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I Paesi Bassi hanno dato inizio alla campagna di vaccinazione contro il Covid-19 solamente il 6 gennaio, in grave ritardo rispetto agli altri Stati membri dell’Unione Europea. La strategia vaccinale del Paese, come ammesso dal primo ministro Mark Rutte, si è rivelata imperfetta. Il premier si è giustificato affermando che il governo aveva puntato molto sul preparato sviluppato dalla società biotech anglo-svedese AstraZeneca, che non deve essere conservato a basse temperature e può essere somministrato dai medici di famiglia e che non si aspettava che l’Agenzia Europea del Farmaco (EMA) approvasse così velocemente il vaccino della Pfizer. Gli errori marchiani commessi dall’esecutivo olandese sono, però, poco giustificabili. La Commissione Europea aveva reso noto, nel mese di ottobre, che le nazioni avrebbero dovuto prendere in considerazione scenari alternativi per quanto concerne la conservazione e la distribuzione dei vaccini. A rallentare ulteriormente i Paesi Bassi sono state alcune problematiche relative all’aggiornamento dei sistemi informatici utilizzati dal servizio sanitario. L’aggiornamento era necessario per istituire un registro di appuntamenti su scala nazionale e per tracciare quali vaccini si dovevano somministrare ai diversi pazienti.

Poca coerenza

I Paesi Bassi sono stati duramente colpiti dalla pandemia. I casi d’infezione registrati ad oggi nel Paese sono più di 850mila, su una popolazione di appena 17 milioni di abitanti mentre oltre 12mila persone hanno perso la vita a causa del morbo. La curva dei contagi è cresciuta molto rapidamente dopo la stagione estiva e ciò ha costretto le autorità ad istituire un primo lockdown parziale a partire dal 14 ottobre. In questa occasione sono stati chiusi bar, caffè e ristoranti se non per l’asporto e le consegne a domicilio, è stata vietata la vendita di alcolici dopo le otto di sera ed è stato imposto l’uso della mascherina sui mezzi pubblici e nei luoghi pubblici al chiuso.

Il 3 novembre il lockdown è stato rafforzato e sono stati chiusi altri luoghi pubblici come i cinema ed i musei, poi riaperti dal 19 novembre quando le misure restrittive sono state allentate. Le cose, però, non sono migliorate e quindi il governo è tornato ancora una volta sui propri passi ed a partire dal 15 dicembre ha imposto un lockdown molto duro ed in vigore almeno sino al 19 gennaio. Sono stati chiusi tutti i negozi non essenziali, i locali che offrono servizi di ristorazione, le palestre, le piscine ed ancora una volta i musei, i cinema, i teatri ed altri luoghi pubblici di svago. I cittadini possono incontrare al massimo una persona non convivente all’aperto ed avere due ospiti in casa.

I dati

La via morbida tentata dai Paesi Bassi nell’affrontare la pandemia si è rivelata un fallimento. Il tasso di incidenza a 14 giorni del Covid-19 nel Paese, come segnalato dai dati dello European Center for Control and Disease di fine 2020, era di 759 casi per 100mila abitanti. Il numero di pazienti ricoverati in ospedale ha iniziato, seppur lentamente, a decrescere ma ci vorrà comunque del tempo prima che la situazione possa definirsi sotto controllo. Il 7 gennaio, per la prima volta in un mese e come ricordato da Nl Time, si è registrata una diminuzione dei ricoveri su base settimanale e questi ultimi sono passati dai 2817 del 31 dicembre ai 2756 della data presa in esame. Sarà probabilmente necessario prolungare di circa due settimane, come suggerito da diversi esperti, il lockdown in vigore fino al 19 gennaio e non è comunque detto che in seguito il quadro si evolverà in maniera più favorevole.

Scelte controverse

Il primo ministro Rutte ha ripetutamente affermato, nel corso dei mesi, di non voler imporre ai suoi concittadini l’uso delle mascherine ed un importante consigliere del governo in materia di sanità aveva dichiarato, in contrasto con quanto sostenuto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, che l’utilizzo di questo dispositivo di protezione personale non avrebbe comunque contribuito a frenare la diffusione del virus. Si è trattato di una scelta comunicativa sbagliata e di un errore grave. Il governo è stato poi costretto a fare marcia indietro alla fine di settembre ma probabilmente l’opinione pubblica andava sensibilizzata sul tema con alcuni mesi di anticipo. All’inizio di dicembre, quando era già in vigore un provvedimento che prevedeva una sanzione di 95 euro per il mancato uso della mascherina, diversi negozi avevano reso noto che non avrebbero negato l’ingresso ai clienti privi del dispositivo di protezione. Un’altra carenza che può aver reso meno efficace il contenimento del Covid è stata la scarsa capacità, da parte dei laboratori del Paese ed in alcune occasioni, di svolgere un adeguato numero di test diagnostici. La difficoltà nel tracciare e nell’isolare gli infetti può aver contribuito ad accelerare la diffusione del contagio.