Il fatto che il continente africano partisse svantaggio nella lotta alla pandemia di coronavirus è un dato appurato ormai da molto tempo e fondato sulle estreme lacune del sistema sanitario locale e soprattutto della povertà che impedisce l’accesso alle misure di salvaguardia sociale. Tuttavia, il crescere del numero dei contagiati in Africa è andato decisamente a rilento: complice forse il clima maggiormente arido nel quale il virus ha incontrato difficoltà a veicolare e il forte distacco tra ambienti urbani e campagne rurali. Nonostante ciò il numero degli infetti ha continuato a crescere sin dalla scorsa primavera – nonostante le grandi mancanze anche nel rilevamento stesso dei dati – in una funzione matematica che sembra ancora assai distante dal suo punto di massimo.

l’Africa non è ancora fuori pericolo

Secondo quanto dichiarato dai portavoce dell’Organizzazione mondiale della sanità e riportato dal quotidiano francese Le Monde, l’Africa non sarebbe ancora giunta ad un appiattimento della curva dei contagi: particolare che sottolinea la distanza dal picco della crisi pandemica. In uno scenario che, considerando le carenze e le crisi a cui sono già giunti i sistemi sanitari locali, potrebbe aprirsi a situazioni drammatiche da qui ai prossimi mesi e soprattutto verso le frange più povere della popolazione.

Nigeria, Guinea-Bissau, Sudafrica ed Egitto non sono infatti che solo alcuni dei territori più colpiti, senza considerare quei Paesi nei quali nemmeno sono presenti i tamponi sufficienti. E soprattutto, non si tratta neppure di quelle nazioni messe peggio sotto il profilo sanitario, chiarificando come a preoccupare siano i Paesi del blocco centro-meridionale dell’Africa che versano in condizioni economiche e sociali assai più drammatiche.

Covid, disoccupazione e povertà: lo spettro delle migrazioni

Storicamente, le cause che hanno portato le comunità umane a intraprendere la strada della migrazione si possono contare sulla punta delle dita. Guerre, carestie, malattie e impoverimento economico e delle terre: tutte questioni che occupano quotidianamente il dibattito africano e che la pandemia di Covid-19 non ha fatto altro che peggiorare. In particolar modo, vessando proprio quelle regioni – come la Nigeria – che sono già alle prese con la povertà, la guerra civile e la minaccia jihadista e che già da molti anni si configurano come territori di partenza dei flussi migratori – anche interni allo stesso territorio africano. E in questa situazione, dunque, la possibilità che un numero sempre maggiore di persone possa tentare la strada per l’Europa è in crescita, con tutte le sue naturali conseguenze

E l’Italia rischia di nuovo

In tempo di crisi sanitaria purtroppo le stesse migrazioni portano con sé il pericolo della diffusione del patogeno: particolare già evidente con il caso di migranti infetti arrivati sulle coste italiane. In una situazione che, ancora una volta, si conferma potenzialmente drammatico in parte per l’Europa ma soprattutto per l’Italia.
Il grosso pericolo per Roma, infatti, adesso deriva dalla possibilità che all’interno dei flussi sia presente un alto numero di positivi al coronavirus che potrebbero diffondere nuovamente il contagio sul territorio italiano. E in modo particolare, proprio sul territorio d’arrivo – quello meridionale – con difficoltà sanitarie maggiori rispetto al resto dell’Italia.

In questo scenario, dunque, il nostro Paese rischia di essere messo di nuovo di fronte ad una sfida non in grado di affrontare da solo ma davanti alla quale l’Europa sembra – ancora una volta – non essere intenzionata a muovere un singolo dito. Sottolineando nuovamente come, in realtà, molto spesso Bruxelles tenda a condividere soltanto il “bello” dell’Unione ma si dimentichi dell’importanza data anche dalla necessità di spartirsi le difficoltà.

 

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