Dalle auto elettriche allo stop ai clascon: così la Cina ha reso le sue città meno rumorose

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Fino a qualche decennio fa spostarsi in una megalopoli cinese, soprattutto negli orari di punta della giornata, era una pratica particolarmente stressante: il frastruono del traffico, i clacson incessanti di auto e motocicli, i fastidiosi suoni provenienti dalle marmitte di veicoli inquinanti, per non parlare poi dei martelli pneumatici di cantieri edili operativi h24.

Provate ad andare oggi a Pechino o a Shanghai, a Shenzhen o a Wuhan, e scoprirete città incredibilmente silenziose. Come ha fatto la Cina a ridurre l’inquinamento acustico dei suoi principali hub urbani? Varando, nel corso degli anni, una serie di misure mirate e progressive.

Nel 2018, per esempio, l’Ufficio per la gestione del traffico di Pechino ha installato le prime telecamere acustiche pensate per identificare le auto che suonavano il clacson in zone off limits, cioè nei pressi di scuole e ospedali, e di recapitare multe ai trasgressori. In breve tempo, le persone hanno imparato a guidare in maniera più silenziosa. Non solo: con il rallentamento dello sviluppo urbano sono diminuiti i cantieri e le costruzioni di nuovi grattacieli, mentre le vecchie auto a combustione interna sono state sostituite da auto elettriche impercettibili.

Così la Cina ha sconfitto i rumori

Ecco, basta unire questi tre punti – la stretta su chi usa il clacson dei propri mezzi a caso, la diminuzione di cantieri e l’avvento delle auto elettriche – per rispondere alla domanda di fondo e capire perché le megalopoli cinesi, nonostante siano abitate da milioni e milioni di persone, e siano travolte quotidianamente da un traffico infernale, appaiano così silenziose.

All’inizio del 2025, il ministero dell’Ecologia e dell’Ambiente spiegava con orgoglio di aver completato la costruzione di 2.132 “comunità silenziose” in tutto il Paese nell’ambito degli sforzi per contrastare l’inquinamento acustico. Di cosa si tratta? Semplice: di aree residenziali con livelli di rumore ridotti al minimo, se non proprio rimossi del tutto, per garantire una migliore qualità del sonno ai residenti.

E non è mica finita qui, perché lo stesso ministero ha, da un lato, ampliato la propria rete di controllo del rumore installando oltre 4mila stazioni di monitoraggio automatico in centinaia di città a livello di prefettura, e dall’altro varato un più stringente sistema di permessi per limitare le emissioni acustiche delle imprese industriali.

Il risultato sta tutto nei dati ufficiali diffusi dal governo cinese: dal 2020 al 2024, la percentuale di aree urbane che rispettano gli standard nazionali sul rumore diurno è aumentata dal 94,6% al 95,8%, mentre la conformità notturna è balzata dall’80,1% all’88,2%.

L’impatto delle auto elettriche

La diminuzione dei rumori nelle grandi città cinesi è decollata in concomitanza con il boom dei veicoli elettrici. Quello del Dragone è infatti il mercato più grande al mondo per i veicoli elettrici: alla fine del 2024, il numero totale di veicoli a nuova energia sulle strade del Paese ha raggiunto circa le 34 milioni di unità (il 9% del totale), un numero in costante ascesa.

Nel frattempo, ha spiegato il Financial Times, gli urbanisti hanno lavorato per attutire il frastuono delle stesse auto elettriche. L’anno scorso, la Cina ha posato 32 milioni di metri quadrati di superfici stradali anti rumore e installato 833.000 metri di barriere analoghe.

Le amministrazioni locali hanno poi istituito zone in cui è vietato suonare il clacson, bloccato l’accesso ai mezzi pesanti nei centri urbani e installato ulteriori dispositivi di monitoraggio del rumore nei parchi. Perché il silenzio è sacro. E l’inquinamento acustico un problema non da poco.