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Colpisce non poco il Global Workplace Report di Gallup, pubblicato da poco. Secondo il report di uno dei più importanti istituti di ricerca al mondo, 1 lavoratore italiano su 4 si definisce disimpegnato e per questo “pronto” a boicottare l’azienda per la quale lavora. Come dire: su quasi 24 milioni di occupati nel nostro Paese, ce ne sarebbero circa 6 milioni pronti a sabotare la propria impresa. Un dato di 10 punti percentuali più alto della media che emerge dal Rapporto condotto in 90 Paesi.

Gallup stima che il basso impegno dei dipendenti costi all’economia globale 8,9 trilioni di dollari, pari al 9% del PIL mondiale. Il dato, a dir poco eclatante per la dimensione, “fa scopa” con quello dei lavoratori che invece si sentono coinvolti in quello che fanno: l’8%, pari a quasi 2 milioni di persone. Un dato di 15 punti percentuali più basso della media globale.

Anche a livello europeo, lo scarto tra lavoratori impegnati e non si fa sentire. La media europea dei lavoratori che si sentono coinvolti è del 13% (5 punti sopra il nostro Paese); quelli dei lavoratori demotivati è del 16% (9 punti più bassa della media Italia).

Che i lavoratori italiani non se la passino bene è documentato nel Rapporto Gallup anche da altri indicatori, come a esempio lo stress, la tristezza, la voglia e la possibilità di cambiare lavoro.  A livello europeo, quasi 1 lavoratore su 2 dichiara di avere avuto molti giorni di stress sul lavoro. L’Italia su questo specifico item si colloca al 7° posto nella classifica europea. Il Paese europeo col più alto tasso di stress è Cipro (58%), quello più “rilassato” la Danimarca (1 lavoratore su 5). Non solo stressati, ma anche tristi sul lavoro: 1 lavoratore italiano su 4 la sperimenta. Al primo posto sempre Cipro (col 37%), in fondo il Kosovo col 5%.

Stressati, tristi, poco ingaggiati e con un clima sfavorevole per cambiare lavoro. Sempre Gallup, ci dice che per i lavoratori italiani non è un buon momento per cambiare lavoro: siamo fanalino di coda insieme alla Spagna (solo il 37% pensa sia un buon momento per “migrare” verso un’altra azienda). Molto più positivi i danesi che per l’80% giudicano che sia un “good time” per cercare una nuova occupazione.

Gli Italiani non riescono, ma vorrebbero cambiare: il 41% di loro sta cercando attivamente un nuovo lavoro. Siamo al 2° posto in questo particolare ranking, appena sotto di un punto dall’Albania che guida la classifica dei 38 Paesi Europei nei quali è stato condotto lo studio Gallup.

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