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Società

Dopo le persone anche i capitali: la guerra spoglia due volte l’Ucraina

Ogni anno, secondo la Banca nazionale d'Ucraina, 24 miliardi di dollari lasciano il Paese per l'estero. Ecco perché.
ucraina

Che l’Ucraina viva una crisi demografica potenzialmente devastante è cosa nota. Il fenomeno andrebbe inquadrato nella crisi demografica generale dei Paesi di quella che chiamavamo “Europa dell’Est” che si è aperta in pratica dal crollo del Muro di Berlino nel 1999: da allora Bulgaria, Letton e Lituania hanno perso il 20% della popolazione, Estonia e Romania il 16%, la Croazia dell’11% e l’Ungheria dell’8%. L’Ucraina, naturalmente, è un caso a parte.

Dal 1991, anno dell’indipendenza del Paese, al 2014, anno dell’Euromaidan e dello scoppio della crisi del Donbass, ovvero quando il suo territorio ancora non era stato mutilato dalla rivolta russofila e dall’intervento russo, aveva perso il 12-13% della popolazione per la migrazione economica e il costante calo del tasso di fertilità. Poi, dal 2022 (invasione russa), altri milioni di ucraini sono fuggiti dal Paese per diventare rifugiati nella Ue. Adesso si calcola che siano circa 4,3 milioni, concentrati soprattutto in Polonia, Germania e Repubblica Ceca. Ella Libanova, direttrice dell’Istituto per la Demografia e gli Studi sociali dell’Accademia nazionale delle Scienze dell’Ucraina, ha scritto per il Kennan Institute un articolo in cui sostiene che dal 1991 a fine 2022 gli ucraini che hanno lasciato la madre patria, tenendo in conto i confini del 1991, sono stati 14 milioni, pari al 27,6% della popolazione totale.

A tutto questo va aggiunta un’emigrazione storica riassumibile in tre ondate. La prima, indirizzata soprattutto verso Brasile, Canada e Usa nei decenni tra 1860 e 1014, conta circa 500 mila persone. La seconda ondata, di circa 200 mila persone, si muove tra le due guerre mondiali verso quegli stessi Paesi con l’aggiunta di Australia, Francia, Belgio, Austria e Repubblica Ceca. La terza ondata procede dalla fine della seconda guerra mondiale e fino ai primi anni Cinquanta, e si tratta di altre 200 mila persone circa, distribuite tra Usa, Canada, Australia, Gran Bretagna, Belgio e Francia.

L’importanza delle rimesse

Una premessa un po’ lunga ma necessaria per dare un’idea dei milioni di ucraini o discendenti di ucraini che vivono all’estero per scelta o costrizione ma che non hanno scordato la terra d’origine e tantomeno i familiari, dandone una dimostrazione concreta con le rimesse dall’estero. Nel 2021, anno record per l’Ucraina, che è il Paese con il massimo afflusso di rimesse rispetto al resto d’Europa e all’Asia Centrale, la cifra fu di oltre 14 miliardi di dollari (dati della Banca nazionale di Ucraina), pari al 7,5% del Prodotto interno lordo (Pil) del Paese e a 2,1 volte gli investimenti diretti esteri nel Paese. Dato significativo anche perché segnalava, per quell’anno, un miglioramento nell’economia ucraina. Negli anni precedenti, infatti, il “peso” delle rimesse era stata anche maggiore: pari al 5% del Pil nel 2013, al 9,3% nel 2015, al 10,8% nel 2013, al 10,2% nel 2019 e al 9,7% nel 2020. Nel 2023 è stata dell’8,4%, quando nel resto del mondo l’incidenza media delle rimesse dall’estero è del 5,1%, secondo i dati della Banca Mondiale.

A studiare i dati, però, notiamo un fenomeno preoccupante per l’Ucraina. L’ammontare delle rimesse nel 2022 è sceso a 12,5 miliardi di dollari, nel 2023 a 11,3 e nel 2024 a 9,58 miliardi di dollari. In tre anni, i tre anni più drammatici per l’Ucraina, un calo di quasi 5 miliardi di dollari, ovvero di oltre il 25%. Un trend negativo che sorprende e fa discutere. Gli ucraini che da tempo vivono all’estero o che vi si sono rifugiati negli ultimi tempi si stanno dimenticando dei parenti rimati in patria? E che cosa potrà succedere ai milioni di ucraini che, in Ucraina, contavano su questo aiuto per tirare avanti?

Le ragioni del calo

Molte e varie sono le ragioni di questa drammatica decrescita. Alcuni studiosi, per esempio, puntano il dito sullo stillicidio di emigrazioni forzate dalla guerra, soprattutto di giovani e giovanissimi che vanno a vivere con i parenti o gli amici che già si sono insediati all’estero. In quel caso il sostegno viene fornito direttamente, senza più passare per una spedizione di denaro dall’estero verso l’Ucraina. Ed è certo possibile che una qualche influenza negativa sui flussi monetari sia esercitata dalle limitazioni che in diversi Paesi sono state varate alle condizioni di favore inizialmente concesse ai rifugiati ucraini.

Ma la questione più inaspettata e interessante riguarda un altro fenomeno: quello dei trasferimenti di denaro non verso l’Ucraina ma dall’Ucraina verso l’estero. Non degli ucraini emigrati verso quelli rimasti in patria ma il contrario. Secondo i dati diffusi da Andriy Pyshnyy, governatore della Banca nazionale d’Ucraina (BnU), nel 2022 gli ucraini espatriati spendevano 2 miliardi di dollari al mese per vivere nei Paesi in cui si erano rifugiati, una cifra tre volte superiore a quella del 2021. La ragione è semplice: l’80% dei rifugiati ucraini è composto di donne e minori che, ovviamente, hanno bisogno di maggior sostegno economico. Fu per questa ragione che la BnU impose severi limiti ai prelievi di denaro in Ucraina e ai bonifici verso l’estero. Nonostante queste attenzioni, però, ancora oggi il deflusso di denaro dall’Ucraina verso l’estero, che la trasmissione avvenga in modo legale o non legale, viene valutato dalle stesse autorità bancarie in 24 miliardi di dollari l’anno. Ben oltre il record del 2021 (14 miliardi di dollari) di rimesse dall’estero verso il Paese.

In conclusione, la guerra lanciata dalla Russia nel 2022 sta spingendo fuori dall’Ucraina non solo parte importante della sua popolazione ma anche una buon fetta delle sue risorse. Una tra le tante ragioni per cui questa guerra deve finire al più presto.

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