La geopolitica della corsa allo spazio
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Proprio nei giorni in cui l’Alto commissario Onu per i diritti umani, Michelle Bachelet, si trova in missione Cina, ecco spuntare l’ennesima polemica sulla presunta violazione dei diritti umani perpetuata dalle autorità cinesi ai danni della minoranza etnica turcofona uigura situata nello Xinjiang.

La Bbc ha infatti confezionato un servizio dettagliatissimo, basato su nuovi documenti classificati e pubblicati in esclusiva, che fotograferebbe spaventosi abusi dei diritti umani che si verificherebbero pressoché quotidianamente nell’estrema provincia occidentale cinese. In passato sono emerse altre rivelazioni simili: alcune molto approssimative e faziose, altre più concrete e pungenti. In ogni caso il Dragone ha sempre bollato questi scoop come fake news atti a screditare l’immagine del Paese.

Era anche e soprattutto per smentire notizie del genere che Pechino aveva deciso di invitare Bachelet oltre la Muraglia, in una missione che dal 23 al 28 maggio avrebbe visto l’Alto commissario Onu visitare Guangzhou, ma anche Kashgar e Urumqi, nello Xinjiang, dove le autorità cinesi, come detto, sono accusate di diffusi abusi. La Cina spera che la visita di un Alto commissario Onu per i diritti umani, la prima dal 2005, “possa aiutare a migliorare la comprensione e la cooperazione e chiarire la disinformazione“, ha dichiarato il ministro degli Esteri Wang Y, accogliendo la stessa Bachelet.

Anche perché, ha ribadito Xu Huixiang, portavoce delle autorità cinesi nello Xinjiang, che la Cina non ha nulla da nascondere. “È impossibile simulare una situazione stabile e pacifica nello Xinjiang, non dobbiamo nascondere nulla”, ha dichiarato il funzionario. “Non c’è mai stato un genocidio“, ha aggiunto Xu, negando l’esistenza di campi in cui – secondo denunce sempre respinte da Pechino – verrebbero internati gli uiguri.

L’inchiesta “Xinjiang Police Files”

La premessa era doverosa per arrivare all’inchiesta pubblicata dalla Bbc con il nome di “Xinjiang Police Files“. Il materiale include include trascrizioni di conversazioni tra altri funzionari, migliaia di immagini di detenuti uiguri e informazioni relative a centinaia di ufficiali di polizia. Un cache di file della polizia, presumibilmente ottenuti da hacker e condivisi con i media stranieri, ha rivelato anche i volti di quasi 3.000 persone, compresi bambini, che sembrano essere stati confinati nelle strutture a causa della loro religione. Su questo, l’emittente britannica ha costruito un’analisi approfondita.

Ad esempio, nell’inchiesta si legge che gli ufficiali cinesi nello Xinjiang sono autorizzati ad aprire il fuoco sui prigionieri in caso di fuga. Le “scuole” formalmente istituite dalla Cina nella regione allo scopo di “combattere l’estremismo”, inoltre, sono in realtà campi di prigionia per le minoranze etniche.

Le forze dell’ordine a guardia dei campi devono “essere pronte a usare le armi in caso di fuga” e sono autorizzate a fare fuoco sugli “studenti” che cercano di lasciare volontariamente le strutture, afferma ancora la Bbc, aggiungendo che gli evasori catturati vengono “portati via per essere sottoposti a interrogatorio” mentre i direttori dei campi lavorano per “stabilizzare i pensieri e le emozioni degli altri studenti” per continuare a garantire il buon funzionamento delle “scuole”.

I dettagli dell’inchiesta

I documenti descrivono anche il protocollo da adottare per il trasferimento degli ospiti del campo, che verrebbero condotti da una struttura all’altra con mani e piedi “incatenati” e gli occhi bendati. Nonostante la Cina abbia sempre definito queste strutture funzionali a mettere in guardia la minoranza etnica uigura dai pericoli del terrorismo e dell’estremismo, la Bbc ritiene che le strutture siano state piuttosto “progettate per colpire quasi ogni aspetto dell’identità uigura e sostituirla con una forma di lealtà forzata al Partito comunista”.

Lo stesso protocollo interno della polizia “descrive l’uso di routine di ufficiali armati in tutte le aree dei campi, il posizionamento di mitragliatrici e fucili di precisione nelle torri di guardia e l’esistenza di una politica di sparatorie per chi cerca di scappare”.

La pubblicazione dell’inchiesta ha scatenato le prime reazioni. La ministra degli Esteri britannica, Liz Truss, ha affermato che i file contengono “dettagli scioccanti sulle violazioni dei diritti umani in Cina” e ha auspicato che Bachelet possa avere pieno accesso alla regione dello Xinjiang. Gli Stati Uniti si sono detti “sconvolti” dalle ultime informazioni sugli abusi nello Xinjiang.

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