L’Euro è ormai un caposaldo dell’economia continentale e non solo. Si tratta di un paradigma che non è più in discussione. Ma c’è ancora chi dibatte sulla vicenda dell’adesione italiana. Conosciamo quante polemiche siano state sollevate per il modo e per le tempistiche accettate dal nostro Paese (il presidente del consiglio era Romano Prodi, la maggioranza di centrosinistra) per aderire al sistema della moneta unica.

Oggi, il dibattito in materia, si è naturalmente spento, ma c’è chi, tra i protagonisti dell’epoca, ha deciso di rivelare come siano andate le cose e quale fosse il suo punto di vista. Critico, a dire il vero, come ormai non è un mistero. La questione posta all’attenzione della bilancia delle opportunità non è tanto quella relativa all’ingresso: più o meno nessuno, ormai, ha qualcosa da dire sul fatto che il Belpaese faccia parte dei Paesi che hanno sposato la causa della valuta europea. Il tema, semmai, è il “come”. Perché le modalità, secondo più di qualcuno, avrebbero potuto modificare parte della nostra sorte economica recente.

Antonio Fazio era governatore della Banca d’Italia quando l’Italia è passata dall’utilizzo della Lira a quello dell’Euro. In un’intervista rilasciata al quotidiano La Verità, l’ex vertice bancario ha posto più di qualche accento sulle tempistiche, spiegando che, nel caso in cui fosse dipeso da lui, l’Italia non si sarebbe affrettata: “La speculazione si sarebbe abbattuta sul Paese. E alla fine il percorso sarebbe comunque proseguito. Oltre al danno, la beffa. L’incontro fra banchieri centrali nel marzo del 1997 essenzialmente mi dava ragione. L’Italia non poteva entrare nella moneta unica e sarebbe stato più saggio – come avevo più volte detto – rimandarne ingresso”. Ma Fazio, durante le trattative, non è riuscito (o forse non ha potuto) a imporre né le sue idee né la sua linea in materia.

L’intervista prosegue con una disamina sulle previsioni che Fazio aveva in testa. L’ex banchiere non fa mistero di aver immaginato l’Italia in prospettiva durante quella fase così delicata: “Avremmo progressivamente perso reddito e produzione industriale. Purtroppo, avevo ragione. Se l’economia eurozona fosse cresciuta – annota Antonio Fazio – , saremmo cresciuti di meno. Se invece fosse arretrata, saremmo arretrati di più”. Insomma, una situazione molto lontana da un successo assicurato, secondo la ricostruzione dell’ex numero uno della Banca d’Italia. Ma nonostante lo specchietto sull’avvenire, Romano Prodi ha scelto nel 2001 di tirare dritto, accettando quanto gli era stato proposto in sede di dialettica europea, soprattutto dalla Germania.

La disamina di Fazio prosegue, con una serie di ragionamenti che riguardano pure il potere delle singole nazioni all’interno del sistema dell’Euro. In realtà, con l’avvento del premier Mario Draghi, la situazione è cambiata in maniera repentina, e l’Italia è tornata a recitare una parte da assoluta protagonista. Ma l’ex governatore della Banca d’Italia fa presente comunque come i rapporti tra alcune nazioni siano sbilanciati secondo il suo punto di vista. Ad esempio quello tra la Germania e l’Olanda, che guadagnerebbe parecchio dagli equilibri per come sono stati concepiti. E noi? “Abbiamo arretrato su tutto – annota l’intervistato – . Consumi, investimenti e spesa pubblica. Tranne che sulla bilancia commerciale. E non perché esportiamo di più, ma perché importiamo di meno. Avendo fatto austerità, abbiamo diminuito l’import. Mentre l’export è cresciuto in proporzione di meno rispetto a quello di altri Paesi”.

Si farebbe fatica, dunque, a rintracciare qualche elemento positivo. Il fronte “no Euro”, per fortuna, non esiste più. Ma Fazio non è il solo, in questi anni, ad essersi espresso in maniera critica su tempi del percorso percorso e sulla qualità delle decisioni assunte a cavallo tra gli anni novanta e l’inizio del nuovo millennio. E come alternativa, l’ex governatore non sembrerebbe suggerire un mancato ingresso, ma qualche attesa in più.