La geopolitica della corsa allo spazio
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Ben si conoscono le mire neo ottomane del presidente turco Recep Tayyip Erdogan, perseguite sia dal punto di vista politico che sotto il profilo culturale. Anzi è proprio sotto questo aspetto che Ankara appare molto attiva: in Europa come in Asia, ovunque vi è una comunità turca o musulmana il governo dell’Akp di Erdogan finanzia scuole, istituti culturali e facoltà di teologia. Un modo per aumentare l’influenza turca, ma anche per “esportare” l’idea di Islam sostenuta dall’attuale corso turco, quella cioè legata ai Fratelli musulmani.

Il no della Francia ai licei turchi

Ankara vuole attuare questa strategia anche in Francia. In particolare, dopo aver aperto alcuni istituti in diverse città transalpine, la Turchia chiede di vedere riconosciuti i propri licei. Un modo, dicono da Ankara, per dare la possibilità ai turchi che vivono nel paese europeo di poter studiare la propria lingua e la propria cultura. Ma a Parigi si mostrano cauti, anzi il ministro dell’istruzione Jean-Michel Blanquer afferma categoricamente che non ci sarà alcuna concessione in tal senso dal governo. E le ragioni riguardano proprio le preoccupazioni riguardanti il modello di Islam propagandato da Erdogan: “Troppi gesti di inimicizia sono arrivati dalla Turchia – dichiara il titolare dell’istruzione a Le Figaro – Tutti sanno che la Turchia è in una logica di fondamentalismo islamico che vuole espandere”.

Come spiega sempre Le Figaro, il governo turco prova da cinque anni ad ottenere riconoscimento e parificazione dei propri istituti dal sistema scolastico francese. Tentativi resi vani dalla resistenza dell’entourage dell’istruzione d’oltralpe ed adesso anche dallo stesso governo di Parigi. Anche perché di istituti e scuole legate alla Turchia negli ultimi anni ne sorgono parecchi, circostanza questa che preoccupa maggiormente lo stesso Eliseo. A Strasburgo ad esempio, come scrive Italia Oggi, vi è la presenza di una delle più antiche e numerose comunità turche in Francia e qui dal 2015 opera un liceo turco senza contratto che ha tra i corsi anche l’insegnamento confessionale. Un contesto su cui l’esecutivo francese vuol vederci chiaro e che spinge l’Eliseo a negare la possibilità dell’istituzione di licei turchi.

La strategia di Erdogan

In queste settimane dunque è la querelle sui licei turchi in Francia a destare maggiore scalpore, ma in realtà le mire neo ottomane dell’Akp di Erdogan si manifestano da diversi anni in varie parti del mondo, soprattutto in Europa. L’ideologia dei Fratelli Musulmani, sorretta da Turchia e Qatar, prevede del resto il cosiddetto “Islam politico“: si tratta del perseguimento dell’ideologia legata all’islamismo con mezzi e modalità politiche e culturali, senza dunque ricorrere alla jihad. A livello teologico la fratellanza musulmana è distante dal wahabismo saudita o dal salafismo che origina i movimenti terroristici radicali, ma il modello di società propagandata appare comunque molto influenzato dai principi più rigidi dell’Islam. Una propaganda, per l’appunto, da attuare con tutti i mezzi mediatici e politici a disposizione.

L’Islam politico è un ramo molto importante della strategia neo ottomana di Erdogan: riportare la Turchia al rango di potenza mediorientale equivale anche a far sposare al governo turco tutte le cause delle comunità musulmane anche fuori dal suo paese. E così, Ankara difende ad esempio i greci musulmani presenti in Tracia e supporta la minoranza musulmana turcofona in Bulgaria, apre proprie scuole in Kosovo e recentemente prende posizione in difesa degli uiguri, minoranza turcofona della regione cinese dello XinJiang. Ma la Turchia di Erdogan va oltre, provando a diffondere il proprio modello di Islam anche nel cuore dell’Europa, sfruttando la massiccia presenza di emigrati turchi. Per questo Ankara finanzia istituti culturali ed associazioni musulmane e turcofone in giro per il vecchio continente, fino ad arrivare a chiedere l’apertura di licei turchi in Francia. Il no di Parigi è forse il primo vero ostacolo posto alla volontà di influenza turca in Europa, assecondata da una propaganda però ben avviata già da anni e difficile da fermare del tutto.

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