C’era un’intera estate per progettare un vasto piano di vaccinazione anti Covid, ma alla fine le autorità preposte, commissario straordinario per l’emergenza Domenico Arcuri in testa, si sono ridotte all’ultimo minuto. Al momento uno sguardo complessivo su come l’Italia dovrà affrontare i prossimi mesi, i più importanti sul fronte dell’epidemia, ancora non c’è. Il piano dovrebbe essere svelato all’inizio di dicembre, ma per ora mancano molte certezze. Di seguito abbiamo provato a delineare cosa si sa (e ancora non è chiaro) sul grande piano di vaccinazione contro il coronavirus
1. La distribuzione: un punto di vaccinazione ogni 20mila abitanti
Una vaga idea di come potrebbe essere il piano è arrivata durante l’audizione davanti alle commissioni bilancio di Camera e Senato tenuta da Arcuri il 23 novembre scorso. Il commissario ha spiegato che verranno creati punti di “conservazione e somministrazione” dei vaccini, in particolare uno ogni 20-30mila abitanti e che le strutture saranno circa 3mila in tutto il territorio.
L’idea, ha detto ancora Arcuri, è quella di rendere conto di almeno quattro variabili nella progettazione del piano. La prima riguarda le modalità di distribuzione che saranno a carico dell’azienda produttrice o dello Stato acquirente; la seconda è inerente alle modalità di conservazione, passaggio molto delicato per i vaccini genetici come quello di Pfizer e Moderna che richiedono bassissime temperature di conservazione; il terzo ha a che fare con le modalità di somministrazione; mentre il quarto è collegato con il precedente e riguarda gli intervalli di tempo tra la prima vaccinazione e il richiamo.
“Considerando le quattro variabili”, ha spiegato Arcuri in audizione, “stiamo organizzando un piano che prevede il coinvolgimento delle Regioni e dei Comuni alle quali ho già chiesto di indicarmi i punti di somministrazione all’interno di ospedali e Rsa”. Peccato che questa fase del piano sia ancora nebulosa.
2. Il ruolo delle Regioni: il pasticcio della lettera
Partito in ritardo sulla tabella di marcia il piano si è incagliato nelle fasi iniziali, in particolare nel rapporto con le Regioni. Come ha ricostruito Il Sole 24 Ore, la lettera con cui il commissario chiedeva alle regioni di indicare “strutture idonee” per il processo di stoccaggio e somministrazione dei vaccini conteneva un errore. Nella missiva si indicava come ultima data utile per la comunicazione venerdì 23 novembre, peccato che il 23 novembre fosse il lunedì successivo e che venerdì fosse il 21.
Non a caso per quella data solo dieci regioni avevano comunicato la lista di ospedali e simili per ospitare prodotti delicati come il vaccino Pfizer (che richiede una catena del freddo robusta per una conservazione a -75 gradi). Nei giorni successivi Arcuri si è lamentato di non avere tutta la lista ma tra il 23 e 24 tutte le regioni hanno fatto la loro parte indicando le strutture spalmate in tutte le 107 province italiane. Per il momento quello che non si sa ancora è il numero, e soprattutto la localizzazione di queste strutture. Indicativamente dovremmo sapere qualcosa di più il 2 dicembre quando il ministro della Salute Roberto Speranza presenterà in parlamento il piano completo.
3. Le tempistiche: a gennaio le prime dosi
Quello che è ancora poco chiaro riguarda le tempistiche. Per il momento si sa che verranno confermati 300 punti di distribuzione per il vaccino della Pfizer che dovrebbe essere somministrato a partire dalla fine di gennaio. Nella lettera inviata da Arcuri alle regioni si specificativa che la prima fase della somministrazione dovrebbe avvenire nelle strutture ospedaliere e attraverso l’uso di unità mobili per gli ospiti delle Rsa. In questa fase dovrebbero essere somministrate 3,4 milioni di dosi che dovrebbero permettere la vaccinazione di 1,7 milioni di italiani.
Nella missiva del commissario si legge anche che la consegna nei punti di diffusione avverrà per opera della stessa Pfizer e questo per garantire l’integrità del farmaco. Ma il problema si porrà proprio dopo la consegna. Ogni punto di vaccinazione dovrà “smaltire” le dosi velocemente, almeno 2 mila persone vaccinate in 15 giorni, si legge ancora nella lettera. Il timing non è casuale. La società americana, che si appresta ad essere la prima a commercializzare il vaccino anti covid, ha garantito la consegna direttamente nei punti di diffusione in appositi box capaci di contenere cinque scatole da 975 dosi in grado di conservarsi fino a un massimo di due settimane.
