I casi di coronavirus in Germania continuano a crescere e la diffusione del Covid nei mattatoi tedeschi ora spaventa l’Europa. Sono 477 nuovi positivi secondo l’Istituto Robert Koch, la maggior parte legati al cluster della sede della Tönnies, azienda che si occupa della lavorazione delle carni a Rheda-Wiedenbrück. Siamo nel distretto di Gütersloh, nel Nord Reno-Westfalia, dove nei giorni scorsi è stato imposto un nuovo lockdown per il contagio di oltre 1.550 lavoratori, in maggioranza romeni.

Fino al 30 giugno saranno chiuse scuole, negozi, ristoranti, palestre e si dovranno limitare gli spostamenti. Un salto indietro di tre mesi per gli abitanti di Gütersloh che ora rivivono l’incubo della prima fase della pandemia. Chiuso anche il vicino distretto di Warendorf, mentre le regioni confinanti, come la Baviera e il Meclemburgo-Pomerania hanno annunciato lo stop ai pernottamenti per chi arriva dalle “zone rosse”.

Sotto accusa c’è il sistema di ventilazione dello stabilimento, uno dei più grandi in Europa, che avrebbe favorito la diffusione del virus. Martin Exner, virologo tedesco, ha spiegato come il raffreddamento dell’aria, con una temperatura da sei a dieci gradi, avrebbe creato l’ambiente ideale per il contagio. A sostenere la sua tesi c’è un’indagine del centro di ricerca sul coronavirus di Heinsberg. L’ambiente umido, inoltre, potrebbe aver giocato un ruolo nell’aumentare la diffusione attraverso i droplet.

Nel mirino, poi, ci sono le condizioni di lavoro e di vita delle 7mila persone impiegate nell’impianto, quasi tutti lavoratori stagionali romeni, polacchi e bulgari. Secondo la Bbc lo stabilimento sarebbe stato molto affollato così come i dormitori, mentre Repubblica riferisce come il proprietario del gruppo, Clemens Tönnies, non avrebbe fornito informazioni affidabili alle autorità locali.

L’alto numero di contagiati e il fatto che molti di loro provengano da altri Paesi europei preoccupa i vertici dell’Oms. Molti dei lavoratori, infatti, come riporta Euronews, sarebbero fuggiti facendo ritorno nei Paesi d’origine. Pare che molti non avessero neppure un regolare contratto. Le autorità tedesche sono in contatto con quelle romene, che hanno chiesto al governo di Berlino “le cifre ufficiali relative ai concittadini contagiati e i dati di identificazione dei 17 concittadini che hanno lasciato la zona di quarantena” per tracciare i loro spostamenti. “Stiamo seguendo il focolaio, così come altri cluster in impianti di trasformazione alimentare, per sapere perché accadono e capire come fermarli”, ha chiarito il responsabile tecnico per il coronavirus dell’Oms, Maria Van Kerkhove.

“Non sarà una nuova Ischgl”, assicurano intanto i media tedeschi, con riferimento alla località sciistica austriaca dove a fine febbraio si infettarono migliaia di turisti europei. Finora i contagi al di fuori del mattatoio non sono molti e i virologi sono fiduciosi. “Oggi abbiamo maggiori possibilità di ridurre la diffusione rispetto al marzo scorso, oggi conosciamo meglio il virus, quello che si sta facendo nei due distretti è soprattutto prevenzione”, ha detto alla Deutsche Welle Hajo Zeeb, infettivologo dell’Istituto Leibniz per la prevenzione, ricerca ed epidemiologia di Brema.

Gli esperti di casa nostra, invece, sono più cauti. “Non possiamo aspettarci che Sars Cov-2 sparisca come la Sars, nel giro di un’estate, perché ci sono milioni di contagiati in tutti e cinque i continenti”, ha spiegato Andrea Crisanti, direttore della Microbiologia e virologia dell’Università di Padova in un’intervista al Fatto Quotidiano. “Il nostro autunno sarà come i mattatoi tedeschi adesso, dove il virus anche ora sta facendo danni seri”, ha avvertito, mettendo in guardia sui “contagi importati da Paesi in cui l’epidemia è fuori controllo”.

D’accordo con lui anche Massimo Galli, direttore del dipartimento Malattie Infettive dell’ospedale Sacco di Milano. “È evidente – ha spiegato di recente su Rai 3, ospite della trasmissione Agorà – che ci siano dall’estero rischi di infezione da coronavirus, basta vedere quello che sta succedendo in Germania con i mattatoi, questo lo sapevamo già quando si è deciso di riaprire i nostri confini”. “L’importante – suggerisce l’infettivologo – è che a livello di ogni regione sia approntato un apparato di sorveglianza tale da monitorare e migliorare l’attenzione e l’organizzazione quando arrivano turisti stranieri”.

“Il problema – ha aggiunto Galli – è che il virus non si è affatto rabbonito e presenta una capacità di diffusione maggiore in caso di un focolaio nuovo: i nuovi infetti saranno più efficienti nel trasmettere l’infezione rispetto ai vecchi infetti, che magari da tempo coabitano con virus”. Non bisogna, quindi, abbassare la guardia. “Notiamo che se la rendiamo troppo facile per questo virus, si diffonde molto, e rapidamente di nuovo, non avviene solo a Guetersloh ma anche a Gottinga, a Leer, a Brema e in chiese e cerimonie familiari”, ha detto il ministro della Salute tedesco, Jens Spahn, intervistato dall’Ard. Il Covid-19, avverte, è ancora “un rischio”.

È un momento difficile
STIAMO INSIEME