Quasi 800 migranti morti in tre mesi nel Mediterraneo, senza contare i dispersi. Sono i dati ufficiali dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM) e delle agenzie umanitarie. Numeri che non sono semplici statistiche, ma vite di donne, uomini e bambini spezzate nel tentativo di raggiungere l’Europa.
Questi dati si inseriscono in un decennio di tragedie senza sosta. Tra il 2014 e il 2024, il Mediterraneo ha inghiottito oltre 30mila persone tra morti e dispersi; un numero che, includendo i dati del 2025, sfiora ormai le 33mila vittime. E che non sembra volersi fermare. Il Mediterraneo centrale si conferma, già nella prima metà del 2026, la rotta migratoria più letale al mondo.
Il ciclone Harry e la perdita di un presidio civile
A rendere lo scenario ancora più cupo si è aggiunto l’impatto degli eventi climatici estremi. Nella notte tra il 20 e il 21 gennaio 2026, il ciclone Harry si è abbattuto sulle coste della Sicilia e del Sud Italia. La furia della tempesta (con venti che hanno superato i 100 km/h) ha causato mareggiate distruttive e gravi impatti costieri. La nave dell’organizzazione umanitaria ResQ – People Saving People, imbarcazione che ha salvato 1.500 persone, si trovava ad Augusta e non è stata risparmiata da onde alte dieci metri che hanno spezzato gli ormeggi. La nave, salpata per la prima volta il 7 agosto 2021, è finita alla deriva, riportando un grave danno allo scafo, che l’ha resa inutilizzabile. Con il mezzo fuori uso, la capacità di risposta della società civile ha subito un colpo durissimo.
“Insieme, torniamo in mare”
“Abbiamo perso un’imbarcazione, non la ragione per cui l’avevamo messa in mare”, ha dichiarato Luciano Scalettari, cofondatore e presidente di ResQ. “Nel Mediterraneo pochi minuti possono fare la differenza tra un salvataggio e una strage”.
Da questa convinzione è nata la campagna “Insieme, torniamo in mare”. L’obiettivo è acquistare una nuova nave e ripristinare il presidio in mare. La campagna si articola attraverso diverse iniziative solidali per coinvolgere la cittadinanza sui social e il mondo della cultura; come l’asta di oggetti sulla piattaforma online Charity Stars, che metterà in vendita oggetti simbolici appartenuti alla ResQPeople e strumenti di bordo utilizzati durante le missioni di ricerca e soccorso. Alcuni di questi oggetti sono inoltre montati su supporti in legno recuperato dai barconi naufragati sulle coste siciliane, lavorato dalla cooperativa sociale Rò La Formichina (Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII). La parte principale dei fondi raccolti è destinata all’acquisto di un’imbarcazione capace di soccorrere fino a 80 persone.
“Ogni giorno in cui ResQ non è presente nel Mediterraneo”, conclude Scalettari, “è un giorno in cui manca una presenza civile capace di soccorrere, testimoniare e affermare un principio semplice: nessuna persona dovrebbe morire perché non ha trovato qualcuno disposto a tenderle una mano”.