La Cina è ormai cresciuta a tal punto da potersi permettere di sfidare l’Occidente direttamente su un campo di battaglia dove, fino a pochi decenni fa, avrebbe rimediato una disfatta totale. Stiamo parlando del cosiddetto soft power, cioè della sfera in cui risiede l’influenza culturale; un settore particolare attraverso il quale le grandi potenze proiettano la loro visione del mondo verso l’esterno, all’indirizzo di popoli e nazioni distanti. Gli Stati Uniti sono stati grandi maestri nel far questo; hanno puntato su film, mode, generi musicali e tanto altro ancora, ed è così che i paesi occidentali sono stati contagiati dalle tendenze made in Usa, da una fenomenologia che oggi è talmente radicata nell’immaginario popolare che nessuno ci fa più caso. L’influsso culturale statunitense si vede quotidianamente e in ogni luogo. Quando passeggiamo in città è facile imbattersi in persone che indossano almeno in uno o più indumenti che rimandano all’universo culturale degli Stati Uniti; possono essere le scarpe Nike, oppure una t shirt in cui è raffigurata una bandiera americana, ma la probabilità di effettuare un incontro simile è altissima.
L’apripista Huawei
Questo discorso può essere esteso anche al lato aziendale, a quelle multinazionali che infondono un certo stile di vita attraverso la brandizzazione del loro logo. Ebbene, la Cina adesso è in grado di rispondere colpo su colpo, o almeno ha iniziato a farlo riscontrando anche una buona risposta. Il caso più emblematico è rappresentato da Huawei, la risposta cinese ad Apple; il colosso di Shenzen ha investito nella ricerca e nello sviluppo a tal punto di arrivare a proporre al pubblico uno smartphone ultracompetitivo e tecnologicamente avanzato. Se la Mela incarna il Sogno Americano, Huawei simboleggia il Sogno Cinese: partire da zero, lavorare sodo e raggiungere la vetta. Il modello Huawei funzionava così bene da aver costretto gli Stati Uniti a intervenire per azzoppare un rivale troppo pericoloso.
Luckin Coffe, il rivale di Starbucks
Certo, non tutti i brand cinesi sono approdati in Occidente o, più in generale, sono usciti dalla Muraglia. Alcuni lo stanno facendo adesso, proprio ora che la Cina ha bisogno di offrire ai consumatori delle alternative concrete ai modelli occidentali. Quasi tutti conosceranno Starbucks, la nota catena di caffè statunitense che ha aperto negozi in tutto il mondo; per bilanciare lo strapotere americano, la Cina ha prima ideato la “Starbucks cinese”, poi ne ha piantato il seme e aspetta ora la fioritura. La cinese Luckin Coffee ha ora in programma di strappare a Starbucks il primato in materia di caffè; l’azienda sta per espandersi in India e Medio Oriente e sogna di aprire anche in Europa e Stati Uniti.
Il caso WeChat e i concorrenti di Nike e Adidas
Anche sul lato della moda la Cina è pronta ad armare i suoi campioni nazionali. Nella città di Jinjiang ci sono almeno tre brand pronti a sfidare lo strapotere di Nike e Adidas; si tratta di Anta, Xtep e 361, tre marchi che hanno investito ingenti quantità di denaro per sviluppare calzature comode e a prova di scienza, per facilitare gli sforzi degli sportivi. Prendiamo, poi, i social network, dove la Cina ha addirittura superato l’Occidente. Da noi i social più diffusi sono Facebook, Twitter e Instagram, mentre in Cina il mercato è cannibalizzato da WeChat, applicazione praticamente indispensabile per vivere all’interno della società cinese, perché è attraverso questa app che i cittadini pagano praticamente ogni spesa effettuata; dal biglietto della metro alla cena al ristorante.
Il soft power con caratteristiche cinesi
In generale possiamo riscontrare un fenomeno che accompagna l’ascesa della Cina; più Pechino diventa economicamente rilevante e più vuole avere voce in capitolo in tutti gli ambiti, dal commercio alla tecnologia, dalla cultura alle nuove tendenze. Le espressioni del potere occidentale mediante il soft power sono via via affiancate da soft power con caratteristiche cinesi. E questo è soltanto l’inizio.
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