Doppio fallo, ovvero le scommesse nel tennis: la corsa all’oro dei dati (2)

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 A differenza dell’approccio diretto dell’ITF, l’Association of Tennis Professionals (ATP) ha seguito un percorso più tortuoso, passando da un divieto totale a una politica attentamente strutturata per la generazione di ricavi. Nel 2018, a seguito di una serie di incidenti di partite truccate, l’ATP, su consiglio dell’allora Tennis Integrity Unit (TIU), impose una moratoria che vietava ai suoi tornei di firmare accordi con società di scommesse sportive. Questa decisione mirava a creare una netta separazione tra il circuito maschile e l’industria delle scommesse.

Tuttavia, tra il 2020 e il 2021, sotto la nuova presidenza di Andrea Gaudenzi, l’ATP ha revocato la moratoria, riaprendo le categorie di sponsorizzazione per le scommesse e i daily fantasy sports per i tornei di livello ATP 250 e ATP 500. Questa inversione di rotta ha rappresentato un fondamentale cambiamento strategico. La trasformazione è documentata nei regolamenti ufficiali dell’ATP. Il Regolamento del 2019 proibiva severamente di sollecitare o facilitare scommesse sul sito del torneo. Entro il 2022, i regolamenti includevano una sezione specifica (Allegato AD) che autorizzava accordi di sponsorizzazione con “Sponsor di Scommesse” per i tornei delle categorie 250 e 500, sebbene con una clausola di scadenza. Il Regolamento del 2024 ha esteso questo permesso fino al 2026 e ha centralizzato il controllo per gli eventi Challenger 125 e 175 attraverso la stessa ATP, che gestisce e distribuisce i ricavi ai tornei interessati.

Una sfumatura chiave di questa politica è il suo sistema a livelli. Mentre i tornei ATP 250 e 500 possono avere sponsor di scommesse, gli eventi di punta Masters 1000 sono limitati ad accordi con operatori di daily fantasy sports. Le sponsorizzazioni di titolo (che danno il nome al torneo) rimangono vietate e il posizionamento dei marchi in campo è limitato, con loghi non ammessi vicino alla sedia dell’arbitro o alle panchine dei giocatori. Ciò dimostra un tentativo calcolato di gestire l’immagine pubblica pur capitalizzando su un nuovo flusso di entrate. Esempi concreti di questa politica includono l’ATP 250 di Lione, sponsorizzato da Parions Sport, e l’ATP 500 di Dallas, che ha una partnership pluriennale con 1XBET.

La posizione della WTA e dei Grandi Slam

La Women’s Tennis Association (WTA) adotta una posizione pubblica più cauta sulle sponsorizzazioni dirette dei tornei. Un’analisi dei suoi partner ufficiali non rivela loghi di società di scommesse esposti in modo così prominente come con l’ITF. Tuttavia, la WTA ha intrapreso una strada diversa nel mercato del gioco d’azzardo designando FanDuel come suo “Operatore di Gioco Autorizzato” per le Americhe. Questo accordo, che non è una sponsorizzazione tradizionale, garantisce a FanDuel l’accesso al marchio WTA e ai dati ufficiali sui punteggi forniti da Stats Perform, il fornitore ufficiale di dati dell’associazione. In cambio, FanDuel può offrire prodotti di scommesse e fantasy sports ai fan, integrando persino i video dei momenti salienti delle partite sulle sue piattaforme, segnando la prima volta che uno sport femminile ha avuto tale visibilità su FanDuel.

Questa mossa, sebbene meno diretta di una sponsorizzazione di un torneo, normalizza e integra ulteriormente le scommesse nell’esperienza dei fan della WTA. La WTA è anche un membro fondatore dell’ITIA ed è soggetta alle stesse regole del TACP. Le sue giocatrici, inoltre, subiscono le stesse conseguenze negative di questo ecosistema, come gli abusi online da parte degli scommettitori. (N.d.R: Il 12 luglio 2023 la WTA ha annunciato il rinnovo di un accordo pluriennale che conferma FanDuel come “Authorized Gaming Operator” del circuito Hologic WTA Tour nelle Americhe. Il marchio FanDuel continua a comparire nei comunicati ufficiali WTA e, più di recente, nel rapporto congiunto WTA‑ITF che denuncia l’abuso online alimentato dagli scommettitori. Da noi contattata, FanDuel ha dichiarato off‑the-record di non avere più alcun contratto in vigore con la WTA; quest’ultima non ha risposto alle nostre richieste di commento. In assenza di un annuncio formale di rescissione—e di qualsiasi deposito regolamentare che lo attesti—la partnership risulta dunque formalmente ancora attiva).

