Elon Musk colpisce ancora. Ad un anno dall’acquisizione di Twitter, ora ridenominato X, e all’indomani della pubblicazione del report da parte dell’Unione europea che accusa il social di essere la piattaforma con più disinformazione in assoluto, l’imprenditore sudafricano risponde nella maniera più controintuitiva possibile. Il proprietario di X ha infatti appena confermato un nuovo pesante piano di tagli all’Election integrity team destinato a far discutere. 

La riduzione del personale ha coinvolto metà della squadra responsabile del controllo sulle fake news e sui contenuti fuorvianti relativi ad eventi elettorali. Una notizia preoccupante se si tiene conto che solo nel 2024 si svolgeranno circa 70 elezioni in tutto il mondo, tra le più importanti quelle in Europa, Stati Uniti, Taiwan, Regno Unito, India e Russia. Anche la vittoria lo scorso fine settimana in Slovacchia del candidato filo-russo Robert Fico è stata accompagnata da forti polemiche. Proprio in questo Paese è stato calcolato che nelle prime due settimane di settembre i social siano stati invasi da una valanga di contenuti – oltre 365mila articoli di narrazioni pro-Mosca e discorsi d’odio verso l‘Ucraina – che avrebbero condizionato l’esito del voto. 

“L’uccello è libero”, così Musk aveva annunciato nell’ottobre dello scorso anno l’acquisizione dell’ex Twitter. Un’operazione da 44 miliardi di dollari partita subito all’insegna dei licenziamenti. L’imprenditore si era presentato con un lavandino nel quartier generale del social in California – un riferimento all’espressione let that sink in, “fatevene una ragione” – liberandosi subito di quattro top manager, incluso il ceo Parag Agrawal. Il bagno di sangue vero e proprio è arrivato subito dopo con una riduzione draconiana del personale che ha visto il numero dei dipendenti passare da 8000 a 1500 unità.  

Nel corso di un’intervista Musk ha definito “necessario” rilevare il social anche se gestirlo “è piuttosto doloroso” ed è come essere “sulle montagne russe”. Il patron di Tesla ha inoltre affermato di aver acquistato Twitter “perchè è importante per il futuro della civilizzazione avere una piazza comune digitale dove un’ampia gamma di idee può essere discussa in modo salutare senza ricorrere alla violenza”. L’imprenditore si è spesso soffermato sulla necessità di evitare che la piattaforma si divida in “camere di risonanza della destra o della sinistra che generano più odio e dividono il Paese”.  

L’operazione di Musk aveva incontrato il favore di Donald Trump, oscurato sul social all’indomani dell’assalto dei suoi sostenitori al Campidoglio. Il tycoon, intanto riammesso su X, ha dichiarato di essere “molto contento che Twitter sia ora in mani sane e non sia più guidata da lunatici e maniaci della sinistra radicale”. L’imprenditore sudafricano pare non nutra una particolare stima per l’ex presidente Usa ma appoggia una forma di libertà d’espressione quasi senza limiti e ha sposato la causa anti-woke, finendo spesso nel mirino della sinistra liberal. 

Bruxelles osserva le azioni di Musk con preoccupazione soprattutto dopo l’abbandono di X a maggio del Codice di buone pratiche dell’Unione Europea. Il Codice è stato lanciato nel 2018 e comprende tra gli oltre 40 firmatari, Meta, Google e Tiktok. Annunciando i risultati dei test che hanno mostrato il record negativo sul controllo delle fake news da parte del social di proprietà dell’imprenditore sudafricano, la vicepresidente della Commissione europea Věra Jourová, ha ricordato che Musk “non è al riparo dalla legge”. Un riferimento al Digital services act (Dsa) che obbliga le piattaforme ad agire contro la disinformazione per evitare multe fino al 6% del fatturato. La rappresentante della Commissione ha inoltre lanciato un allarme sul tentativo di Mosca “di inquinare il nostro spazio informativo con mezze verità e bugie per far credere che le democrazie non siano meglio delle autocrazie”. 

Nel frattempo Musk tira dritto e pur ammettendo un calo del 60% delle entrate dalla pubblicità accusa i gruppi di ricercatori indipendenti che conducono ricerche e analisi sui discorsi d’odio sul social network. L’imprenditore ha infatti fatto causa al Center for Countering Digital Hate e ha minacciato di intraprendere le vie legali anche contro l’Anti-Defamation League il quale ha richiamato l’attenzione su contenuti antisemiti postati sulla piattaforma.  

La biografia di Musk appena pubblicata dall’autore Walter Isaacson ha reso evidente come l’imprenditore faccia delle sue aziende degli strumenti per realizzare il suo vero obiettivo: salvare l’umanità. Se si trattasse di un eroe della Marvel, il proprietario di X sarebbe il protagonista perfetto. La storia mette però in guardia da chi si professa â€œuomo del destino” dimenticando che la strada dell’inferno è lastricata di buone intenzioni. Facendo il suo ingresso nell’arena virtuale di cui i social sono attori ormai imprescindibili, Musk probabilmente comincia solo adesso a realizzare che garantire la libertà di espressione senza mettere in pericolo la democrazia è una sfida non meno impegnativa e decisiva che portare l’uomo su Marte. 

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