Per prolungare i periodi di conservazione fino a sei mesi servono super celle frigorifere, ma non è detto che tutte le regioni abbiano a disposizione simili strutture, da qui l’esigenza di una distribuzione rapida.
Le fasi successive, quando verranno impiegati anche gli altri vaccini, sono meno chiare. Secondo la lettera di Arcuri, dovrebbero essere previste modalità diverse di somministrazione, che somiglino di più alle campagne vaccinali ordinarie. L’ipotesi dovrebbe essere quella di usare anche luoghi non sanitari come fiere, palestre, palazzetti o postazioni drive in come quelle utilizzate per i tamponi.
4. Chi vaccinare: al via con le categorie a rischio
Tra i nodi ancora da sciogliere completamente c’è quello dei primi destinatari del vaccino. Sempre nel corso dell’audizione Arcuri ha ribadito che non spetta al commissario decidere quali sono le categorie di cittadini che devono beneficiare della prima fase, di fatto rimandando tutto al governo: “Credo”, ha spiegato, “che nelle prossime settimane farà una proposta al parlamento e sono certo che sarà il parlamento ad approvare o integrare la proposta del governo”.
Le ipotesi plausibili individuano negli operatori sanitari, nelle forze dell’ordine e in alcune categorie più fragili, i primi destinatari del vaccino. Secondo Giovanni Rezza, direttore Generale della Prevenzione presso il Ministero della Salute, il piano dovrà puntare all’immunità di gregge e per farlo dovrà essere vaccinato almeno il 60-70% degli italiani, all’incirca 40 milioni di persone.
5. Il nodo dell’obbligatorietà
Questi numeri ci riportano ad un altro aspetto molto dibattuto, che forse il ministro Speranza scioglierà il 2 dicembre: l’eventuale obbligatorietà del vaccino. Per il momento fonti vicine al ministero parlano di una “forte raccomandazione” qualunque cosa voglia dire, e che quindi venga messa da parte la possibilità di obbligare la popolazione a vaccinarsi.
Parlando a Che tempo che fa, Speranza ha spiegato che la sua idea sarebbe quella di “provare a raggiungere l’immunità di gregge con la persuasione senza partire dall’obbligatorietà”. Chi invece starebbe pensando a renderlo obbligatorio potrebbe essere il premier Giuseppe Conte. Ad allarmare il capo del governo ci sarebbe stato una ricerca dell’Università Cattolica di Milano che ha evidenziato come il 41% degli italiani ritiene “per niente probabile” o “non probabile” l’eventualità di vaccinarsi. Ma pure su questo punto sarà necessario aspettare l’intervento del ministro Speranza in Parlamento.
6. Le siringhe: al via ordine da 100 milioni di unità
In attesa di costruire e ottimizzare la rete di distribuzione, Arcuri dovrà occuparsi di un’altra questione: le siringhe. I lavori di approvvigionamento, ha scritto l’Agi, riguarderanno almeno 100 milioni di siringhe monouso per le varie somministrazioni. Arcuri ha assicurato che lunedì 23 novembre ha avvitato la richiesta di acquisto per il materiale sanitario, accompagnata da un’ulteriore richiesta di 5 milioni di fiale di diluente salino necessario per alcuni tipologie di somministrazione.
Il ministro della Salute ha spiegato anche che l’Italia ha chiesto una sorta di grande gara unica a livello europeo per aghi e siringhe, ma anche per il momento Arcuri si muoverà in autonomia per regolare gli approvvigionamenti entro gennaio, anche se il rischio è che la grande corsa europea alla vaccinazione faccia salire i costi.
7. Il modello da seguire: si punta alla Germania
Il modello di Arcuri prende e cerca di replicare in parte quello varato in Germania. Il governo tedesco ha avviato le pratiche per il piano vaccinale già a ottobre chiudendo la partita coi Länder il 10 dicembre. Secondo quando ha appreso il Wall street Journal il governo di Angela Merkel ha predisposto un sistema di distribuzione che si basa su centri specifici per le vaccinazioni. Le dosi verrebbero prima stoccate in un deposito principale per poi essere spedite in una sessantina di centri regionali poche ore dopo il via libera del vaccino e infine distribuiti a un terzo livello in centinaia di centri locali.
