Ecco le nazioni ancora “immuni” alla pandemia di Covid-19

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Il Covid-19 è ormai diffuso in ogni continente ed ha colpito la quasi totalità degli Stati del mondo: ci sono, però, alcune eccezioni. Si tratta perlopiù di nazioni piccole, remote, nella maggior parte dei casi insulari e lontane dai grandi flussi turistici. Qui il morbo non è (ancora) arrivato grazie alla chiusura dei confini e ci si augura che non arrivi mai data l’arretratezza e l’impreparazione dei sistemi sanitari locali. Le nazioni al momento immuni sono 18 sulle 193 appartenenti alle Nazioni Unite e comprendono diversi Paesi dell’Oceania, dalle Isole Samoa alla Micronesia, dalle Isole Tuvalu alle Tonga, alcuni Stati africani, come Sudan del Sud, Lesotho e le Isole Comore ed altri asiatici, come Corea del Nord, Turkmenistan, Tagikistan e Yemen. In alcuni casi, però, è possibile che il Covid-19 sia già presente ma che non sia stato ancora rilevato, si pensi allo Yemen devastato da anni di guerra civile oppure al Sud Sudan, praticamente privo di un vero e proprio sistema sanitario.

Isolamento e aperture

Corea del Nord e Turkmenistan, due nazioni con un sistema politico altamente centralizzato, sembrerebbero essere riuscite a sfuggire alla pandemia pur confinando con Paesi flagellati dal morbo. Pyongyang ha chiuso precocemente i propri confini terrestri (che in massima parte sono con la Cina) ed ha adottato stringenti misure anti-epidemiche come la messa in quarantena di migliaia di persone a rischio. Più recentemente sono stati annunciati nuovi provvedimenti: dalla disinfezione di banconote all’esame dei depositi d’acqua del Paese. La Corea del Nord era isolata già prima della pandemia e questa condizione l’ha probabilmente aiutata a fronteggiare meglio la situazione. Il caso del Turkmenistan è molto simile a quello di Pyongyang: anche qui sono state organizzate disinfezioni di massa, chiusi i confini, imposte restrizioni e diffuse campagne di prevenzione.

Il Tagikistan è invece al momento immune dal coronavirus malgrado l’assenza di misure contenitive: gli eventi pubblici non si sono fermati ed in uno di essi, svoltosi in uno stadio nella città di Khujand e con la partecipazione di 12mila persone, il presidente Emomali Rahmon ha rassicurato la popolazione sulla necessità di non farsi prendere dal panico a causa dell’epidemia. Le preghiere collettive sono state brevemente sospese mentre le moschee hanno recentemente riaperto. Le autorità hanno poi deciso di non cancellare le celebrazioni per la festività primaverile del Navruz, un’altra occasione per la formazione di assembramenti. Secondo alcune fonti il governo avrebbe comunque già redatto una serie di misure da introdurre nel caso l’emergenza sanitaria si concretizzi: il Tagikistan è la nazione più povera dell’Asia Centrale e non ha un sufficiente numero di posti letto, medici e respiratori per far fronte ad un’epidemia che potrebbe trasformarsi in tragedia nazionale.

L’Oceania

Le nazioni insulari del Pacifico hanno perlopiù dichiarato lo stato d’emergenza interna ed in alcuni casi, come in quello di Tonga e delle Isole Kiribati, si è proceduto ad un lockdown totale o parziale. Le economie di questi Stati, dipendenti dal turismo e dalle rimesse dall’estero, rischiano una profonda recessione a causa della pandemia mondiale e secondo alcuni economisti la contrazione dei Pil nazionali potrebbe raggiungere o superare il 10 per cento nel 2020. Sullo sfondo c’è poi lo scontro tra Australia e Cina che cercano di espandere, a discapito del rivale, la propria sfera d’influenza nell’area: il primo ministro australiano Scott Morrisson ha infatti affermato che sarà fatto di tutto per aiutare i Paesi della regione mentre Pechino ha inviato respiratori e kit per i test alle Isole Vanuatu.