Restrizioni e chiusure dominano, ormai da mesi, lo scenario europeo. Tutte le nazioni del Vecchio Continente sono dovute correre ai ripari per provare a frenare la seconda ondata di contagi del Covid-19 che, grazie alla rigida stagione invernale ed alle varianti più contagiose, sembra non voler lasciare l’Europa. C’è, però, anche un altro lato della medaglia ed è quello dei costi economici, sociali e psicologici derivanti da chiusure prolungate nel tempo, talvolta esagerate e lesive delle libertà civili. Gli organi giudiziari ed i parlamenti non sono riusciti ad opporsi, con efficacia, alla preponderanza del potere esecutivo e quasi nessuno ha provato a mettere in discussione lo status quo. Qualcosa, però, potrebbe essere sul punto di cambiare e si cominciano a registrare le prime sconfitte per i “chiusuristi”.

Il Belgio altolà di una corte federale

Una corte belga ha ordinato al governo federale di rimuovere, entro 30 giorni, tutte le misure contro il coronavirus perché prive di una base legale evidente. Il tribunale di primo grado di Bruxelles ha dato all’esecutivo un mese di tempo per agire e qualora ciò non accada verrà multato di cinquemila euro al giorno fino ad un massimo di 200mila euro in totale. Per mesi il governo belga ha usato i decreti legislativi di emergenza per imporre restrizioni scavalcando l’autorità del parlamento e questo stato di cose ha spinto la Lega per i Diritti Umani a fare ricorso.

Quest’ultimo è stato promosso alla fine di febbraio con la motivazione che i diritti umani dei cittadini venivano violati senza una base legale e sorprendentemente i giudici si sono schierati con i ricorrenti. Il governo belga guidato dal primo ministro Alexander De Croo, che è in procinto di varare una legge pandemica per coinvolgere i deputati nel processo decisionale, ha già annunciato che si rivolgerà al tribunale d’appello per provare ad invalidare la sentenza.

Il Belgio, dove 22,763 persone hanno perso la vita a causa del coronavirus, è stato tra i paesi più colpiti dalla pandemia e le autorità hanno recentemente annunciato nuove restrizioni per alleviare la pressione sugli ospedali e contenere il virus. Sono state chiuse tutte le scuole, asili esclusi, parrucchieri e centri estetici. I negozi non essenziali possono rimanere aperti unicamente su appuntamento mentre i ristoranti sono chiusi ormai da ottobre.

Stop anche in Finlandia

Il governo finlandese del primo ministro Sanna Marin ha dovuto ritirare la proposta di istituzione di un lockdown, che aveva presentato al parlamento, dopo la bocciatura ricevuta da un comitato di legge costituzionale. Quest’ultimo ha chiarito come la scelta di confinare le persone in case nelle aree con più infezioni fosse imprecisa ed in disaccordo con la Costituzione. Il comitato si è definito contrario alle restrizioni su larga scala ed ha chiarito come queste ultime dovrebbero essere mirate nei confronti di eventi od occasioni rischiose, come, ad esempio, gli incontri tra privati.

L’esecutivo, che aveva dichiarato di voler sottoporre a lockdown cinque città, tra cui la capitale Helsinki, per limitare la crescita delle infezioni di coronavirus e le ospedalizzazioni, dovrà così rivedere i propri piani e cercare una via alternativa per raggiungere i propri scopi. La Finlandia è stata lodata, in passato, per come ha gestito la pandemia ed è stata tra i paesi meno colpiti dal Covid-19 in Europa. Al momento 259 persone in tutto il paese sono ricoverate in ospedale a causa del Covid-19.

Baleari e Canarie sfidano Madrid

In Spagna si è aperto un vero e proprio scontro tra governo centrale ed alcune autorità regionali in merito all’imposizione dell’uso delle mascherine all’aperto a prescindere dalla distanza interpersonale. Il governo delle Isole Baleari, una popolare destinazione turistica, ha annunciato che le mascherine non saranno obbligatorie nelle piscine e nelle spiagge locali dato che la legge federale non può invalidare quella regionale.

Si teme che provvedimenti di questo genere possano portare, come accaduto lo scorso anno, ad una massiccia serie di cancellazioni da parte dei turisti stranieri che vogliono recarsi in vacanza sulle isole. Anche il governo delle Isole Canarie ha reso noto che i suoi servizi legali stanno esaminando la legge per determinare quali saranno le possibili prossime contromosse. Il settore turistico spagnolo versa in uno stato di grave crisi ed è alla disperata ricerca di una ripresa.