L’esecutivo irlandese di grande coalizione ha deciso di ribellarsi, caso quasi unico in Europa, al parere degli scienziati del National public health emergency team (Nphet), l’equivalente del Comitato tecnico scientifico italiano. Il Nphet aveva suggerito all’esecutivo di imporre severe restrizioni in tutto il Paese in seguito al forte aumento di contagi provocati dal virus Sars-Cov-2, una strada che la classe politica ha deciso, per il momento, di non seguire. I tecnici irlandesi ritengono necessario adottare le misure previste dal Livello 5, lo stato d’allerta più elevato del sistema di controllo di Dublino e che prevede dure limitazioni alle libertà personali dei cittadini. Tra queste ci sono il divieto di avere ospiti in casa, la chiusura dei centri sportivi e delle palestre, la sospensione delle funzioni religiose, la serrata di bar, pub, ristoranti (aperti solo per asporto o consegne a domicilio), alberghi e negozi non essenziali e l’obbligo di restare a casa, con la possibilità di allenarsi all’aperto in un raggio di 5 chilometri da casa. L’esecutivo ha optato, invece, per un approccio più morbido: le misure previste dal livello 3, lo stato d’allerta intermedio, sono state estese a tutto il Paese mentre in precedenza erano valide per le sole contee di Donegal e Dublino.

La situazione epidemiologica

Le restrizioni previste dal Livello 3 resteranno in vigore per almeno tre settimane ma potrebbero essere prolungate qualora i casi non si stabilizzino. Un’evenienza improbabile se si tiene conto dell’evoluzione della curva dei contagi nelle ultime settimane. L’Irlanda sembrava essere riuscita ad eliminare, quasi completamente, il Covid-19 dal territorio nazionale nei mesi di giugno, luglio ed all’inizio di agosto. In questo periodo i nuovi casi giornalieri erano stabilmente sotto quota 50 (il Paese ha circa cinque milioni di abitanti) ed in svariate occasioni l’incremento era stato inferiore alle 10 nuove infezioni nell’arco di 24 ore. Qui, come altrove, il movimento delle persone durante le vacanze estive, la ripresa della vita sociale e la riapertura delle attività produttive ha portato ad un marcato aumento della circolazione virale. Nella settimana appena trascorsa i contagi giornalieri sono stati tra i 364 ed i 605 ma già nell’ultimo mese avevano abbondantemente superato quota 200. Il Dottor Ronan Glynn, a capo dei servizi medici della nazione, ha avvisato che le restrizioni dovute al Covid-19 resteranno in vigore per almeno sei-nove mesi e che i cittadini dovranno programmare Halloween ed il Natale tenendo conto di ciò.

Visioni contrastanti

Il caso dell’Irlanda è destinato a riaprire la controversia tra chi è deciso a seguire, a tutti i costi, le indicazioni provenienti dal mondo scientifico in materia di contenimento del virus e chi, invece, preferisce agire diversamente. Diversi governi europei, in primis quello italiano, hanno deciso di affidarsi, talvolta in maniera passiva e pedissequa, ai suggerimenti degli comitati scientifici per cercare di tenere sotto controllo la situazione. Un approccio che ha contribuito a salvare vite umane ma che, al tempo stesso, ha paralizzato la vita economica e sociale per lungo tempo ed ha inflitto gravi danni psicologici a molte persone. Dal lato opposto della barricata ci sono, tra gli altri, Paesi come il Brasile, gli Stati Uniti e la Svezia. Qui i governi hanno scelto di non imporre coercitivamente rigorose misure di distanziamento sociale ed hanno accuratamente evitato i lockdown nazionali. Il costo in termini di vite umane, in particolare in Brasile e negli Stati Uniti, è stato però molto alto e la società, pur non fermandosi del tutto, ne ha risentito. C’è poi l’approccio estremo della Bielorussia dove il Presidente Aleksandr Lukashenko ha deciso di ignorare, con una certa noncuranza, la pandemia.

Una (possibile) via d’uscita

Tanto la subordinazione totale della classe politica alla scienza (in questo caso potrebbe nascere uno Stato quasi tecnocratico) quanto la scelta di opporsi per partito preso alle indicazioni di buon senso dei medici sembrano opzioni da scartare. A prevalere, durante la pandemia, sono state visioni estreme, in contrapposizione tra di loro e probabilmente nocive. Il peso specifico eccessivo assunto da determinati organismi consultivi è stato comunque eccessivo e le loro azioni hanno trascurato i possibili danni economici e psicologici derivanti dalle restrizioni permanenti. I professionisti del settore hanno a cuore, come è giusto, la cura della vita umana, a tutti i costi. Il rischio, però, è che l’eccesso di zelo possa trasformarsi in fanatismo e provocare il fallimento dell’economia nazionale con gravissime conseguenze, anche letali, per molte altre persone.

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