C’è una grande Nazione dell’Asia meridionale che si sta caratterizzando nell’ambito della lotta contro il coronavirus attraverso la produzione dei vaccini tanto da farle meritare l’appellativo di “farmacia del mondo”. Si tratta dell’India. Da qui partono milioni di dosi destinate all’Europa. Un elemento che potrebbe dare a New Delhi un grande vantaggio nella sua strategia di Soft Power.

Il ruolo dell’India sui vaccini

In un contesto sanitario molto delicato determinato dalla pandemia, appare fondamentale la necessità di correre molto più velocemente del virus e batterlo con l’unico strumento a disposizione: il vaccino. Ma a che punto è la produzione delle dosi nel mondo? Quali sono i Paesi che si distinguono nella preparazione dei lotti? Secondo i dati riportati dal sito Airfinity sono gli Stati Uniti a piazzarsi al primo posto con potenziali 4.69 miliardi di dosi di vaccino anti Covid da poter produrre entro il 2021. A seguire, con 3.13 miliardi di dosi potenziali vi è per l’appunto l’India. In questa speciale classifica immediatamente dietro vi sono poi la Cina, la Gran Bretagna e la Germania con rispettivamente 1.90, 0.95 e 0.50 miliardi di dosi.

Dalla stima emerge il ruolo fondamentale della Nazione indiana con la sua grande capacità produttiva la quale ha cime riferimento il Serum Institute of India, ovvero il maggior produttore di vaccini in tutto il mondo. Si tratta dell’azienda con sede a Pune che con i suoi 800 milioni di dollari di fatturato all’anno è l’unica casa capace di sostenere una mole vasta di produzione di vaccini senza particolari difficoltà. La posizione dell’India nella realizzazione dei vaccini contro il Covid è solo la conferma del suo ruolo in questo settore farmaceutico. Già prima del coronavirus infatti il 60% dei vaccini distribuiti nel mondo provenivano proprio da qui. Secondo il quotidiano tedesco Deutsche Welle, ogni anno dall’India escono una media di tre miliardi di dosi.

Un nuovo vaccino che arriva dall’India, il Covaxin

L’India riveste un profilo rilevante nell’ambito della produzione dei vaccini. Ma non si limita solo a questo. Da pochi giorni infatti le autorità sanitarie del Paese hanno approvato un nuovo vaccino rigorosamente Made in India. Si tratta del Covaxin, ideato, studiato e realizzato a livello locale. Terminata con successo la fase  “tre” della sperimentazione, il Covaxin rappresenta un grande traguardo dal momento che ne è stata testata l’efficacia dell’81%. Il vaccino in questione già dallo scorso mese di gennaio è entrato a far parte del programma di immunizzazione del Paese asiatico indiano con la somministrazione di 1.9 milioni di dosi. Queste ultime però sono state inoculate sotto la formula della “modalità clinica” e quindi dietro il consenso manifestato per iscritto da parte delle persone che le hanno ricevute. Adesso, con il “sì” degli organi sanitari competenti, il Covaxin ha ottenuto la regolare autorizzazione al suo uso di emergenza.

Ma qual è il segreto dell’India che ha portato il Paese in una posizione di vantaggio nella produzione dei vaccini? Ecco la ricetta: agevolazioni fiscali e detrazione fiscale ponderata del 150% per gli investimenti in R&S. Ma non solo, a partire dagli anni ’60, con la legge denominata Patents Act,  l’India ha anche introdotto 19 “Special Economic Zone” (SEZ) sia per incentivare gli investimenti nel settore farmaceutico, sia per stanziare ingenti somme da destinare alla realizzazione di 10 nuovi Istituti Nazionali per la Formazione e la Ricerca in Farmaceutica. Si tratta dunque di una tradizione che parte da lontano. E che ha portato, nel giro di pochi decenni, a risultati importanti.

Le grandi aziende indiane della farmaceutica

Pune è una metropoli di oltre cinque milioni di abitanti affacciata sull’Oceano Indiano. Si trova nello Stato di Maharashtra ed è famosa nel mondo perché qui negli anni ’80 ha abitato stabilmente Bhagwan Shree Rajneesh, più conosciuto come Osho. È proprio in questa città che ha sede la “bocca di fuoco” principale dell’India in fatto di produzione dei vaccini. Si tratta del Serum Institute of India, società leader a livello mondiale nel campo della vaccinazione: dai suoi stabilimenti, come fatto notare dal Wall Street Journal, solo nel 2015 ad esempio sono uscite 1.5 miliardi di dosi di vaccino esportate in tutto il mondo. Fondata da Cyrus Poonawalla nel 1966, nel periodo cioè in cui il governo indiano ha iniziato ad investire nel mondo della farmaceutica, a guidare oggi il colosso farmaceutico è il figlio Adar Poonawalla. È a lui che la società anglosvedese AstraZeneca si è rivolta per produrre una parte delle dosi del proprio vaccino.

Dagli stabilimenti di Pune usciranno, a partire dai prossimi mesi, anche i vaccini della multinazionale statunitense Novavax. Il “cuore” dell’industria farmaceutica indiana si trova invece nel centro del Paese. A Hyderabad, metropoli considerata capitale culturale per gli indiani di lingua telugu, nel 1999 è nata la “Genome Valley”, una grande area industriale dedicata al campo biomedico. È qui che hanno i propri stabilimenti altri due colossi del Paese asiatico: la Bharat Biotech e la Biological E. La prima ha assicurato la produzione entro il 2021 di 700 milioni di dosi del vaccino indiano Covaxin, la seconda invece ha ottenuto una commissione dalla Johnson&Johnson. Complessivamente, secondo i dati del governo indiano, il settore farmaceutico ha nel Paese asiatico un valore di 33 miliardi di Dollari. E dopo l’emergenza Covid, il ruolo dell’India in questo campo uscirà ulteriormente rafforzato.

Un’occasione di rilancio per il Soft Power indiano

Per New Delhi riscoprirsi potenza in ambito farmaceutico nel bel mezzo di una pandemia ha un grande significato. L’India si è ritrovata al centro della scena mediatica e politica: in un momento in cui il mondo è “affamato” di vaccini e dove l’andamento del quadro epidemiologico ha fatto scattare la corsa alle dosi, possedere un tessuto industriale così avanzato è un’arma non indifferente. L’India può mostrare al mondo i progressi del suo comparto farmaceutico ed attestarsi quindi nel novero delle potenze emergenti. Non a caso, anche in Europa sono diverse le voci che premono per accelerare accordi con le autorità indiane al fine di ricevere sempre più materiale farmaceutico.

Ma c’è anche un’altra motivazione per la quale il Paese asiatico potrebbe accrescere in questa fase la sua strategia di Soft Power. Il governo indiano negli ultimi mesi ha già esportato milioni di dosi verso nazioni più povere: Nepal, Afghanistan, Myammar, Bangladesh e Sri Lanka ad esempio, hanno potuto avviare la propria campagna di vaccinazione grazie ai vaccini giunti dall’India. In tal modo, New Delhi potrebbe perseguire l’obiettivo di diventare tra i principali punti di riferimento per una fascia importante di Paesi in via di sviluppo. E non solo in ambito regionale. Le autorità indiane hanno infatti in programma di dirottare molte dosi di vaccini anche in Africa, tramite il programma Covax. Biological E si è impegnata ad esempio a mettere a disposizione di questa piattaforma milioni di dosi.