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Società

Ecco perché la variante inglese non deve spaventare

A distanza di un anno da quando il mondo si è trovato a fronteggiare per la prima volta il coronavirus, ecco che  arriva un nuovo nemico: la confusione. Quest’ultima è stata alimentata dalle notizie relative a una nuova variante dell’agente...
Coronavirus, le immagini al microscopio (La Presse)

A distanza di un anno da quando il mondo si è trovato a fronteggiare per la prima volta il coronavirus, ecco che  arriva un nuovo nemico: la confusione. Quest’ultima è stata alimentata dalle notizie relative a una nuova variante dell’agente patogeno diffusosi negli ultimi giorni in Inghilterra. La mutazione sta guastando i piani del Natale agli abitanti d’Oltremanica e al tempo stesso sta generando panico in tutta Europa con misure eccezionali adottate da diversi governi.

L’allarme sulla variante del coronavirus

Dopo i primi sospetti iniziati a trapelare gli scorsi giorni è arrivata la conferma: il Covid-19 ha subito una modifica. La notizia è stata diramata dalla Gran Bretagna, Paese in cui è stata rilevata la variante che corre con maggiore velocità rispetto al virus finora conosciuto. Londra la città più colpita con più di mille infezioni da Sars-Cov-2 mutato. Il “nuovo virus” ha si la capacità di veicolare maggiormente tra le persone ma non ci sono al momento elementi che accertino che sia più letale. Ma tanto è bastato affinché il primo ministro del Regno Unito Boris Johnson è corso ai ripari con nuove misure contenitive attuate per evitare alla variante di diffondersi maggiormente. Londra e il sud est dell’Inghilterra, zone in cui la variante si è diffusa, sono passate in lockdown. In queste aree dunque, per almeno 10 giorni, sarà applicata la misura di contenimento più alta: vietato uscire di casa, se non per motivi di comprovata necessità, vietati gli incontri tra familiari anche nel giorno di Natale, salvo per le persone i cui contatti familiari siano indispensabili in relazione al loro stato di necessità,  negozi e attività chiuse. Insomma, le festività dovranno essere trascorse all’insegna della massima prudenza. L’allarme lanciato dall’Inghilterra non ha lasciato indifferente l’Europa che è corsa ai ripari vietando i viaggi da e per Londra: la capitale britannica rimane oggi più isolata che mai.

In Inghilterra è scattato l’allarme, ma il virus è già mutato altre volte

La notizia arrivata dal Regno Unito in questi giorni ha suscitato allarmismo e panico in diverse Nazioni europee. Tuttavia è ben noto che il virus nel corso della sua vita è soggetto a delle variazioni. Senza andare lontano, a marzo il virus arrivato in Italia e in altre Città europee da Wuhan era già una variante di quello che ha causato numerosi focolai in Cina. In Europa come anche negli Usa, è arrivata infatti la variante D614G che si è rapidamente diffusa. Di recente, cioè in estate, anche in Spagna è stata registrata un’altra mutazione del virus identificato col nome di 20A.EU1. Il nuovo virus si è diffuso velocemente fra gli abitanti ma anche in altre città europee per il tramite dei turisti.

Davvero dunque ci si deve preoccupare per le varianti da Sars-Cov-2? A questa domanda ha già risposto a novembre su InsideOver, il presidente dell’Aifa Giorgio Palù: “Da qui in avanti occorre attendersi tante mutazioni” ha dichiarato il virologo con fermezza. Già mesi fa lo studioso ha messo in guardia sul naturale percorso che segue la vita del coronavirus: “Il morbo – ha detto – non ha interesse a uccidere l’ospite, altrimenti farebbe estinguere sé stesso. Anzi, noi sappiamo che dal progenitore di Wuhan il virus si è evoluto in diverse mutazioni che lo hanno reso molto contagioso ma al tempo stesso meno letale”.

Il confronto tra la mutazione spagnola e quella inglese

Andiamo per un attimo ad esaminare quanto accaduto in estate in Spagna. Un gruppo di ricercatori internazionali ha messo a punto uno studio, pubblicato anche sul New England, in cui è stato dimostrato come la seconda ondata di contagi in Europa è partita da una mutazione genetica del coronavirus. La variante è stata chiamata 20A.EU1 ed è stata rintracciata proprio nel Paese iberico. Dalle zone rurali della Spagna, in estate il “nuovo virus” si è diffuso nelle grandi Città e poi a settembre è stato esportato in altre aree europee tramite i vacanzieri che avevano scelto le spiagge spagnole come meta per le proprie ferie. Secondo lo studio internazionale, la variante iberica si è dimostrata da subito molto più contagiosa ma meno letale.

Esattamente le stesse caratteristiche attribuite oggi alla variante inglese. Quest’ultima sarebbe in circolazione anch’essa da settembre. Le similitudini tra le due mutazioni del virus non sono destinate a finire qui: lo studio effettuato sulla Spagna, ha dimostrato come la variante 20A.EU1 sia stata responsabile dell’80% dei nuovi contagi in Gran Bretagna ad inizio seconda ondata. In poche parole, potrebbe non essere inverosimile pensare che la nuova mutazione sia figlia di quella già vista in Spagna. Non è un dettaglio di poco conto. Questo vorrebbe significare che quanto si sta vedendo nelle ultime ore non è nulla di diverso da quanto già riscontrato a settembre nel contesto iberico. La nuova variante ha le stesse caratteristiche di quella diffusasi con la seconda ondata. Non ci sono quindi “allarmi nuovi”, né tanto meno le notizie piovute da Londra hanno in qualche modo trovato disorientata la comunità scientifica.

Le varianti fanno parte della vita di un virus

A confermare la similitudine tra le due varianti, è stato nelle scorse ore anche il virologo Matteo Bassetti: “È una variante, non sarà la prima e neanche l’ultima – ha dichiarato lo studioso ad Alessandro Ferro su ilGiornale.it – gli inglesi hanno riportato questa variante più contagiosa ma al momento non sembra essere più letale. Hanno fatto analisi genomiche ed hanno visto delle minime mutazioni che lo rendono più trasmissibile. Era già stata descritta in Spagna quest’estate”. Non a caso anche sui social il virologo ha tenuto a rilanciare un appello: “No panic”, si legge sul suo profilo Instagram. Una parola d’ordine ripetuta anche da diversi altri studiosi. Non solo la variante inglese di per sé non è molto diversa da altre mutazioni, ma le variazioni dei virus sono perfettamente in linea con quanto storicamente accaduto in tutti i cicli epidemici.

È una lotta che il virus compie per sopravvivere: deve adattarsi al suo ospite, in questo caso l’essere umano, e non ucciderlo perché altrimenti, come sottolineato da Giorgio Palù sempre su InsideOver, “estinguerebbe sé stesso”. Ecco perché le mutazioni stanno rendendo l’attuale coronavirus meno letale e più contagioso. Le mosse prese da diversi governi in Europa, quali su tutte la chiusura dei voli dalla Gran Bretagna per il timore della diffusione della nuova variante, sembrano quindi più dettate dal panico che da giustificazioni di ordine scientifico. Non solo: la mutazione non renderebbe meno efficace i vaccini che a breve saranno somministrati anche in Italia. A confermarlo è stato lo stesso virologo Palù, in veste però di presidente dell’Aifa: “Il vaccino funziona”, ha dichiarato lo studioso a La Stampa.





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