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Erano le 14.28 del 12 maggio 2008 quando ebbe luogo la fortissima scossa di terremoto che sconvolse la regione cinese sud-occidentale del Sichuan, che fu sconvolta per due, lunghissimi minuti da un sisma di magnitudine 8 della scala Richter avente il suo epicentro a 80 km dal principale centro regionale, Chengdu, nella contea di Wenchuan.

Il terremoto provocò danni devastanti: oltre 69mila persone (forse addirittura 87mila) furono uccise dalla scossa, quasi 375mila risultarono ferite e oltre 5 milioni di persone su una popolazione interessata di 15 milioni persero la loro abitazione, sebbene stime ufficiose  portino il numero dei senzatetto addirittura a 11 milioni.

A dieci anni dal terremoto del Sichuan, la ferita aperta dal sisma stenta ancora a rimarginarsi: la tempestività della reazione delle autorità cinesi nelle giornate successive all’evento mal si conciliò con le successive scoperte di abusivismi edilizi, principalmente legati alla costruzione di strutture scolastiche, che avevano reso il Sichuan un luogo estremamente vulnerabile.

L’evento che sconvolse il Sichuan fu, in tutto e per tutto, catalizzato da numerosi errori umani: non solo da un sistema edilizio scarsamente preparato all’emergenza sismica ma anche dalla decisione di procedere a lavori infrastrutturali dall’elevato impatto sul sistema geologico e morfologico del territorio della regione, come la diga di Zipingu che secondo un analisi di Science avrebbe contribuito ad aggravare notevolmente la pressione e lo stress sul suolo.

Le commemorazioni controverse del decennale del sisma del Sichuan

Il 12 maggio scorso nel Sichuan si è celebrato il decennale del terremoto; la contea di Wenchuan, in particolare, ha istituito la “giornata del ringraziamento” per celebrare l’intervento dell’autorità centrale cinese in soccorso alle popolazioni terremotate che se da un lato si è sostanziato in un piano di assistenza economica da decine di miliardi di dollari dall’altro non ha portato a risposte o indagini per quanto concerne il ruolo degli ufficiali governativi che hanno favorito l’edilizia sfrenata nelle regioni montuose e pericolose sotto il profilo sismico del Sichuan e non hanno mai portato avanti un serio piano di prevenzione.

L’agenzia di stampa Xinhua ha celebrato, nello scorso mese di aprile, la ricostruzione di tre centri di ripopolamento per la conservazione del panda gigante, ma per quanto concerne la situazione degli abitanti del Sichuan sussistono numerosi elementi di precarietà, tanto che numerosi utenti di social network come Baido, riporta il New York Times, si sono chiesti se non fosse stato più corretto dedicare le celebrazioni al “ricordo” piuttosto che al “ringraziamento”.

Le macerie del Sichuan raccontano il dramma di dieci anni fa

Alan Taylor della rivista statunitense The Atlantic ha realizzato un reportage dal Sichuan in cui sono mostrate le rovine e le macerie di alcune delle zone più massicciamente colpite dal sisma del 12 maggio 2008 e che, a dieci anni di distanza, sono state spopolate, abbandonate e lasciate come silenzioso ricordo di una tragedia che sconvolse completamente la vita nella regione della Cina profonda, già di per sé tra le più povere dell’Impero di Mezzo.

Il reportage fotografico si è concentrato sulla contee di Wenchuan e Beichuan, i cui abitanti sono stati, in consistente misura, costretti a trasferirsi a decine di chilometri dalle loro città e dai loro villaggi natali.

Sono le foto delle scuole crollate, sbriciolatesi addosso a migliaia di bambini, ragazzi e professori a causa delle precarie misure adottate nella loro edificazione, a spiccare nel reportage di Taylor: dalla piastra da basket letteralmente capovolta dall’onda d’urto alla statua rimasta incolume nella devastazione di un palazzo, il silenzio delle macerie trasmette l’immagine della quotidianità interrotta per sempre. In altre parole, di un presente spezzato trasformatosi istantaneamente in un futuro incerto: le scene che abbiamo visto colmi di tristezza nelle macerie di Amatrice e Accumoli sbriciolate dal terremoto si moltiplicano a centinaia nel Sichuan, le cui ferite testimoniano tutte le contraddizioni che ancora avvolgono una Cina lanciata in maniera sempre più arrembante nel mondo.

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