Discoteche prese d’assalto da centinaia di ragazzi, molti dei quali senza mascherina. Ristoranti e pub pieni come ai vecchi tempi, con tavolini esauriti in ogni ordine di posto, sia all’interno che all’esterno. Feste e party che durano tutta la notte per celebrare l’effettivo ritorno alla normalità. Una normalità che da queste parti mancava dallo scorso gennaio. Benvenuti nella nuova Wuhan dell’era post-Covid, una città oggi completamente diversa dalla megalopoli fantasma apparsa sui nostri teleschermi nei momenti più duri dell’emergenza sanitaria.

Se chiudiamo gli occhi e torniamo con le lancette dell’orologio alla fine del 2019, a cavallo tra i mesi di dicembre e gennaio, abbiamo ancora impresse le inquietanti immagini trasmesse dai telegiornali. Wuhan, fino ad allora un centro urbano che in pochi conoscevano, era l’epicentro mondiale della pandemia di Covid. In quel periodo, nell’enorme conglomerato urbano da circa 11 milioni di abitanti, una misteriosa polmonite stava iniziando ad aggredire i polmoni. I primi pazienti contagiati avevano visitato il mercato ittico di Huanan, a pochi passi dalla stazione ferroviaria, nel cuore di una città crocevia all’interno del sistema infrastrutturale cinese.

Le autorità chiusero e isolarono subito l’enorme magazzino, sperando di mettere sotto controllo il nemico invisibile. Ben presto si capì che la situazione era più grave del previsto. Le persone continuavano ad ammalarsi, gli ospedali traboccavano di pazienti, i morti aumentavano giorno dopo giorno. Nessuna medicina era in grado di sconfiggere il male misterioso. Nessuno sapeva spiegare cosa stesse succedendo. Fu così che il governo cinese – secondo alcuni con colpevole ritardo, per altri travolto da un nemico infimo e invisibile – decise di chiudere la città.

Dal lockdown alla rinascita

La durata complessiva del lockdown è stata di 76 giorni: dal 23 gennaio all’8 aprile 2020. Da allora le misure restrittive, severissime, sono stata progressivamente allentate, fino alla ripresa delle attività economiche e sociali. Il sistema di monitoraggio, tracciamento e trattamento cinese ha funzionato alla perfezione. Lo scorso giugno le autorità hanno effettuato uno screening di massa su una decina di milioni di abitanti. Detto altrimenti: quasi tutta Wuhan è stata controllata.

Soltanto da quel momento in poi l’epidemia è stata giudicata conclusa. La capitale della provincia dello Hubei non registra un caso di trasmissione locale da metà maggio. Grazie a numeri del genere la città è letteralmente tornata a vivere. Basta dare un’occhiata alla vita notturna dell’ex epicentro della pandemia di Covid mondiale. Le strade isolate, i negozi chiusi e la completa scomparsa del traffico sono un lontano ricordo.

La vita notturna di Wuhan

In piena estate il video di un maxi party in piscina, arricchito con tanto di dj set, ha fatto il giro del mondo. Adesso, sempre da Wuhan, arrivano altre immagini che confermano il ritorno alla quotidianità. I locali e le discoteche sono tornate a riempirsi, senza obblighi di mascherina e senza la necessità di mantenere la distanza di sicurezza.

E così, mentre gran parte del mondo occidentale è ancora alle prese con il virus e teme una possibile seconda ondata, là dove tutto è iniziato non sembrano esserci più problemi. Nello Hubei i bambini sono tornati regolarmente a scuola, i cittadini possono riunirsi, anche in numeri elevati, uscire senza adottare protezioni individuali e godersi la tanto desiderata libertà. Baci, abbracci, feste di gruppo: a Wuhan, adesso, tutto è possibile.

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