La campagna di vaccinazione in Israele, tra le più veloci ed efficienti al mondo, continua a restituire libertà ai cittadini. A partire da questa domenica, infatti, non sarà più obbligatorio indossare le mascherine facciali all’aria aperta e potranno riaprire tutte le scuole in presenza. Si tratta di passi avanti che evidenziano quanto la progressiva immunizzazione della popolazione, a partire dai più fragili, si traduca in miglioramenti concreti nella vita di tutti i giorni. Diversi esperti del settore sanitario avevano già chiarito, nelle ultime settimane, come la rimozione dell’obbligo delle mascherine all’aperto fosse imminente ma non tutti erano d’accordo.

Chezy Levy, un  funzionario del ministero della Salute, si era mostrato scettico ed aveva affermato che l’uso dei dispositivi di protezione non doveva essere abbandonato. Da settimane, però, le forze di polizia avevano cessato di vigilare sulle mascherine dei cittadini ed avevano preferito focalizzarsi su chi viola la quarantena. Levy e molti altri “chiusuristi” sono così stati smentiti dalla prassi ed anche dalle evidenze scientifiche, che hanno sminuito il rischio di contagio all’aperto. L’obbligo di mascherine permane, però, negli ambienti chiusi, uno degli ultimi baluardi del Covid-19.

Numeri che inducono all’ottimismo

I risultati raggiunti da Israele non sono frutto del caso ma i risultati diretti di un’eccellente campagna vaccinale. L’80% degli over-60, la fascia di popolazione più a rischio di ospedalizzazione e morte in caso di contagio, ha già ricevuto due dosi del vaccino Pfizer mentre un altro 9%, come emerge da quanto riportato da Our World in Data, è in attesa del richiamo. Nella fascia di età compresa tra i 16 ed i 59 anni, invece, il 19.9% ha ricevuto due dosi ed il 16% attende il richiamo. Al 17 aprile era stato completamente vaccinato il 57.4% della popolazione, una percentuale non superata da quasi nessun altro Paese al mondo, tralasciando alcune eccezioni come il Bhutan e le Seychelles.

Gli effetti dei sieri sulle curve dei contagi, suddivise per età, sono evidenti  e mostrano una marcata e generalizzata flessione delle stesse. La media dei casi settimanali tra gli over-60 è passata da oltre 6mila alla metà di gennaio ad 850 alla metà marzo. Nei più giovani (16-59 anni) la media delle infezioni settimanali, nello stesso arco temporale, è passata da oltre 51mila a poco più di 12mila. Negli ultimi dieci giorni i casi giornalieri di Covid-19 sono stati (quasi) sempre meno di 300 mentre alla metà di gennaio, poco dopo l’inizio del terzo lockdown nazionale, superavano gli 8mila. A ridursi drasticamente sono stati anche i ricoveri settimanali nei reparti ed in terapia intensiva che il 17 gennaio erano rispettivamente 1985 e 1184 ed il 18 aprile 105 e 61. Il medesimo discorso è applicabile anche alla curva dei decessi.

Non tutto è (ancora) normalizzato

La situazione in cui si trova Israele è legata all’acquisizione precoce del vaccino Pfizer ed alla presenza di un sistema sanitario che, al tempo stesso, è digitalizzato e centralizzato e che ha velocizzato i passaggi necessari eliminando la burocrazia. Non tutti, però, possono beneficiare delle aperture. L’accesso ad alcuni locali commerciali e di svago è riservato (anche se i controlli scarseggiano) agli israeliani completamente vaccinati ed a chi può provare di essere negativo al Covid-19. La partecipazione ad eventi, come i concerti e le partite di calcio, è ancora soggetta a restrizioni che, però, si stanno progressivamente allentando.

Il 23 maggio verranno riaperti i confini nazionali ai turisti vaccinati che viaggiano in gruppo mentre quelli che si muovono individualmente potrebbero essere ammessi a partire da luglio. Tutti, una volta arrivati, dovranno sottoporsi ad un test degli anticorpi per provare il proprio status di vaccinati. Israele si trova in una situazione positiva se paragonata a quella di buona parte del resto del mondo che, in una forma o nell’altra, è ancora afflitta dai lockdown ma la vera normalità, seppur a portata di mano, non è ancora arrivata. Per raggiungerla ( e non ci sono dubbi che Tel Aviv sarà una delle prime nazioni a tagliare l’ambito traguardo) ci sarà ancora da attendere, si spera non troppo.