I quattro tornei del Grande Slam (Australian Open, Roland Garros, Wimbledon, US Open) hanno mantenuto la politica di non avere partner ufficiali di scommesse, una restrizione menzionata persino nei regolamenti ATP. Le loro liste di sponsor sono dominate da marchi di lusso, automobilistici, finanziari e di beni di consumo. Si tratta di una decisione strategica per proteggere la loro immagine di marca premium, creando un’ulteriore frammentazione nell’approccio dello sport alle scommesse. Tuttavia, per quanto riguarda la vendita dei dati, i Grandi Slam sono profondamente e proficuamente impegnati con l’industria delle scommesse. La vendita dei diritti esclusivi sui dati ufficiali e sullo streaming video per le scommesse è una componente centrale e multimilionaria del loro modello di business. Questa è la loro strategia B2B, condotta lontano dagli occhi del pubblico.

L’approccio frammentato rivela che la decisione di accettare denaro dalle scommesse non si basa su un principio etico universale, ma su valutazioni individuali di posizionamento del marchio e gestione del rischio. L’ITF, per i suoi eventi a squadre, e i tornei di livello inferiore hanno deciso che il ritorno finanziario supera il rischio reputazionale. I Grandi Slam e, apparentemente, la WTA hanno concluso il contrario. Questa disparità invia un messaggio confuso e ipocrita: l’integrità nel tennis non sembra essere un valore assoluto ma una merce negoziabile, il cui prezzo varia a seconda del prestigio dell’evento.

Questa dinamica è ulteriormente complicata dalla pratica dell'”integrity washing”: quando l’ITF e l’ATP annunciano queste partnership, non si limitano a comunicare l’accordo, ma si premurano di specificare che è “pienamente conforme” alle regole anti-corruzione e sviluppato “in consultazione con l’ITIA”. Questo passo proattivo serve a neutralizzare le critiche e a creare una patina di legittimità, usando il nome dell’organo di integrità come scudo. Si stabilisce così una logica circolare e auto-assolutoria: le organizzazioni traggono profitto dalle scommesse e l’organo che esse stesse finanziano per supervisionare l’integrità dà la sua benedizione, facendo apparire l’intero sistema auto-regolamentato e solido, quando in realtà è profondamente in conflitto.

La corsa all’oro dei dati

Se le sponsorizzazioni dirette sono la parte più visibile dell’integrazione economica, il legame più critico e sistemico tra tennis e scommesse risiede nella vendita dei dati ufficiali e dei diritti di streaming. È qui che ogni singolo punto di ogni partita diventa un prodotto finanziario.  Il momento cruciale di questa trasformazione è avvenuto nel 2020, quando l’ATP e il suo braccio commerciale, ATP Media, hanno creato una joint venture chiamata Tennis Data Innovations (TDI), con lo scopo esplicito di “gestire e commercializzare i dati dei tornei dell’ATP Tour e dell’ATP Challenger Tour”. Con questa mossa, l’ATP ha cessato di essere un semplice venditore di diritti ed è diventato un partecipante attivo e strategico nel mercato dei dati per le scommesse.

Poco dopo, TDI ha firmato una partnership globale di sei anni (2024-2029) con Sportradar, una delle principali società di tecnologia e dati sportivi al mondo. L’accordo ha reso Sportradar il partner esclusivo per i dati di scommesse e lo streaming per l’intero ATP Tour e Challenger Tour, coprendo oltre 14.500 partite all’anno. Questa partnership esclusiva non li rende solo un fornitore; posiziona Sportradar come il motore indiscusso del mercato globale delle scommesse in-play e micro-betting (vedi la prima puntata). L’intero apparato tecnologico e commerciale dell’azienda è progettato per alimentare questo ecosistema, trasformando ogni punto di una partita in un flusso continuo di opportunità di scommessa.

