Ancor prima che il nuovo coronavirus contagiasse i primi cittadini e mietesse le prime vittime, prima delle drastiche misure attuate da Pechino per contrastare l’epidemia del 2019-n-Cov e prima del quasi isolamento autoimposto al Paese dal presidente Xi Jinping, la Cina utilizzava già le tecnologie di ultima generazione per controllare che all’interno della società tutto filasse liscio.

In un momento del genere, con le strade vuote e le chiare direttive governative a limitare al minimo i rapporti tra persone contagiate, il Dragone si affida a maggior ragione agli occhi elettronici. Facile intuirne il motivo: assicurarsi che nessuno infranga la legge.

Dal momento che il rischio di prendersi il coronavirus è altissimo, sopratutto nella “città infetta” di Wuhan, il personale di sicurezza in carne e ossa si è affidato a droni e telecamere. I robot, immuni a malattie e agenti patogeni, sono in prima linea mentre loro, le forze dell’ordine, sono pronte a intervenire là dove ce ne fosse bisogno.

Limitare il contagio

La mossa è logica, a costo quasi irrisorio – sia dal punto di vista economico che da quello sanitario – e di facile attuazione. Wuhan, epicentro del contagio, conta qualcosa come 500mila telecamere a circuito chiuso e circa 11 milioni di abitanti.

Il portale Comparitech, che quantifica tuttavia in poco più di 8 milioni i residenti della megalopoli della provincia dello Hubei, fa notare come da quelle parti siano attive 60,49 telecamere ogni 1.000 persone; grazie a questi numeri Wuhan si piazza al settimo posto nella classifica che prende in considerazione “le prime 50 città più sorvegliate” del mondo.

Considerando che l’indice di sicurezza stimato ammonta a 78,82 e un indice del crimine di appena 21,18, è facile capire perché i cittadini di Wuhan – contagiati e non – rispetteranno i diktat del Partito Comunista cinese.

L’uso della tecnologia

Gli ordini che arrivano dal governo centrale sono duri ma necessari per bloccare la diffusione del coronavirus. Anzi: spesso gli ordini arrivano direttamente dai droni. Come racconta Bloomberg, i robot ammoniscono coloro che non seguono le pratiche di pubblica sicurezza tracciate dal Partito Comunista cinese.

Il quotidiano cinese Global Times ha pubblicato un video in cui si vede un drone decollare e setacciare il terreno a caccia di cittadini che abbiano violato qualche legge. In una scena, una donna anziana che non indossa alcune protezione riceve un ordine metallico: “Sto parlando con te. Indossa la mascherina e vai subito a casa”. La signora si copre il volto con la mascherina e si affretta a tornare verso la propria abitazione.

In un’altra clip il drone chiede a un contadino della Mongolia Interna se non fosse più comodo stare a casa con cibo e bevande anziché all’aria aperta. L’uomo sorride ma la voce del robot si fa più decisa: “Non hai indossato una maschera. Non è divertente. Non uscire se non è necessario”.

Risorsa o minaccia per la privacy?

La comunità si è divisa in due tronconi. Da una parte ci sono quelli che apprezzano il supporto dei droni per combattere l’epidemia del coronavirus; dall’altra quelli che puntano il dito contro Pechino, reo di approfittare della situazione d’emergenza per reprimere ulteriormente le libertà individuali dei cittadini.

I droni, sia chiaro, non servono solo per scovare i cittadini senza maschera protettiva, ma anche per spruzzare disinfettanti su aree colpite dal virus e a controllare la temperatura corporea degli abitanti che vivono nei grattacieli.

A Wuhan, prima che il governo decretasse la quarantena per l’intera provincia dello Hubei, circa 5 milioni di persone sono uscite dalla città per festeggiare il Capodanno cinese con i loro cari, sparsi per tutta la Cina. Secondo quanto riferito da Le Monde, tutti i cittadini che hanno lasciato la megalopoli ( compresi coloro che ci hanno soggiornato) sono stati invitati a comunicarlo ai comitati di quartiere del luogo in cui abitano. Chi non lo ha fatto è stato ricercato dalle autorità, che hanno chiesto aiuto proprio la rete di sorveglianza elettronica.

E così molti abitanti di Wuhan in viaggio sono stati rintracciati dalla polizia attraverso il numero della targa dell’auto ripreso da una telecamera, il numero di telefono collegato alla carta d’identità e via dicendo. Tutti sono stati messi in quarantena. Impossibile farla franca.

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