamente vengono marginalizzate, ma che sperano solo in una vita migliore. Uno spunto di riflessione per ragionare su soluzioni concrete per il futuro.