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Essere omossessuali o transessuali nel mondo arabo non è semplice, anche se la situazione varia da paese a paese. In generale non vi sono sempre leggi che puniscono l’omosessualità, ma molti gay vengono arrestati con la scusa, spesso fasulla, di utilizzo di droghe o prostituzione. Così, per esempio accade in Egitto, dove racconta Mohammad, un giovane gay locale, può capitare che la polizia arresti degli omosessuali con queste scuse, visto che la legge non prevede il carcere per loro.

Il giovane racconta che esistono due generi di omosessualità. La prima è quasi opportunistica, negli strati più poveri e conservatori della popolazione le donne devono arrivare al matrimonio vergini. Gli adolescenti che non hanno soldi per andare con prostitute hanno spesso le prime esperienze sessuali con gli uomini. Si tratta di atti che non confesserebbero a nessuno, anche se tutti sanno che accade e perciò viene tollerato.

Negli strati più ricchi e liberali della popolazione le donne non devono arrivare per forza vergini al matrimonio e quindi gli unici gay sono le persone che si sentono omosessuali. Un stato che però è più difficile da vivere, perché se accettato da parte delle élite culturali, non lo si dichiara per paura degli estremisti e conservatori. Per anni in Egitto vi erano luoghi che tutti sapevano essere gay friendly, ritrovi dove la comunità gay andava. I giovani egiziani, legati al movimento di piazza Tahrir, non consideravano l’omosessualità un problema. Basti pensare che Hamed Sinno, il cantante della rock band libanese, Mashrou Leila,  gruppo simbolo della primavera araba, è musulmano sunnita e dichiaratamente omosessuale e ha tenuto per un decennio concerti in tutte le location più importanti dell’Egitto. Dal Cairo Jazz Festival, nel parco dell’Università Al Hazar, ai luoghi più cool di Alessandria, fino ai centri commerciali dei ricchi sobborghi del Cairo. Sinno e la sua band sono stati anche ospiti della trasmissione televisiva di uno dei più famosi comici egiziani. È solamente negli ultimi due anni, dopo la regressione dei diritti civili portata avanti dall’attuale presidente, il Generale Abdel Fath Al Sissi, che il gruppo non può più suonare nel paese. Il novanta per cento delle persone che andavano ai loro concerti non erano gay, ma è bastato che all’ultimo concerto qualcuno tirasse fuori una bandiera arcobaleno, perché i malcapitati fan finissero in prigione.

Capita poi, racconta sempre Mohammad, che ogni tanto qualche poliziotto utilizzi le chat per omosessuali per fingersi gay e dare un appuntamento a qualcuno per poi arrestarlo. Per fortuna gli stati non sono ancora capaci ad avere o pretendono di non sapere ancora ottenere, le lista di tutte le persone che hanno scaricato applicazioni per omosessuali. In caso contrario potrebbero arrestarli tutti in un solo giorno. Oggi per fortuna manca ancora la volontà politica per un simile gesto, anche per paura delle reazioni internazionali. Ma visto il rafforzamento degli stati totalitari, un domani non si può escludere.

Anche per i turisti lgbt europei la situazione non è migliore. È capitato quest’anno che persone transessuali che avevano prenotato vacanze sul Mar Rosso venissero rispedite indietro. Fatto che non era mai accaduto prima, nemmeno sotto la presidenza dei Fratelli Musulmani.

Per fortuna racconta Mohammad, chi riesce a stare nell’ombra, ha ancora una sua vita, ma tutti sognano di andare in Europa. Non è raro il caso in cui un ragazzo gay si fidanzi con europei, anche con il sogno di poter andare a vivere nel vecchio mondo.

Certamente anche in Egitto, come in tutti i paesi, esistono i gay che si prostituiscono, ma la maggior parte di quelli che la polizia arresta non sono escort. Si tratta di bugie, racconta, Mohammad, che la polizia utilizza per poter arrestarli, visto che per la legge l’omosessualità non è un reato.

Al Cairo nonostante la stretta vi sono ancora feste e luoghi “gay friendly”, la gente lo sa grazie al passaparola. Sono luoghi in cui la maggior parte delle persone sono eterosessuali e dove le persone lgbt sono rispettate, oppure case private. In fondo i ragazzi di piazza Tahrir, pur avendo paura, non hanno cambiato idea, rimangono dei liberali.

Tutto sta nell’essere il più invisibili possibile. Eppure l’omosessualità in Egitto, come nei paesi arabi, per secoli è stata accettata. Basta pensare che nell’Oasi di Siwa, per controllare la nascite, visto le scarse risorse naturali disponibili, gli uomini prima dei trent’anni, vivevano come militari fuori dalle mura della città e potevano sposarsi solo con altri uomini, solo passati i  trent’anni potevano sposare una donna e fare figli. Furono gli inglesi protestanti a vietare, nell’epoca coloniale, questa consuetudine. Anche testi come le Mille e Una Notte, e le poesie arabe medioevali sono piene di riferimenti sull’omosessualità.

Abu Tammam, poeta siriano, vissuto in Egitto e nella Bagdad dei primi califfati scriveva:

 

Quando, al colmo dell’ebbrezza, infine

s’addormentò, quando i suoi occhi

misero fine alla ronda notturna,

cedendo a loro volta al sonno,

m’avvicinai a una distanza

conveniente, come s’accosta a un compagno

che sa pienamente il valore

di ciò che s’appresta a saggiare,

per vellicarlo come si vellica

 

una bellezza sonnolenta,

per sfiorarlo

come si sfiora un effluvio.

La notte trascorse così

con lui sempre addormentato,

finché l’aurora non schiuse

le sue labbra con un sorriso.

È un momento difficile
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