Ecco come la Germania vuole uscire dal lockdown

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La cancelliera tedesca Angela Merkel ha presentato un piano che dovrebbe traghettare la Germania fuori dal lockdown, in vigore con modalità diverse dal 2 novembre. L’annuncio della Merkel ha fatto seguito ad un lungo incontro con i governatori regionali durato ben nove ore ed all’interno del quale sono stati raggiunti dei compromessi in merito alle riaperture. Non è stato facile trovare un punto d’intesa. Un’ala della CDU, che include la stessa cancelliera, non intendeva allentare le misure restrittive prima che venissero raggiunti alcuni parametri, come un tasso di incidenza su base regionale o nazionale di 35 casi di Covid-19 su 100mila abitanti nell’arco di sette giorni. I Socialdemocratici ed una fazione più aperturista della CDU, di cui fa parte il presidente Armin Laschet, aveva spinto per un alleggerimento dei parametri, obiettivamente difficili da raggiungere nel breve-medio termine. Il lockdown è stato prolungato sino al 28 marzo ma diverse restrizioni verranno allentate. In questo modo si vuole bilanciare le necessità dell’opinione pubblica, esasperata da mesi di restrizioni, con quella di monitorare il coronavirus, che sta tornando a crescere nel paese.

Il piano

Il piano è strutturato in cinque fasi, che avranno luogo su scala regionale o nazionale a quattordici giorni di distanza l’una dall’altra in presenza di una condizione epidemiologica stabile oppure in miglioramento. La prima fase, come ricordato da Deutsche Welle si è già concretizzata con la riapertura di una parte del sistema scolastico in presenza e dei parrucchieri. Il secondo step avrà inizio l’8 marzo, quando torneranno ad essere operativi fiorai, librerie (con non più di un cliente per 10 metri quadrati) e professioni di contatto, tra cui i massaggiatori. Il terzo step prevede la riapertura dei negozi al dettaglio, dei musei, degli zoo e dei parchi pubblici se il tasso di incidenza sarà inferiore a 50 casi per 100mila abitanti. In caso contrario si potrà usufruire di questi servizi unicamente su appuntamento. Due settimane dopo, se le infezioni settimanali non supereranno quota 50 su 100mila abitanti, sarà la volta di cinema, teatri, aree esterne dei ristoranti e di alcuni sport che si svolgono al chiuso. L’ultimo passo consiste nella possibilità di organizzare eventi all’aperto con massimo cinquanta partecipanti e di praticare sport da contatto al chiuso. Le restrizioni torneranno in vigore se il tasso di infezioni settimanale supererà le 100 su 100mila abitanti per tre giorni consecutivi. Il piano si accompagnerà ad un aumento dei test diagnostici per individuare la presenza del Covid-19 ed a tutti sarà offerto almeno un test rapido a settimana.

Quali sono le problematiche

Il piano è piuttosto complesso e tanto il governo federale quanto quelli statali sembrano aver abbandonato la strategia adottata in precedenza. Sino ad oggi l’incidenza avrebbe dovuto essere sotto 35 o almeno sotto 50 per riaprire le attività commerciali mentre ora alcune riaperture potranno essere intraprese a livelli di incidenza compresi tra i 50 ed i 100. Angela Merkel si è lasciata alle spalle quell’atteggiamento prudente che ne aveva caratterizzato l’azione politica nelle ultime settimane  e ciò potrebbe rivelarsi deleterio a livello di credibilità personale. La cancelliera ha chiarito che la primavera in arrivo sarà molto diversa da quella dell’anno scorso ma non è detto che questa promessa verrà mantenuta nella sua interezza.

La misurazione dei tassi d’infezione su scala regionale potrebbe consentire ai Land più virtuosi di anticipare alcune riaperture mentre quelli più colpiti dalla pandemia potrebbero essere lasciati indietro. Il problema di fondo, però, è che i ritardi accumulati dalla campagna vaccinale rischiano di rivelarsi una zavorra. Solamente il 5 per cento dei tedeschi ha ricevuto almeno una dose di un vaccino anti Covid e l’obiettivo dell’immunità di gregge, che si raggiunge con la vaccinazione di almeno il 70 per cento della popolazione, è lontano. Non è escluso che nell’attesa, che può durare alcuni mesi, l’incidenza del Covid-19 rimanga alta e che ciò impedisca di andare fino in fondo con le riaperture. Il sistema produttivo tedesco, come quello di altre nazioni, funziona al meglio in uno scenario di stabilità ed in cui è possibile programmare il futuro. Questo, almeno in Germania, non può avvenire dato che un improvviso aumento dei contagi potrebbe riportare con sé il lockdown. Il rischio è che l’economia si incarti in un continuo apri e chiudi (proprio come avvenuto in Italia con la divisione delle regioni in fasce colorate) e che ciò abbia effetti nefasti sulla capacità degli imprenditori di sopravvivere. L’insegnamento della lunga stagione autunnale-invernale è che, almeno in Europa, non è possibile far convivere una società aperta con il Covid-19 e che la vera soluzione è la vaccinazione di massa.

Il futuro

La Germania ha deciso di autorizzare, dopo una serie di controversie, l’uso del vaccino sviluppato dall’Università di Oxford e di AstraZeneca per chi ha più di 65 anni. Potrebbe trattarsi di una svolta, seppur tardiva, in grado di potenziare le vaccinazioni e di salvare l’eredità politica della Merkel, messa a dura prova dalla catastrofica seconda ondata dei contagi in Germania. La cancelliera aveva promesso, alcune settimane fa, un’ampia disponibilità dei vaccini per la fine di settembre e la possibilità per chiunque lo avesse voluto di ricevere una dose. La tempistica non è casuale dato che il 26 settembre si svolgeranno le elezioni legislative. Il futuro della CDU è appeso al risultato delle consultazioni  e la futura ex cancelliera proverà a fare di tutto per garantire la vittoria al suo movimento.