Frenare la curva epidemiologica è l’imperativo di ogni governo. Per evitare di far collassare il sistema sanitario, con il personale medico sotto pressione e i posti in terapia intensiva pieni, è necessario arginare la diffusione del coronavirus prima che sia troppo tardi. In quella che è stata chiamata seconda ondata, il numero di pazienti positivi giornalieri è molto più alto rispetto a quello registrato la scorsa primavera nel bel mezzo della prima ondata. Che la pandemia sia diventata più “forte”? In realtà molti esperti sottolineano come l’elevato numero odierno di contagiati possa derivare dall’incremento dei tamponi effettuati quotidianamente.

Detto altrimenti, più si scava in profondità e più si trovano malati. Malati, attenzione bene, che lo sono soltanto di fatto, (essendo asintomatici e non presentando alcun sintomo) e che nei mesi più duri della pandemia neanche venivano presi in considerazione. Il problema è che anche gli asintomatici contribuiscono a diffondere il Covid-19. Anzi: per certi versi possiamo dire che la loro azione è ancora più subdola visto che, senza test o tampone, queste persone non sanno di essere infette e continuano a vivere la loro quotidianità come se niente fosse.

Emblematico il contenuto di uno studio effettuato da un gruppo di ricercatori dell’Asan Medical Center di Seul, pubblicata sulla rivista scientifica Thorax: “Considerando che la maggior parte degli individui asintomatici con infezione da Sars-Cov-2 è probabile non venga intercettata e continui quindi a fare la vita di sempre, questi individui potrebbero avere un ruolo essenziale nella trasmissione del virus responsabile del Covid-19 e quindi nel perdurare della pandemia”. Ecco perché qualsiasi strategia per frenare la corsa del virus, allora, dovrebbe comprendere un aspetto fondamentale: come scovare e trattare gli asintomatici.

Un controllo capillare

La Cina, uno dei pochi Paesi al mondo ad aver messo sotto controllo il coronavirus, prende sul serio la minaccia rappresentata dagli asintomatici. Innanzitutto è bene ricordare che l’intero Paese si affida a un capillare sistema di sorveglianza elettronico, basato su app e varie rilevazioni, mediante il quale le autorità sanitarie riescono a tenere sotto controllo lo stato di salute pressoché di ogni singolo individuo. Se per alcuni osservatori un simile modello risulta troppo invasivo, per altri è un ottimo metodo per frenare la pandemia.

In ogni caso, senza toccare nodi spinosi, ci interessa capire come il governo cinese maneggia gli asintomatici. In generale, una volta messa sotto controllo la curva epidemiologica in patria, possiamo dire che Pechino ha concentrato i suoi sforzi nel monitorare i (relativamente pochi) viaggiatori stranieri che arrivano da fuori. Tutti devono sorbirsi una quarantena di 14 giorni, senza se e senza ma, in un apposito Hotel della Quarantena selezionato dalle autorità.

Prima di partire per la Cina dall’Italia, entro 72 ore dalla partenza, è obbligatorio effettuare un primo tampone, “approvato” dai diplomatici cinesi in Italia. Una volta atterrati in Cina ci sono pile di documenti, cartacei e online, da compilare. Viene chiesto ai viaggiatori da dove provengono, se hanno recentemente avuto sintomi o contatti con infetti negli ultimi 14 giorni e altre informazioni di questo tipo. Superato questo scoglio scattano le procedure per il secondo tampone. A quel punto, se tutto sarà filato liscio, inizia la quarantena di due settimane. Altro che isolamento fiduciario: chiunque, una volta atterrato in Cina, viene scortato in un hotel dove, a spese proprie (una quarantina di euro a notte per la stanza e un’altra decina per tre pasti al dì) passerà le giornate in attesa del terzo tampone sotto un’attenta osservazione medica.

Gli asintomatici in Cina

Che fare con gli asintomatici? Intanto bisogna scovarli tra chi rientra dall’estero, e lo si fa effettuando controlli giornalieri su tutti gli ospiti che alloggiano nei vari Hotel della Quarantena. Quando c’è un positivo asintomatico, il paziente viene trasportato in un apposito ospedale. È qui che il malcapitato dovrà trascorrere i giorni fino alla negativizzazione del virus.

Giusto per fare un confronto, in Italia casi del genere trascorrono una sorta di isolamento domestico presso le proprie abitazioni, in contatto con il medico di famiglia. In Cina una scelta del genere non è contemplabile. Anche gli asintomatici devono essere controllati, trattati ma soprattutto restare veramente isolati in strutture sanitarie. Per capire meglio di che cosa stiamo parlando può essere utile leggere l’esperienza avuta in Cina dall’inviato di Repubblica, risultato positivo ma asintomatico.

La terapia

A quanto pare anche gli asintomatici, in Cina, ricevono una terapia. In che cosa consiste? In una serie di farmaci, a partire dall’Arbidol, un farmaco russo antivirale usato per combattere anche l’influenza. Non è mai stato approvato in Europa e negli Usa e non ci sono evidenze scientifiche sul fatto che riesca a contrastare il Sars-CoV-2. Gli scienziati cinesi ritengono tuttavia che abbia effetti considerevoli. La dose è di due pastiglie per tre volte al giorno.

Oltre all’Arbidol, gli asintomatici ricevono l’interferone via aerosol; si tratta di principi attivi che dovrebbero contrastare la replicazione del virus. Anche in questo caso l’efficacia del trattamento contro il coronavirus è in discussione. Nel frattempo i giorni passano, in attesa di un doppio tampone negativo a distanza di 72 ore. Soltanto a quel punto gli asintomatici saranno “liberi”.

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