El día del apagón, ovvero il giorno del grande blackout, per me ignaro viaggiatore in Spagna è cominciato a Lucainena de las Torres, uno dei villaggi della Sierra Cabrera più pittoreschi dell’Andalusia. Ci ero stato qualche anno fa, ci sono tornato proprio ieri. E poco dopo le 12,32, quando tutti i relais della penisola iberica sono scattati all’unisono, mi sono ripresentato al ristorantino della florida signora Maria per un piatto del suo formaggio con olio e pane casereccio. Ho chiesto di andare in bagno e ho ricevuto un’articolata risposta con accento andaluso che è stata davvero troppo per il mio (poco) spagnolo. La ripetizione è stata più secca: “Cogete el móvil que han cortado la lux!”, portati il cellulare che hanno tagliato la luce. Sottinteso, a giudicare dal tono: ‘sti fessi!
E fin lì tutto bene. L’incontro vero con l’apagón arriva però qualche chilometro più in là, nella cittadina di Sorbas. Tutto chiuso, quasi sbarrato, come nei villaggi del West prima di un duello. Ma sono le due del pomeriggio e ci diciamo: qui la prendono sul serio la siesta. Entriamo nell’unico baretto aperto e chiediamo un caffè. Impossibile, ci risponde la titolare, la macchina del caffè non funziona. È andata via la luce in tutta la Spagna, il Portogallo, la Francia. La tipa sembra un po’ stramba, l’atmosfera è un po’ surreale, ed è già tanto se non ci mettiamo a ridere. Poi entro nel bar e vedo un signore che sta arringando i pochi presenti (ogni bar che si rispetti ha il suo tuttologo) e sento per la prima volta la parola apagon, che vuol dire blackout ma suona meno tecnico e più pauroso. La spiegazione non è chiara, c’entrano il Governo di Spagna, i musulmani e una qualche sorta di complotto internazionale. Uno degli astanti sospira la parola apocalipsis. Ma è lì che la realtà del blackout comincia a farsi strada.
I consigli di Pedro Sanchez
È la radio dell’auto a confermare che in effetti è così: in Spagna e Portogallo, e in una parte di Francia, è andata via la luce. Tutta. Di botto. Puff. Frigoriferi spenti. Telefoni bloccati. Internet sparita. E pian piano, dalla radio, il resto del quadro: decine di persone bloccate negli ascensori, il traffico ferroviario completamente fermo, l’emergenza negli aeroporti, la preoccupazione per gli ospedali (il Governo sblocca le riserve petrolifere d’emergenza per tenere in vita i generatori), le folle impaurite nelle metropolitane buie, gli ingorghi di coloro che si sono riversati in strada con l’auto. Via via anche le questioni marginali, come i soccorsi alle decine di persone che l’apagón ha sorpreso in ascensore, o le discussioni intorno alla corrida, la prima della stagione, che si dovrebbe tenere alla Maestranza, la celeberrima plaza de toros di Siviglia. Il tutto mentre il Governo fa sapere che per tornare alla normalità (cosa successa solo stamattina verso le 8) ci vorranno almeno tra le sei e le dieci ore.
Il Governo, per bocca del premier Pedro Sanchez, distribuisce i saggi ammonimenti tipici di queste occasioni. State calmi, non affollate le strade, non correte a far scorta di cibo… Ammonimenti ovviamente disattesi, compresa la corsa a comprare assurde quantità di pane. Per non parlare di quell’altro saggio consiglio di Sanchez: fidatevi solo delle informazioni ufficiali. Che dicono, in poche parole: non sappiamo che cos’è successo, quando lo capiremo ve lo diremo.
I portoghesi: colpa degli spagnoli
Tecnici e scienziati hanno un’ipotesi preferita, che corrisponde a quanto comunicato da Red Eléctrica, la società pubblica che gestisce gli allacciamenti. Ovvero, che alle 12,32 si è avuta nelle reti una fortissima fluttuazione nei flussi di energia dovuta a un calo della produzione di elettricità. In cinque secondi la produzione di elettricità è calata in Spagna del 60%, il che ha portato a un “infarto” del sistema elettrico iberico. E infatti i portoghesi hanno subito detto che era tutta colpa degli spagnoli e l’hanno chiusa lì. Una cronaca, più che una spiegazione. E infatti, per tutto il giorno, è stato un fiorire di ipotesi. La preferita è quella dell’attacco di hacker misteriosi, comunque di un sabotaggio. E dai e dai, alla fine è spuntato (come poteva mancare?) anche lui, Vladimir Putin, che per un non ben identificata ragione ce l’ha su con Spagna e Portogallo.
Comunque sia, alla 8 di stamattina la normalità è tornata e tutti hanno potuto riattaccarsi ai cellulari come prima. Che cosa resta di questa giornata strana? L’entusiasmo delle radio che, potendo trasmettere alla vecchia maniera, cioè in analogico e non in digitale, si sono ritrovate per un giorno padrone dell’informazione, con tutti noi appassionati a collegamenti balbettanti, sonori gracchianti e informazioni frammentarie, a tratti inutili (ad Almeria si è deciso di giocare comunque la partita della serie B di calcio femminile, vinta però dallo Sport Extremadura per 2-1) ma comunque benvenute: il mondo non è finito il 28 aprile 2025. E un dubbio inquietante: se, come pare, non sono stati gli hacker a demolire per quasi un giorno che passerà alla storia il nostro amato “stile di vita”, ma a far saltare tutto è stato un inedito fenomeno atmosferico legato al riscaldamento globale, come dicono diversi scienziati, dobbiamo ovvero essere contenti?