La geopolitica della corsa allo spazio
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I pirati dei Caraibi esistono davvero. Non sono quelli della saga cinematografica della Disney. Nulla a che vedere con Jack Sparrow, Hector Barbossa e Davy Jones. Sono ex pescatori impoveriti dalla crisi economica che ha colpito il Venezuela e che, per sopravvivere, hanno iniziato a saccheggiare e terrorizzare le navi di passaggio nei mari del Paese. Sotto attacco dei corsari moderni sono soprattutto i colleghi della vicina isola di Trinidad e Tobago, lo stato insulare che dista appena 15 chilometri dalle coste venezuelane e che per questo sono diventati una facile preda.

Alcuni ex pescatori venezuelani si sono trovati di fronte al collasso del mercato interno e non riuscendo neanche a mantenere le attrezzature per il proprio lavoro, hanno iniziato ad utilizzare le proprie barche reinventandosi pirati, riportando in vita una dei miti più affascinanti e temuti di sempre. Hanno istallato la loro base a Guiria, un tempo sede di una fiorente industria della pesca, dove oggi si sono concentrati ex dipendenti della flotta specializzata in tonni, fallita in seguito al programma di nazionalizzazione del predecessore di Maduro.

Saccheggi e rapimenti

Gli attacchi iniziano al calar della sera, quando i pescatori di Trinidad stanno rientrando verso casa e il buio non permette l’identificazione. I pirati, armati, assaltano rubando barche e reti e saccheggiando il frutto della pesca. Ma non solo. Alcuni pescatori sono stati rapiti per richiedere un riscatto.

Il racconto di una delle vittime

Candy Edwards, una delle vittime, ha raccontato alla Bbc la sua storia. “Eravamo fuori a pescare quando una barca carica di uomini armati ha sparato contro di noi. Sono saliti a bordo e ci hanno legato, ha raccontato alla televisione britannica. “Poi ci hanno portato in Venezuela, rinchiudendoci in una gabbia nascosti tra la fitta vegetazione dei boschi”. Chiedevano un riscatto di 35mila dollari in cambio della loro liberazione. Per fortuna, aggiunge Edwards, “la nostra comunità ha fatto una colletta e dopo sette giorni siamo stati liberati”. Da allora, però, per la paura, non sono più tornati in mare.

“Abbiamo tutti paura dei pirati”

“Tutti noi adesso abbiamo paura di loro”, ha raccontato sempre alla Bbc un altro pescatore, Gerry Padarath. “Ci sono stati circa una cinquantina di pescatori del mio villaggio che hanno avuto scontri con loro, sono stati derubati o addirittura rapiti. La nostra unica possibilità è pescare al buio, in modo che non ci vedano, oppure comprare motori più grandi, così da poter navigare più velocemente di loro”.

I pescatori di Trinidad, esasperati, hanno anche richiesto di essere scortati durate le loro uscite dalla guardia costiera. Ma per ora non hanno ottenuto nessun supporto. Così, le aggressioni dei pirati del duemila, continuano ogni giorno.

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