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La campagna di vaccinazione contro il Covid-19 è considerata, a ragione, lo strumento più efficace per uscire dalla pandemia. C’è, però, chi non è convinto da questa tesi e rifiuta l’immunizzazione. Alcuni ritengono che sia in grado di provocare gravi effetti collaterali, non rilevati dalle sperimentazioni in corso, in un lontano futuro e temono per la propria salute, altri ritengono che la pandemia sia una gigantesca invenzione, frutto di un macchinazione ordita dai poteri forti e che lo stesso Covid non esista. Ci sono, poi, quelli che per motivi di età sottovalutano la pericolosità della malattia ed anche quelli che vorrebbero farsi vaccinare ma preferiscono aspettare facendo andare avanti gli altri e decidendo in seguito. Questa, in estrema sintesi, è la variegata galassia no vax. Non un monolite compatto di personaggi bizzarri quanto, piuttosto, una serie di persone legate al mondo complottista e radicale più o meno convinte di essere nel giusto.

Francia: no vax 2 cittadini su 10

Il 65 per cento dei francesi, secondo un sondaggio realizzato dall’istituto demoscopico Opinion Way alla fine di maggio, si era già vaccinato oppure intendeva farlo in futuro. Il 13 per cento era indeciso mentre il 20 per cento mostrava ostilità nei confronti del vaccino. I dati raccolti corrispondono alla previsione fatta dal ministro della Salute Olivier Véran, secondo cui l’80 per cento della popolazione avrebbe scelto, in definitiva di farsi immunizzare. La Francia, secondo quanto segnalato dal sito Thelocal.fr in riferimento a sondaggi realizzati in precedenza, sarebbe una nazione scettica ma non contraria al vaccino, con molte persone che non avevano ancora deciso oppure che volevano verificare la presenza di effetti collaterali. La teoria sembra aver retto alla prova dei fatti. Le elezioni regionali e dipartimentali svoltesi il 20 ed il 27 giugno hanno visto la partecipazione di una serie di liste civiche negazioniste, No Vax, No Mask e complottiste che hanno sfruttato la crisi sanitaria per entrare in politica. I risultati delle liste sono stati, però, quantomeno deludenti e nessuna è riuscita a superare l’1 per cento dei voti.

Germania: l’ascesa dei cospirazionisti

La Germania, invece, è dotata di un movimento anti-vaccinazione che gode di ottima salute e che include i teorici della cospirazione, gli spiritualisti di sinistra e l‘estrema destra. L’alleanza tra i contrari al lockdown, a cui hanno preso parte i cittadini comuni e gli estremisti e racchiusi sotto il cappello dei Querdenken, ritiene che la risposta alla pandemia sia parte di una cospirazione più ampia ed in almeno un’occasione ben 40mila persone hanno manifestato contro le misure di salute pubblica del governo, come la chiusura dei negozi e l’obbligo di mascherine. Alla fine di dicembre, quando erano state distribuite le prime dosi del vaccino Pfizer, erano stati pubblicati sui social media  una serie di post nei quali veniva dichiarato, falsamente, che il vaccino provocava l’infertilità. I responsabili erano gli scettici del coronavirus. In alcuni casi, secondo The Atlantic, i no vax sono legati o quantomeno associabili all’antisemitismo. Si tratta di posizioni minoritarie, all’interno della società, ma non marginali. Un terzo dei tedeschi crede alle narrazioni cospirazioniste ed il 27 per cento, secondo il World Jewish Congress, ha credenze antisemite e questa percentuale è in crescita.

Romania e Bulgaria: scetticismo in aumento

Tra i Paesi che hanno i tassi di vaccinazione tra i bassi d’Europa ci sono Romania e Bulgaria. Dalle parti di Bucarest il problema è che quasi il 50 per cento della popolazione è poco convinta. Secondo Andrei Baciu, impegnato a livello governativo nella risposta al coronavirus, questa percentuale comprende i pragmatici, disposti a scendere a compromessi ed i contrari a tutti i costi. La popolazione rurale ha difficoltà nel raggiungere i centri vaccinali e Baciu sta provando a risolvere la situazione in modi diversi, come con la costruzione di centri drive-in.

Un altro modo per provare a convincere i pragmatici è quello di usare alcune celebrità come sponsor e sperare nell’effetto traino derivante da questa mossa. I contrari a tutti i costi, come riferito da Baciu che sembra sminuirne il peso, sono invece una stretta minoranza. Il 22 per cento dei bulgari ha dichiarato che rifiuterà di farsi inoculare. Lo scetticismo verso i vaccini è molto presente non solo tra gli anziani ma anche tra alcuni medici. La questione è talmente divisiva da aver spinto i politici, alla vigilia delle elezioni di aprile, a non occuparsi del tema per evitare di perdere voti e popolarità. Non hanno aiutato, poi, le gravi carenze relative alla distribuzione ed alla conservazione dei vaccini.

Regno Unito: no vax in ritirata

Appena il 6 per cento dei cittadini britannici adulti, come chiarito dall’Office for National Statistics, ha riferito di aver sperimentato esitazione vaccinale. Il numero di esitanti è comunque in diminuzione tra i più giovani ed anche all’interno delle comunità asiatiche e nere. Il movimento anti-vaccino, in parole povere, sta perdendo forza a livello nazionale ma ci sono alcune eccezioni che riguardano i suoi sostenitori più accaniti. Migliaia di dimostranti hanno marciato, alcune settimane fa, nel centro di Londra in quello che è stato, con tutta probabilità, il più grande evento anti-lockdown del Regno Unito sino ad oggi. Tra le teorie circolanti tra i manifestanti c’era quella secondo cui i vaccini per il Covid sarebbero un’arma chimica creata dal governo per ridurre la popolazione del Regno Unito. Il Centre for Countering Digital Hate, che si occupa di monitorare i gruppi anti-vaccino a livello globale, ha chiarito che il movimento del Regno Unito è piccolo se paragonato a quello di altre nazioni europee. Uno dei suoi componenti più importanti, Save Our Rights UK, ha appena 10mila follower su Telegram. Quasi 44 milioni di persone, equivalenti all’83.3 per cento della popolazione adulta del Regno Unito, aveva ricevuto almeno una dose di vaccino allo scorso 26 giugno. Una cifra impressionante che non lascia spazio ad alcun dubbio.