Come descritto nei suoi stessi materiali di marketing, il modello di business di Sportradar è incentrato sulla fornitura di tecnologia e dati all’industria delle scommesse sportive. L’azienda si posiziona come “il leader del settore nella fornitura dei dati sportivi più accurati, affidabili e rapidi in tempo reale” a “bookmaker” e “operatori di scommesse” in tutto il mondo. Il suo obiettivo dichiarato è “alimentare la loro strategia di crescita delle scommesse in-play” e aiutarli ad “acquisire lo scommettitore sportivo moderno con un’efficienza senza pari”.

Questi dati sono la linfa vitale del mercato delle scommesse in-play (live), un settore particolarmente lucrativo nel tennis data la sua natura punto per punto. La suite di prodotti di Sportradar, denominata “ATP Service+”, è esplicitamente progettata per “migliorare le prestazioni dei bookmaker”.

Questa partnership va oltre la semplice fornitura di dati. Sportradar sta sviluppando attivamente nuove tecnologie per rendere il prodotto più attraente per gli scommettitori. Un esempio è la tecnologia “4Sight”, che offre streaming arricchiti con animazioni 3D e grafica immersiva per creare un’esperienza più coinvolgente. L’obiettivo è facilitare la creazione di nuovi “micro-mercati”, come scommettere su chi vincerà il prossimo game o se ci sarà un break di servizio. In questo modo, l’innovazione tecnologica nello sport è direttamente collegata all’espansione delle opportunità di scommessa.

Nei dati una miniera d’oro

Il paradosso raggiunge il suo apice con la clausola di integrità. Gli annunci ufficiali di partnership confermano che l’accordo con Sportradar include anche la fornitura di “Servizi di Integrità” per salvaguardare le competizioni da partite truccate e corruzione legate alle scommesse. Questo duplice ruolo — trarre profitto dal mercato globale delle scommesse e contemporaneamente essere pagati per controllarlo — crea quello che molti osservatori descrivono come un conflitto di interessi strutturale. Sportradar, da parte sua, respinge con veemenza questa caratterizzazione. In una dichiarazione pubblica, il Chief Commercial Officer dell’azienda, Eduard Blonk, ha definito la nozione un “fraintendimento fondamentale”, sostenendo che gli interessi dell’azienda sono “indissolubilmente allineati con l’integrità della competizione sportiva”. Blonk sostiene inoltre che il successo commerciale dell’azienda è precisamente ciò che consente la sua missione di integrità: “In parole povere, possiamo fare ciò che facciamo nell’integrità proprio grazie alla nostra attività commerciale nella creazione di quote e nei servizi di scommesse”. Ciò stabilisce una logica autoreferenziale in cui il braccio commerciale, che crea il rischio, finanzia anche il braccio di integrità che legittima le proprie operazioni.

I dati, quindi, rappresentano la vera radice dell’ipocrisia. Mentre le sponsorizzazioni visibili sui tabelloni possono essere evitate da alcuni tornei per proteggere il loro marchio, l’integrazione sistemica avviene attraverso il flusso invisibile di dati. Il canale ATP -> TDI -> Sportradar -> Operatori di Scommesse trasforma ogni singolo torneo del circuito maschile, da un evento Challenger a una finale di un Masters 1000, in un prodotto per il mercato delle scommesse. Anche un Grande Slam che afferma di non avere sponsor di scommesse vede i dati delle sue partite raccolti e monetizzati per le scommesse. Ad esempio, Tennis Australia ha un accordo pluriennale con Stats Perform per la distribuzione esclusiva dello streaming video e dei dati dell’Australian Open agli operatori di scommesse sportive autorizzati.

È importante notare la distinzione nei ruoli: mentre Sportradar fornisce all’ATP sia i dati per le scommesse che i servizi di monitoraggio dell’integrità, altri accordi, come quello tra Tennis Australia e Stats Perform, si concentrano sulla fornitura di dati per il mercato delle scommesse, con i servizi di integrità gestiti separatamente. Ciò significa che l’intero ecosistema del tennis professionistico è indissolubilmente legato e finanziariamente dipendente dall’industria delle scommesse, indipendentemente dai loghi esposti in campo. L’ipocrisia, quindi, non riguarda solo alcuni tornei; è un elemento fondamentale del moderno modello di business di questo sport.

(2. continua)