Come ha ricostruito Tonia Mastrobuoni su Repubblica, la campagna sarà divisa in tre fasi a seconda delle disponibilità dei vari vaccini, ma soprattutto sarà somministrato su prenotazione seguendo determinate gerarchie: prima le categorie a rischio e gli anziani, poi il personale medico, la polizia e gli insegnanti, e in fine i resto della popolazione.
Secondo i calcoli ogni vaccinazione dovrà durare al massimo 15 minuti e ogni medico dovrà vaccinare fino a 96 persone al giorno. Il piano prevede anche una stretta osservazione del paziente fino al richiamo. Tra le ipotesi al bando c’è anche quella di appoggiarsi a una o più app per gestire sia la campagna che le conseguenze e gli effetti sui singoli cittadini.
8. Una nuova app per monitorare i vaccinati
Proprio su quest’ultimo punto pare che Arcuri sia interessato ad approfondire la possibilità di creare un applicazione ad hoc anche in Italia. Ma si tratta di supposizioni, non è neanche chiaro se verrà creata una nuova applicazione o magari si integrerà Immuni. Secondo Quotidiano sanità, l’idea del commissario straordinario dovrebbe essere quella di creare un’app per prenotare l’appuntamento della vaccinazione e del richiamo ma anche per monitorare a distanza le reazioni del paziente.
9. La spesa complessiva
Intanto anche se il piano è ancora tutto da definire il conto continua a salire. Lo stesso Arcuri ha spiegato che al momento sono stati spesi 94 milioni di euro, pari alla quota chiesta dall’Unione europea all’Italia e che corrisponde alle dosi promesse per il nostro Paese. Il processo europeo di acquisto e successiva distribuzione delle dosi avviene all’interno di un gruppo in seno all’Unione che raggruppa i Paesi che hanno chiesto di farne parte. In base a questa intesa la quota complessiva che dovrebbe arrivare all’Italia è pari al 13,5%.
Al momento non è ancora chiaro quale sarà la spesa finale. Qualche giorno fa un funzionario dell’Ue ha raccontato a Reuters che l’Unione potrebbe pagare fino a 10 miliardi per assicurarsi le dosi necessarie da parte del consorzio Pfizer-BioNTech e di CureVac. Secondo i primi calcoli il costo sarebbe di 15,5 euro per ogni dose del vaccino Pfizer, che corrisponderebbero a 3,1 miliardi per la prima tranche di 200 milioni di unità e che potrebbe salire a 4,65 miliardi se venisse poi confermato l’acquisto di altre cento milioni di fiale. Altri dieci euro a dose andrebbero invece ai 225 milioni di dosi per il vaccino sviluppato dall’americana CureVac. Da quello che si è saputo l’opzione potrebbe arrivare addirittura a 405 milioni di fiale con una spesa che si aggirerebbe intorno a 4,05 miliardi.
10. Le tipologie di vaccino acquistate
Per il momento i vaccini più promettenti sulla piazza restano tre, quello di Pfizer, Moderna e quello del consorzio AstraZeneca-Oxford, ma ce ne sono molti altri che potrebbero presto aggiungersi non appena le fasi di sperimentazioni verranno implementate. Per ora quelli opzionati dall’Italia sono cinque, oltre ai già citati Pfizer (3,4 mln di dosi a gennaio e 27 mln entro giugno) e AstraZeneca (due milioni entro gennaio e 60 entro giugno) c’è anche quello della francese Sanofi (40,5 mln di dosi), quello dell’americana CureVac (54,6 mln di dosi) e quello della belga Janssen (54 mln di dosi).
Intanto il 25 novembre il presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha confermato che Bruxelles ha approvato il peso contratto con un azienda farmaceutica, in questo caso proprio Moderna. Per il momento l’intesa è sulle 80 milioni dosi che potrebbero poi raddoppiare in un secondo momento. Complessivamente l’Europa ha stipulato contratti con altre case. Come abbiamo visto Pfizer-BioNTech e CureVac, alle quali vanno poi ad aggiungersi: AstraZeneca, Sanofi-GSK, Janssen Pharmaceutica NV.