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I recenti dubbi sollevati dai rappresentanti del Comitato di monitoraggio sulla sicurezza dei dati statunitense hanno messo in discussione l’efficacia del vaccino AstraZeneca. Secondo lo studio, l’azienda anglo-svedese potrebbe aver utilizzato vecchie informazioni, ormai obsolete, per descrivere i risultati dei trial effettuati negli Stati Uniti. Immediata la replica della società, che si è affrettata a ribadire quanto riportato nelle ore precedenti. In seguito ai test realizzati in America, Cile e Perù, l’AZD1222 è risultato essere efficace al 79% contro il Sars-CoV-2 nella sua forma sintomatica e al 100% contro i casi più gravi.

Abbiamo parlato di efficacia. È questo uno dei parametri più importanti che il prodotto di una Big Pharma deve centrare prima di poter ricevere un sostanziale via libera da parte delle varie autorità regolatrici sanitarie mondiali. Attenzione però, perché, come già ricordato, il termine efficacia, ovvero la capacità di un dato vaccino di produrre gli effetti voluti o sperati, non deve qui essere frainteso. Se al vaccino X è associata un’efficacia pari al 79% non significa che funzionerà soltanto 79 volte su 100, lasciando ammalare le persone nei casi rimanenti. E no, se negli studi un vaccino presenta una stima di efficacia più alta di un altro, non significa che il primo antidoto sia necessariamente superiore rispetto al secondo.

La differenza del rischio

Prima di confrontare tra loro i vaccini, è doveroso approfondire il procedimento attraverso il quale viene stabilita la loro efficacia. Intanto è bene sottolineare che, per gli statistici, l’efficacia altro non è che una misura di quanto un vaccino si riveli capace di ridurre il rischio dell’insorgere di una malattia o di una forma particolarmente grave di essa. Il numero che circola sui media altro non è che il rapporto tra due valori definiti nell’ambito di un esperimento. Non è, dunque, un dogma assoluto replicabile in ogni contesto.

In genere gli scienziati prendono due gruppi di volontari sani: il primo viene vaccinato, il secondo riceve un placebo. Dopo un periodo di tempo più o meno lungo, durante il quale queste persone vivono la loro vita, gli esperti effettuano un paio di calcoli. Nello specifico, i ricercatori controllano quanti sono i malati presenti nel gruppo dei vaccinati e quanti quelli rintracciabili nell’altro gruppo. La proporzione, frutto del rapporto tra i partecipanti malati e quelli sani offre una certa efficacia. La differenza di rischio è calcolata in percentuale. Lo 0% indica che le persone vaccinate corrono lo stesso rischio di quelle non immunizzate; il 100% significa che il rischio è stato completamente annullato grazie al vaccino.

Gli intervalli di confidenza

Ma l’efficacia dipende anche da altri fattori, come ad esempio il luogo in cui si è svolto lo studio (teoricamente influenzato dalle varianti più contagiose del Covid) e i risultati presi in esame. Già, perché l’efficacia può cambiare quando gli esperti esaminano il tasso di efficacia contro i casi gravi di Covid. In ogni caso, ogni percentuale di efficacia è una stima, non una previsione precisa per il grande pubblico. Come ha sottolineato il New York Times, gli scienziati rappresentano questa incertezza calcolando una serie di possibilità che chiamano intervallo di confidenza.

Detto in altre parole, e considerando un’efficacia del 95%, possiamo essere sicuri al 95% che l’efficacia del vaccino Y “cada” da qualche parte all’interno dell’intervallo di confidenza, delimitato da un valore inferiore (minimo accettabile) e uno superiore (migliore possibile). La Fda americana ha fissato due parametri in merito ai vaccini anti Covid. Ogni Big Pharma deve essere in grado di dimostrare che il proprio prodotto possieda un’efficacia di almeno il 50%, mentre l’intervallo di confidenza non dovrebbe mai scendere al di sotto del 30%.

In definitiva, confrontare tra loro i vaccini in base all’efficacia risulta, oltre che inutile, anche complesso. Un vaccino, infatti, può avere una stima puntuale più alta di un altro. Ma i loro intervalli di confidenza possono tranquillamente sovrapporsi. In tal caso, i risultati ottenuti sono pressoché indistinguibili anche a fronte di un efficacia percentuale differente. In generale, possiamo affermare che tutti i vaccini autorizzati riducono considerevolmente il rischio di contrarre il Covid, e tutti sembrerebbero altresì avere un’elevata efficacia contro i casi più gravi della malattia. Questo è quello che dovrebbe interessare i lettori.