L’ultima epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo ha raggiunto i 598 casi confermati. Ad annunciarlo le autorità sanitarie della Rdc, secondo quanto riportato dai media locali. Il virus ha ucciso 115 persone dall’inizio della trasmissione, rimasta silenziosa per settimane prima ancora che i funzionari sapessero del suo ritorno.
L’epidemia è stata dichiarata ufficialmente il 15 maggio, ma il governo ammette soltanto ora che il virus ha circolato inosservato per diverse settimane prima di essere identificato. Una diffusione silenziosa che ha gravemente complicato gli sforzi per tentare contenere il focolaio, permettendo al virus di attecchire in tre province già flagellate da altre problematiche, in una delle regioni più povere al mondo.
Geografia di una crisi
La febbre emorragica è stata finora registrata in 17 zone sanitarie dell’Ituri, sette nel Nord Kivu e una nel Sud Kivu. Queste tre province orientali condividono i confini con Uganda, Ruanda e Burundi: questo ha provocato un allarme regionale per il rischio di trasmissione oltre frontiera.
Nel 2018 siamo stati in Congo per raccontare l’epidemia di ebola. Ora vogliamo tornarci per raccontare questa nuova emergenza.
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Tutte e tre le regioni sono da anni teatro di conflitti tra dozzine di milizie armate, il che rende l’accesso degli operatori sanitari alle comunità colpite estremamente pericoloso, oltre che particolarmente complesso. Le campagne di vaccinazione e il contact tracing – pilastri del contenimento dell’Ebola – diventano quasi impossibili in aree dove il controllo governativo è debole e la violenza è all’ordine del giorno.
L’inizio del focolaio
All’inizio di maggio, un ospedale situato nella zona sanitaria di Bunia, nel nord-est della Repubblica Democratica del Congo, ha identificato un focolaio di gravi malattie che ha colpito principalmente gli operatori sanitari. I primi campioni analizzati nel paese sono risultati negativi per il virus Ebola, ma successivamente otto campioni su tredici sono risultati positivi a un orthoebolavirus, mentre cinque sono risultati inconcludenti.
Grazie all’analisi del profilo genetico, si è stabilito che la causa è il virus Bundibugyo (pronunciato Bun-dee-BOO-joh), uno dei quattro tipi di orthoebolavirus noti per provocare la malattia di Ebola nell’uomo. Attualmente non esiste un vaccino specifico contro questo virus e la terapia si basa esclusivamente su cure di supporto.
I pazienti hanno manifestato sintomi tipici della malattia di Ebola, tra cui febbre, mal di testa, vomito, forte debolezza, dolore addominale, epistassi e vomito con sangue.
In precedenza si sono verificati solo due focolai da virus Bundibugyo: il primo in Uganda nel 2007 con un tasso di mortalità del 32%, e il secondo nella stessa Repubblica Democratica del Congo nel 2012, che ha registrato una letalità del 55%.