Bill Gates, Woody Allen, Leon Botstein, l’ex primo ministro israeliano Ehud Barak, Noam Chomsky, il Principe Andrea, l’ex presidente Usa Bill Clinton, il direttore della Cia William Burns: il magnate-pedofilo Jeffrey Epstein, morto per un presunto suicidio il 10 agosto 2019 presso la sua cella del Metropolitan Correctional Center di New York, aveva stretto rapporti di amicizia con politici, giornalisti, intellettuali, uomini d’affari di altissimo livello più di quanto si pensasse. Legami e intrecci con i salotti che contano e con l’élite politico-finanziaria che il magnate, arrestato il 6 luglio 2019 con l’accusa di abusi sessuali su minorenni, già condannato nel 2008 da un tribunale federale della Florida per aver procurato delle ragazze minorenni ad alcuni politici, ha costruito negli anni a suon di donazioni “filantropiche”. Soprattutto nel mondo dell’università, nel quale l’imprenditore – che non era laureato – si era presentato come un generoso benefattore. Soldi e contributi con i quali ha costruito una solida e capillare rete di influenza sul mondo della politica e della finanza. E grazie alla stretta connessione con Università prestigiose come quella di Harvard, è riuscito a ottenere ciò di cui aveva più bisogno in quel momento: legittimazione sociale e autorevolezza.

110mila dollari all’organizzazione no-profit della moglie del rettore

Nel settembre 2019, il direttore del MediaLab del Mit di Boston, Joi Ito, si dimise perché l’ateneo fu accusato di aver ricevuto ingenti finanziamenti dal finanziere: ora a tremare è l’Università di Harvard, i cui rapporti con Epstein sono più profondi di quanto si pensasse, come rivelato di recente dagli articoli pubblicati sul Wall Street Journal e su The Nation. Epstein, secondo quant’emerso, incontrava non di rado i vertici dell’Ateneo che sforna l’élite politica del Paese.

Come Lawrence Summers, direttore del Consiglio Economico Nazionale dal 2009 al 2010, rettore dell’università dal 2001 alò 2006 e Segretario al Tesoro durante l’amministrazione Clinton. Quest’ultimo ebbe almeno una dozzina di incontri con Epstein tra il 2013 e il 2016. Nel 2016, molti anni dopo la sua prima condanna, Jeffrey Epstein donò 110 mila dollari all’organizzazione no profit di Elisa New, professoressa di inglese ad Harvard e moglie di Summers.

Summers e Clinton sull’aereo a luci rosse del finanziere

Nell’aprile 2014, Summers chiese consigli proprio ad Epstein su come raccogliere fondi per l’associazione della moglie e invitò il finanziere a cena  un ristorante nel sobborgo di Brookline a Boston. Secondo The Nation, il rapporto d’amicizia tra Summers ed Epstein risale almeno al 1998, quando il suo nome appare per la prima volta nei registri di volo di Epstein: al tempo Summers ricopriva una posizione di alto livello presso il dipartimento del Tesoro, durante l’amministrazione Clinton prima di essere nominato, l’anno successivo (1999), Segretario al Tesoro degli Stati Uniti.

Dopotutto, non è un mistero che l’allora presidente Usa Bill ClintonJeffrey Epstein fossero grandi amici e che Mark Middleton – storico consigliere dell’ex presidente, morto in circostanze misteriose – fosse uno degli “sponsor” di quell’amicizia. È noto, ad esempio, che il finanziere-pedofilo prestasse all’ex presidente il suo jet per viaggiare oltreoceano. I registri di volo ottenuti da Fox News dimostrano che Bill Clinton ha fatto almeno 27 viaggi a bordo del Boeing 727 di Epstein, soprannominato “Lolita Express”, dal 2001 al 2003. Aereo sul quale viaggio diverse volte anche Summers, futuro rettore dell’Università di Harvard. Secondo Fox News, l’ex presidente dem viaggiò ripetutamente tra il 2001 e 2003 anche con lo stesso Jeffrey Epstein e altri passeggeri. Il jet ha guadagnato il suo soprannome – Lolita Express – perché secondo quanto ricostruito era dotato di un letto dove gli ospiti del finanziere facevano sesso di gruppo, anche con ragazze molto giovani e minorenni. Tra coloro che viaggiavano regolarmente con Bill Clinton c’erano i soci di Epstein: Ghislaine Maxwell e l’assistente di Epstein, Sarah Kellen.

Fiumi di dollari all’Università

In un comunicato diffuso nel maggio 2020, l’Università di Harvard ha ammesso di aver ricevuto un totale di 9,1 milioni di dollari da Epstein tra il 1998 e il 2008 – sostenendo con ben 6,5 milioni di dollari nel 2003 a creare il programma di Harvard in “Evolutionary Dynamics” – al fine di sostenere una serie di attività di ricerca, ma che “nessuna donazione è stata ricevuta dal finanziere dopo la sua prima condanna nel 2008”. Il magnate, tuttavia, continuava a essere molto popolare tra alcuni docenti, tra i quali anche Summers e, nel 2013, diversi membri della facoltà chiesero all’ateneo di riconsiderare una nuova donazione filantropica da parte del finanziere-pedofilo. Tale richiesta fu sottoposta all’allora Preside della Facoltà di Arti e Scienze, Michael D. Smith, che però decise di non accettare la proposta.

Ad Harvard, il finanziere poteva vantare un nutrito gruppo di amici e sostenitori, tra i quali Alan Dershowitz, il presidente del dipartimento di psicologia Stephen Kosslyn; Henry Rosovsky, professore di economia di lunga data e già preside della Facoltà di Arti e Scienze, oltre a David Gergen e Martin A. Nowak, la cui attività di ricerca fu finanziata proprio da Epstein. In particolare, secondo il Wall Street Journal, Epstein incontrò Nowak, Noam Chomsky e altri accademici non identificati nel marzo 2015. L’incontro ebbe luogo presso l’ufficio di Nowak ad Harvard, come confermato dallo stesso Chomsky. Per tutti, la domanda è la stessa: potevano non conoscere “l’attività” di Jeffrey Epstein dopo la prima del condanna nel 2008?