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Dal cibo alla cultura, dal binomio manga più anime ai videogiochi, dai prodotti di elettronica ai giocattoli, fino alle stesse città come Tokyo, Kyoto, Osaka e Nagoya. Da ormai qualche anno, tutto ciò che arriva dal Giappone si trasforma, quasi per magia, in un fenomeno pop a livello globale.

L’ossessione per il Giappone ha ampiamente superato quella per il Made in Japan, come si può intuire dal numero di turisti accorsi all’ombra del Monte Fuji nel 2024: ben 36 milioni di visitatori stranieri, un record assoluto, più dei 31,9 milioni registrati nel 2019 prima dello scoppio della pandemia di Covid (ne abbiamo parlato qui). C’è però qualcosa che manca all’appello: la musica pop giapponese.

Perché il J-pop, inteso come Japanese Pop, non è ancora riuscito a cavalcare il momento favorevole del Giappone per superare i confini nazionali, attraversare continenti e oceani? Perché non è sbarcato nelle playlist degli adolescenti di tutto il mondo, dove invece si moltiplicano le canzoni K-pop? E ancora: per quale motivo il Governo nipponico non sembra interessato a spingere sul J-pop come ha invece fatto la Corea del Sud?

Lo “strano” caso della musica pop giapponese

Tra il K-pop e il J-pop c’è un vero e proprio abisso. Il pop coreano è molto giovane, è esploso a livello globale negli ultimi 10-15 anni, e ha fatto il boom grazie a un’enorme doppia spinta: quella, diretta, ricevuta dalle agenzie musicali sudcoreane, che hanno investito enormi somme in strategie di marketing; e quella, indiretta, favorita dal Governo di Seoul, che ha destinato importanti risorse allo sviluppo dell’industria culturale e alla sua esportazione all’estero.

C’è poi una variabile qualitativa non indifferente: il K-pop si è volutamente adattato alle tendenze musicali internazionali, unendo stili musicali occidentali e influenze asiatiche, creando così un prodotto facilmente fruibile da un pubblico davvero globale. Gli artisti di punta, che spesso hanno guadagnato ulteriore fama recitando in serie televisive e film trasmessi da piattaforme in streaming come Netflix, cantano in un perfetto inglese per farsi comprendere dal pubblico più vasto possibile.

Diverso il caso del J-pop, apparso ben prima del pop coreano (in forma moderna tra gli anni Ottanta e Novanta), ma più interessato a integrarsi nel mercato musicale domestico che non a superare le frontiere del Paese. Certo, sebbene abbia avuto dei successi internazionali (per esempio grazie agli anime), il suo marketing internazionale non ha mai raggiunto quello adottato dalle agenzie sudcoreane come SM Entertainment, YG Entertainment e BigHit (ora Hybe), che hanno investito per creare gruppi idol dall’aspetto accattivante e con una forte presenza sui social media.

Come se non bastasse, mentre il K-pop evoca un’identità culturale forgiata attraverso influenze internazionali e adattamenti locali, il J-pop presenta uno stile più tradizionale e meno accessibile alle orecchie di un pubblico mondiale.

Sta per arrivare il momento del J-pop?

Se al momento tra K-pop e J-pop non sembra esserci sfida, almeno in campo internazionale, in futuro la situazione potrebbe cambiare. Ne è convinta Keiko Ishikawa, Chief Administrative Officer di Sony Music Entertainment Japan, secondo la quale “il J-pop sarà accolto da ancora più mercati e raggiungerà un successo internazionale”. In che modo? In primis grazie al continuo successo di manga e anime giapponesi, tornati alla ribalta nell’ultimo decennio dopo anni trascorsi in un sostanziale anonimato.

Sono davvero finiti gli anni in cui i media nipponici si chiedevano se il J-pop facesse davvero “così schifo” (titolo di un articolo del Japan Times pubblicato nel 2010)? Probabilmente sì, almeno a giudicare dalle ultime tendenze. Una prima svolta potrebbe essere arrivata nel 2023, quando il duo Yoasobi ha pubblicato Idol, subito diventata la “canzone giapponese dell’anno” e colonna sonora del “più grande anime dell’anno”, Oshi no Ko; ha dominato le classifiche di streaming e mantenuto il primo posto nella classifica Hot 100 di Billboard Japan per 21 settimane consecutive (stabilendo un nuovo record), facendo da colonna sonora a infiniti post sui social.

Yoasobi ha insomma indicato una via da seguire, e potrebbe davvero aver suonato la sveglia per la vera svolta internazionale del J-pop. Toccherà ora alle altre stelle del panorama musicale nipponico – come Fujii Kaze, King & Prince e Snow Man – unirsi alla battaglia per far fiorire la rivoluzione del pop giapponese.

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